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L'Udc, poi gli altri

di

Fabio Lo Verso
Silvano De Pietro
La campagna elettorale è finita e l'ultimo sforzo è stato quello di convincere gli indecisi. Il più recente ed accreditato sondaggio – il "barometro elettorale" condotto dall'istituto Gfs – attribuiva infatti una quota del 13 per cento a quegli elettori che, dieci giorni prima delle elezioni, non sapevano ancora per chi avrebbero votato. È una percentuale abbastanza alta, considerato che si recherà a votare circa un elettore su due. In ogni caso, al di là delle previsioni più o meno indovinate (anche il più scientifico dei sondaggi ha sempre un insopprimibile margine di errore), non saranno certo gli ultimi tentativi di mobilitazione di simpatizzanti di questo o quel partito che potranno imprimere una svolta decisiva ad una tendenza già consolidata. E questa tendenza si è chiaramente delineata nell'ultimo anno: una leggera crescita dell'Udc e del Pss, una sostanziale stabilità con inclinazione verso il basso del Prd e del Pdc, una possibile ma non travolgente avanzata dei verdi e variazioni pressoché insignificanti delle formazioni minori. Nessun elemento può lasciar supporre che vi saranno cambiamenti tali da influire in modo decisivo sul quadro politico generale. La stabilità e la prevedibilità del sistema sono tali che, come sempre ad ogni elezione, il confronto preelettorale appare a molti privo di vivacità ed interesse. Ma allora, in base a che cosa decideranno gli elettori? Gettiamo uno sguardo su come si è svolta la campagna elettorale. Questa, come tante altre cose in Svizzera, differisce da un cantone all'altro, traendo in inganno un osservatore superficiale ma offrendo anche qualche spunto interessante. A Zurigo, per esempio, vi sono stati un paio di episodi che hanno ravvivato un certo interesse. Notevole curiosità ha sollevato la presentazione per il Consiglio nazionale della "Lista 15 Second@s plus", composta interamente da stranieri naturalizzati ed appoggiata dal partito socialista. Nella Svizzera centrale molti dibattiti sono stati monopolizzati da temi sicuramente interessanti e popolari. L'introduzione della registrazione obbligatoria delle armi, per esempio, che sarà uno degli argomenti della prossima legislatura. Ma più importante è stata senz'altro la sentenza del Tribunale federale sulla legittimità costituzionale delle votazioni popolari per decidere la concessione della cittadinanza. Non soltanto nel cantone di Lucerna, dove si trova la cittadina di Emmen, ma anche nel cantone di Svitto, dove molti comuni applicano procedure simili, la questione delle naturalizzazioni ha prodotto reazioni di difesa dei diritti popolari in questo campo. L'Udc ha cercato ovviamente di approfittarne al massimo, ma radicali e democristiano hanno preso rapidamente posizione in merito per non lasciarsi sfuggire l'occasione di raccogliere consensi. Qualche elemento di animazione lo si è avuto anche nel cantone di Berna, dove i democratici di centro locali vogliono scrollarsi di dosso l'etichetta di ala moderata dell'Udc, in contrapposizione a quella intransigente degli zurighesi. Si spiegano così alcuni virulenti attacchi verbali del presidente del partito cantonale, Hermann Weyeneth, a Christine Beerli, candidata radicale alla successione di Kaspar Villiger. Nella stessa logica si colloca il rifiuto dei contadini bernesi (serbatoio elettorale dell'Udc) di sostenere l'elezione di Brigitte Bolli al Consiglio degli Stati in sostituzione della signora Beerli. E questo, nonostante il patto elettorale stretto dall'Udc e dal Prd bernesi. Anche a Basilea Campagna il partito di Christoph Blocher e di Ueli Maurer ha dimenticato ogni fairplay verso gli alleati radicali, partecipando a dibattiti e confronti preelettorali soltanto con i socialisti, come se il Prd fosse una quantité négligéable. Nella Svizzera romanda sembrano invece essere sotto alcuni rappresentanti di spicco del Pss. E questa situazione fa discutere. Nel gioco di pronostici e previsioni più o meno ragionate, nel canton Vaud è sulla difensiva il consigliere agli Stati Michel Béguelin, la cui rielezione è a rischio. Più o meno lo stesso la stampa romanda dice del neocastellano Jean Studer, anch'egli membro uscente della Camera dei cantoni. Ma l'attenzione di tutti è puntata in modo particolare sulla presidente del Pss, la ginevrina Christiane Brunner, che deve riconquistare il seggio agli Stati senza poter più contare sull'appoggio di una parte degli stessi socialisti e dell'estrema sinistra. Altri elementi di vivacizzazione della campagna elettorale sono state le solite querelle sui manifesti di propaganda, spesso provocate ad arte dall'Udc per attirare l'attenzione. Ma a prescindere da queste animazioni superficiali, un cambiamento nei metodi si è ormai chiaramente delineato in tutto il paese. Quasi ovunque si organizzano meno serate e cene elettorali, ormai scarsamente frequentate. Sempre più spesso i politici preferiscono moltiplicare i loro interventi alle radio e alle televisioni locali e regionali. Nei cantoni di Zugo e Svitto si è notato sui giornali un grande aumento di lettere dei lettori che raccomandano questo o quel candidato. In ogni caso, la campagna elettorale è uscita dal torpore soltanto dove sono intervenuti i politici nazionali. Fuori dal suo cantone, Christoph Blocher ha attirato molta attenzione a Ginevra e a Basilea. Notevole successo ha riscosso nella stessa città anche una ben organizzata apparizione della consigliera federale socialista Micheline Calmy-Rey. E quando non erano i comizi dei politici nazionali, sono stati i dibattiti radiofonici e soprattutto televisivi ad intrattenere il pubblico su temi d'importanza generale, quale quello delle pensioni (Avs e previdenza professionale) o dell'assicurazione malattie. A Basilea, poi, ha suscitato curiosità e partecipazione una specie di "Arena" (la trasmissione televisiva svizzero-tedesca) interattiva su Internet, organizzata da "Online-Reports" per l'elezione al Consiglio degli Stati. Quanto alla scelta finale, secondo l'istituto Gfs il 35 per cento degli elettori si fa guidare dalla popolarità o dalla credibilità dei personaggi politici, il 26 per cento dai temi attuali difesi o combattuti dai partiti, mentre il 20 per cento opera una scelta ideologica indipendentemente dalle persone, dai temi o dallo stile dei partiti. La motivazione ideologica rappresenta invece la percentuale più alta tra coloro che decidono di votare a sinistra, dove quest'anno si è anche notato il superamento di chi lo fa per le persone (28 per cento) da parte di chi lo fa per i temi (29 per cento). Ciò nonostante va comunque riconosciuto che, a dispetto delle apparenze, la sinistra non ha saputo monopolizzare nessuno dei temi di politica sociale, mentre tale operazione è riuscita all'Udc sui temi dell'asilo e dell'Europa. Assalto alla Romandia di Fabio Loverso L'Unione democratica di centro (Udc) punta sui voti dell'elettorato della Svizzera romanda, divenuta ormai terra di conquista per l'ex partito agrario, per raggiungere la soglia, storica, del 25 per cento dei consensi sul piano nazionale. Nelle elezioni federali del 1999 l'Udc ha raccolto il 22,5 per cento dei suffragi, diventando la prima forza politica svizzera. Ma l'irresistibile ascesa del partito di Ueli Maurer e Christoph Blocher è stata determinata dai consensi ottenuti nei cantoni tedeschi, non dai voti romandi. Allora, nelle regioni di lingua francese, l'Udc era tenuta praticamente fuori dal ring politico. Oggi la realtà è cambiata. Il partito occupa seggi nei parlamenti e nei governi cantonali, con l'eccezione (per quanto tempo ancora?) del Canton Neuchâtel. Mentre i sondaggi continuano ad accreditare alla formazione politica un incremento in tutte le regioni linguistiche. Così i dirigenti dell'Udc possono sognare: tre o quattro nuovi seggi al Consiglio nazionale dovrebbero a questo punto scaturire dalle regioni di lingua francese. Seggi che verrebbero ad aggiungersi ai posti già occupati da due deputati vodesi nella Camera bassa del Parlamento federale. Una nuova poltrona sarà con ogni probabilità conquistata nel Canton Vaud, una a Friburgo – dove i seggi Udc sono raddoppiati, da 8 a 16, nelle elezioni del 2001, e una a Ginevra, un cantone dove il partito è passato da zero a dieci deputati in un colpo solo. Sul fronte degli altri cantoni, se nel Canton Giura nessun candidato è destinato alla vittoria, nel Vallese tutto è ancora possibile, mentre nel Canton Neuchâtel, per ottenere un seggio, occorrono almeno il 16 per cento dei consensi. Un miracolo. Nei giorni scorsi, sulla base degli ultimi sondaggi, alcuni analisti hanno addirittura speculato su un risultato maggiore: cinque o sei nuove poltrone. Ma il dato numerico che scaturirà domenica 19 ottobre è ormai un dettaglio davanti all'avanzata che le forze dell'Udc hanno compiuto negli ultimi anni in Svizzera romanda, con una progressione di oltre venti seggi dal 1999 nei parlamenti cantonali. L'ascesa dell'ex partito agrario è avvenuta, come in Svizzera tedesca, sulla scia di una politica imperniata sull'omogeneità dei temi sul piano nazionale. Da Ginevra al Ticino, da Sciaffusa al Vallese, passando da Zurigo e Appenzello, i problemi che l'Udc affronta sono gli stessi, così come lo sono le soluzioni che i luogotenenti di Christoph Blocher avanzano per risolverli. La sicurezza nelle strade e alle frontiere, la restrizione del diritto d'asilo, la lotta all'immigrazione, l'alleggerimento del peso fiscale, la neutralità e l'indipendenza della Svizzera, sono temi che raccolgono i consensi di una fetta sempre più grande dell'elettorato romando, che fino a ieri appariva poco permeabile al messaggio politico populista e facilone dell'Udc. L'ago della bilancia si sta spostando dunque progressivamente a favore della formazione ex agraria, che rischia di diventare, anche in terra francofona, una forza politica di primo piano. La coordinatrice del partito per la Svizzera romanda, Gilberte Demont, si è anche permessa il lusso di ricordare che «il partito raccoglie i consensi degli elettori delusi della sinistra». Un fenomeno, quello del trasferimento dei bollettini di voto da sinistra a destra, di cui si parla poco. Il problema è invece reale, come hanno sottolineato alcuni politologi romandi, e non deve essere preso sottogamba. Perché se è vero che l'Udc recupera i voti degli elettori centristi che hanno voltato le spalle ai partiti radicale e democristiano, è altrettanto vero che la migrazione dei consensi verso il partito di Blocher è in atto anche nei quartieri popolari e operai. Così il candidato Udc neocastellano Yvan Perrin, 37 anni, si vanta di aver «reclutato lavoratori delusi del partito socialista». Una frase che tende in primo luogo a provocare gli avversari, nello stile del partito, ma che descrive comunque la realtà delle cose. Il partito di Christoph Blocher è in fase di "accreditamento", spiega il politologo René Knüssel: è cioè ammesso e considerato come una forza politica a tutti gli effetti in tutti i cantoni romandi. L'immagine del partito xenofobo e isolazionista che usa lo strumento della provocazione, riuscendo a far riaffiorare nella mente degli elettori la paura dell'invasione degli stranieri, ha «subito una mutazione profonda», analizza René Knüssel. Questa trasformazione è all'origine della crescita politica dell'Udc soprattutto nei quartieri borghesi, dove «una parte della classe media», chiosa il municipale ginevrino Patrice Mugny, «richiede la presenza di un partito che apparentemente rassicura promettendo ordine e sicurezza». I risultati delle urne diranno se le intenzioni di voto espresse nei sondaggi saranno confermate. A quel punto il paesaggio politico, in Svizzera romanda, subirà l'ennesima svolta verso la destra nazionale, dopo i successi elettorali conseguiti negli ultimi quattro anni. Ai partiti borghesi e conservatori, radicali e democristiani, ma soprattutto alla sinistra spetterà allora il difficile compito di invertire la tendenza. Intanto, in questa tornata elettorale, i giochi sembrano fatti.

Pubblicato

Venerdì 17 Ottobre 2003

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