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L’Europa non fa abbastanza

di

Manon Schick

Immaginate che domani scoppi un terribile guerra in Austria o in Francia e milioni di persone siano costrette a fuggire e a cercar rifugio in Svizzera. Uno scenario poco probabile alle nostre latitudini. Ma questa è la realtà in Libano: entro la fine del 2014 il numero dei rifugiati siriani dovrebbe raggiungere 1,5 milioni, che equivale a terzo della popolazione libanese.


Si può ben immaginare che un fenomeno migratorio di tali proporzioni ponga problemi per un paese piccolo come il Libano. I feriti e i malati non hanno alcun accesso alle cure mediche. La comunità internazionale non sembra aver fretta di finanziare il programma di aiuti delle Nazioni Unite e l'Alto Commissariato per i Rifugiati (Unhcr) si è visto costretto a fissare criteri restrittivi per i ricoveri in ospedale.


Arif, un ragazzo di 12 anni gravemente ustionato alle gambe, è tra coloro a cui è stato negato il ricovero in ospedale. Le sue condizioni sono peggiorate: le bruciature hanno provocato una setticemia, le gambe si sono gonfiate e infettate. Nonostante il suo stato critico, Arif non soddisfa i requisiti per ottenere tutte le cure necessarie. L’Unhcr ha coperto i costi delle cure soltanto per cinque giorni. Una situazione che si potrebbe evitare se la comunità internazionale elargisse maggiori fondi in favore del Libano e degli altri paesi confinanti con la Siria.


La comunità internazionale non si attiva neppure quando si tratta di perseguire i responsabili di questa guerra. Il 22 maggio, la Russia e la Cina hanno nuovamente posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che proponeva di incaricare il procuratore della Corte penale internazionale della situazione in Siria. Questo nonostante il forte impegno della Svizzera presso le Nazioni Unite a favore di questa risoluzione.
I governi cinese e russo si distinguono ancora una volta per l’indifferenza nei confronti delle oltre 150.000 vittime del conflitto, sabotando quest’occasione fondamentale per permettere alla giustizia di fare il suo corso. Il presidente Bashar al-Assad non può che rallegrarsene, da poco rieletto nonostante la sua evidente responsabilità per lo spargimento di sangue in Siria.


Nel fine settimana del 15 giugno si è tenuta la Giornata Nazionale dei rifugiati in Svizzera. Un’opportunità per richiamare l'attenzione sulla situazione disastrosa di milioni di profughi siriani e per rivendicare più impegno da parte dei paesi europei. Fino ad ora, l'Europa ha ricevuto solo il 3% dei 3 milioni di profughi siriani! La Svizzera non ha fatto molto di più, ha solo accolto 127 persone dalla Siria e poche migliaia nell’ambito del ricongiungimento familiare.


Dal momento che è impossibile porre fine alla guerra, salviamo almeno la vita dei feriti e delle persone più vulnerabili. Un piccolo gesto per esprimere la nostra umanità e solidarietà.

Pubblicato

Mercoledì 18 Giugno 2014

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