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L'Europa sociale rinasce dalla Svizzera

di

Gianfranco Helbling
Sull'Unione europea (Ue) soffia sempre più forte il vento liberista. E i diritti sociali sempre più devono cedere il passo alle libertà economiche. Questo anche a causa di quattro sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea (Cgue). Ora i sindacati europei cercano di reagire. E la spinta arriva dalla Svizzera, con l'idea di un'iniziativa dei cittadini europei.

La Svizzera non è nell'Unione europea (Ue), eppure anche qui si fa sempre più insistente il vento liberista che soffia sul vecchio continente. Ancora martedì di questa settimana il Parlamento europeo ha votato un rapporto che definisce "sproporzionate" le misure di accompagnamento agli Accordi bilaterali varate dalla Svizzera, misure che servono a tutelare il mercato del lavoro nazionale, in particolare per quanto riguarda il livello dei salari. Contestati ad esempio gli otto giorni di notifica preventiva chiesti ai lavoratori distaccati che vengono a lavorare in Svizzera.
La tendenza è la stessa in tutta Europa. Una tendenza che si è accentuata ancora di più da quando, fra il dicembre del 2007 e l'estate del 2008, la Corte di giustizia dell'Unione europea (Cgue) ha emanato quattro sentenze che, se lette assieme, configurano una pesante restrizione dei diritti sociali dei lavoratori e dei sindacati. Il presidente dell'Unione sindacale tedesca Michael Sommer non a caso esprime il timore che si possa ritornare «ad un livello di tutela dei diritti precedente alla Rivoluzione francese». Con le sentenze nei casi Laval, Viking, Rüffert e Lussemburgo, infatti, la Cgue ha sancito che:
• le quattro libertà del mercato interno europeo (libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali) sono preminenti rispetto ai diritti sociali fondamentali;
• il diritto di sciopero è a sua volta subordinato alle quattro libertà fondamentali;
• l'autonomia di contrattazione delle parti sociali è resa vana;
• la Direttiva relativa al distacco dei lavoratori è da interpretare in maniera restrittiva: essa non definisce degli standard minimi (cioè non impone ad esempio un salario uguale per lo stesso lavoro nello stesso luogo), ma è solo «una direttiva armonizzativa di norme massimali».
A questo quadro si aggiungono da un lato l'ulteriore stretta sui diritti dei lavoratori e delle lavoratrici attuata a causa o con il pretesto della crisi finanziaria, soprattutto nel Sud Europa, e il dumping salariale e sociale ormai selvaggio in atto nell'Europa centro-orientale; dall'altro la disarticolazione e quindi la debolezza del movimento sindacale europeo, che in questi due anni non è stato in grado di opporre una risposta efficace alle quattro sentenze della Cgue e, più in generale, alla deriva liberista ancora pienamente in atto. Per discutere di questi temi, e per indicare una via d'uscita dall'impasse, una conferenza sindacale europea s'è svolta a Berlino alla fine di agosto su iniziativa dell'Unione sindacale svizzera (Uss) e del sindacato tedesco dei servizi Verdi. I sindacalisti presenti, in rappresentanza di 13 Paesi e 5 confederazioni europee, hanno in particolare accolto in linea di principio la proposta svizzera del lancio di un'iniziativa dei cittadini europei. Essa dovrà avere come oggetto non solo la revisione della Direttiva relativa al distacco dei lavoratori, ma dovrà anche affermare a livello costituzionale europeo il principio che i diritti sociali fondamentali sono preminenti rispetto alle quattro libertà del mercato interno europeo.
L'iniziativa dei cittadini è uno strumento nuovo. Ancora non se ne conoscono nel dettaglio le norme di attuazione. Si tratta dunque di una via carica di incognite. «Ma è anche l'opzione più interessante perché permette di creare un movimento popolare di base in tutto il continente», rileva il sindacalista di Unia Vasco Pedrina, che a Berlino ha rappresentato l'Uss. «Per far questo però essa deve tematizzare non solo il dumping salariale, che è un problema sentito in un numero limitato di Stati, ma soprattutto la questione dell'Europa sociale», aggiunge Pedrina. Il problema è che la questione del rapporto fra diritti sociali e rispetto delle libertà del mercato interno dev'essere regolata a livello costituzionale europeo: e ancora non si sa se ciò possa essere materia di un'iniziativa dei cittadini.
«Porre il problema se le libertà economiche debbano sempre prevalere sui diritti sociali ci permette di lanciare la nostra controoffensiva sull'Europa sociale», osserva Pedrina. Per questo il lancio dell'iniziativa dei cittadini è molto probabile, anche se non è uno strumento vincolante, la sua portata è poco chiara e le regole devono ancora essere definite nel dettaglio: «ci serve per mobilitare». Ora un gruppo di lavoro studierà nel dettaglio l'iniziativa con l'obiettivo di lanciarla in occasione del prossimo congresso della Confederazione europea dei sindacati (Ces), nel maggio del 2011. «Sarebbe un segnale forte che si vuole girare il vento per andare di nuovo in direzione dei diritti dei lavoratori», annota Pedrina.


Quelle sentenze ammazzadiritti

Le sentenze nei casi Laval, Viking, Rüffert e Lussemburgo, pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea  (Cgue) fra il 2007 e il 2008, hanno già prodotto pesanti conseguneze sui diritti sindacali e dei lavoratori in molti paesi. Con quelle sentenze il tribunale dell'Unione europea (Ue) in sostanza ha messo in discussione o fortemente relativizzato il principio dello stesso salario per uguale lavoro allo stesso luogo e il diritto di sciopero. Ecco una panoramica delle reazioni a questa nuova giurisprudenza in diversi Stati europei:
• Svezia: il diritto del lavoro nazionale è già stato adeguato alla sentenza Laval, aumentandone gli effetti negativi. I sindacati ora non possono più negoziare Contratti collettivi di lavoro (Ccl) con ditte che mandano lavoratori distaccati. Gli scioperi proclamati in quest'ambito sono stati tutti definiti illegali. Intanto i datori di lavoro, specie nell'edilizia, sfruttano le sentenze per rimettere in discussione le istituzioni del partenariato sociale.
• Inghilterra: un Ccl del sindacato Unison è stato rimesso in discussione retroattivamente sulla base delle sentenze Cgue e alcuni suoi articoli sono stati dichiarati nulli. Inoltre British Airways nel 2008 ha impedito uno sciopero appellandosi alle sentenze Viking e Laval e minacciando pesantissime sanzioni pecuniarie.
• Germania: in applicazione della sentenza Rüffert alcuni Länder hanno adottato provvedimenti che erodono i sistemi contrattuali nelle gare d'appalto pubbliche.
• Svizzera: subito dopo la pubblicazione della sentenza Lussemburgo l'Ue, anche sulla spinta dei Länder confinanti di Germania e Austria, ha accusato la Confederazione di attuare una politica protezionistica con le misure d'accompagnamento agli Accordi bilaterali, chiedendo l'avvio di nuove trattative.

Pubblicato

Venerdì 10 Settembre 2010

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