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L’Italia vista da uno “svizzero”

di

Dino Nardi
Vivo in Svizzera da molto tempo, tuttavia, sia per motivi professionali che familiari sono frequentemente in Italia e quindi, anche al sottoscritto, come a tanti altri emigrati, viene naturale di fare spesso dei confronti tra la Svizzera e l'Italia.
Tralascio, per amor di patria, quelli sul traffico automobilistico (in Italia, in genere, ogni automobilista, a parte la diffusa mancanza di cortesia verso gli altri utenti, sembra che sia il padrone delle strade e che quindi gli sia consentito ogni illecito). Come pure evito di fare ogni confronto sulla funzionalità della sanità o degli uffici postali (dove imperano la burocrazia e le lunghe attese agli sportelli). Mi limito a commentare un paio di esperienze (sfortunate?) che mi sono capitate ultimamente quando, trovandomi in lucchesia, in Toscana, mi sono fatto convincere ad utilizzare il mezzo pubblico per andare a Roma, e cioè il treno, invece dell'auto come mia abitudine.
Ebbene il primo impatto negativo l'ho avuto già nel procurarmi il biglietto poiché trovare una biglietteria, e funzionante, abitando fuori dai capoluoghi è una lotteria; cimentarsi a procurarselo tramite Internet, con il sito di Trenitalia, può andar bene per un pensionato che non sapesse come passare il tempo ed ammesso, ma non concesso, che riesca a portare felicemente a termine l'operazione. Pertanto non resta che l'opzione di recarsi alla stazione ferroviaria di Lucca, cosa che poi ho fatto.
Alla prima esperienza di viaggio in ferrovia, alcuni mesi orsono, scelsi il percorso via Pisa, con il programma che prevedeva la partenza al mattino alle 7.35 ed arrivo a Roma prima di mezzogiorno. Peccato che il treno della Garfagnana (ovvero un unico e vecchio vagone probabilmente mandato a sferragliare su questa linea prima di finire al ferrovecchio) da me utilizzato arrivò a Pisa con quaranta minuti di ritardo facendomi perdere la coincidenza con la Frecciabianca  per cui giunsi così a Roma con ben due ore di ritardo.
Alla seconda esperienza ho deciso di optare per il percorso via Firenze, sempre con partenza alle 7.35 ed arrivo previsto a Roma alle 11.45. Nessun problema a raggiungere Lucca dove, sempre con lo stesso treno (sic!) della Garfagnana, arrivo in perfetto orario. Tuttavia il treno proveniente da Viareggio, pur giunto puntuale,  riparte da Lucca per Firenze con dieci minuti di ritardo che, via via percorrendo gli ottantacinque chilometri di strada ferrata, arrivano a quaranta minuti quando si raggiunge la Stazione di Santa Maria Novella a Firenze! Quindi, anche questa volta, ho perduto la coincidenza con la Frecciarossa. Per fortuna che da Firenze, al contrario di Pisa, transitano molti più treni per Roma così che il ritardo finale alla meta è stato solo di trentacinque minuti.
Ma di queste due "avventure" da viaggiatore ferroviario quello che più mi ha sorpreso non è stato tanto lo scoprire, dai commenti degli altri compagni di viaggio (studenti e lavoratori), che i treni regionali anche in Toscana sono generalmente una vera e propria tragedia per gli utenti e che questi ritardi e/o altri inconvenienti sono molto frequenti. No, quello che più mi ha stupito è stata la loro rassegnazione e, toscanamente, metterla magari in barzelletta.
Che dire poi del degrado, da terzo mondo, del materiale rotabile della rete regionale nel suo complesso (carrozze da museo dei trasporti, vetri talmente sporchi da impedire la vista all'esterno, toilette spesso impraticabili) e lo stato fatiscente in cui si trovano molto spesso le stazioni ferroviarie, e non solo quelle meno importanti: graffiti, slogan, parolacce, binari circondati da erbacce, cartacce e rifiuti di vario genere, senza dimenticare una cartellonistica spesso illeggibile e non solo per i turisti. Che dire, poi, del continuo transitare nelle stazioni e nei corridori dei treni di molti questuanti professionisti e non.
Il tutto mi porta a pensare che evidentemente le diverse caste (e non solo quella della politica) non utilizzano mai i mezzi di trasporto pubblico del Belpaese (escluso forse i treni ad alta velocità) e neppure altri servizi pubblici come, per esempio, quello del Servizio sanitario nazionale (lo stesso Umberto Bossi docet preferendo farsi curare in Svizzera!) e, magari, hanno anche qualcuno che, per loro, vanno negli uffici postali. Altrimenti tutti quelli che potrebbero far migliorare questi servizi pubblici avrebbero già trovato un rimedio al loro malfunzionamento ne sono sicuro!
Ma forse mi sbaglio e queste mie amare considerazioni sono, con tutta probabilità, una conseguenza del mio essere diventato un po' troppo "svizzero" dopo tanti anni di residenza nella Confederazione! 

Pubblicato

Venerdì 2 Marzo 2012

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