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L'editoriale

L’Europa non è una fortezza

di

Claudio Carrer

L'afflusso di profughi in fuga dalle guerre e dalla fame non è un evento straordinario, ma un fenomeno “normale”, che l'Europa, volente o nolente, dovrà assimilare e imparare a gestire con intelligenza. Il progetto di trasformare il continente in una sorta di fortezza invalicabile è chiaramente fallito: strumenti militar-polizieschi come gli accordi di Schengen e Dublino (cui anche la Svizzera aderisce), venduti come elementi costitutivi di un'Europa “sicura e senza frontiere” ma in realtà pensati per fermare i processi migratori il più lontano possibile dalle frontiere dell'Unione, hanno solo contribuito a far aumentare il numero di morti nel Mediterraneo o sulla via dei Balcani.


Nonostante tutto questo, del fallimento del sistema Schen­gen/Dublino (che nega ai migranti il diritto di circolare e di domandare asilo nel paese in cui vorrebbero) sembra per ora essersi accorta solo la Germania, che ne ha sospeso l’applicazione per i rifugiati siriani.
Anche in Svizzera continua a essere considerato come uno strumento di apertura verso l’Europa da tutti i partiti di governo: durante il dibattito-fiume sul riassetto del settore dell’asilo tenutosi nei giorni scorso al Consiglio nazionale la questione non è stata sollevata da nessuno, nemmeno dai banchi della sinistra. I fatti tragici delle ultime settimane hanno solo contribuito ad ammorbidire i toni di un confronto che i rappresentanti dell’Udc usano come strumento di campagna elettorale. Cosa che non fa per contro il Partito socialista: a un mese dalle elezioni ha scelto una linea di basso profilo. Del resto, il tema “asilo” non figura nemmeno nella piattaforma elettorale socialdemocratica...


Invece di adottare misure straordinarie per contribuire a proteggere alcune migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra, il Parlamento svizzero dibatte per ore sull’opportunità di garantire assistenza legale gratuita ai richiedenti l’asilo, a valutare se questo provocherà un aumento dei ricorsi e giungendo alla conclusione che non sarà così.   


“Perché – ha spiegato il presidente del Plr Philipp Müller – agli avvocati verrà corrisposta un’indennità forfetaria” e dunque non dovrebbero avere interesse a prolungare le procedure.
Per altrettanto tempo si china sulla proposta dell’Udc di sospendere per un anno l’ammissione di richiedenti l’asilo per far fronte a un presunto “caos”. Poco importa che la proporzione di domande d’asilo registrate in Svizzera rispetto ad altri paesi europei si situa al livello più basso degli ultimi 15 anni. Quest’anno si dovrebbero raggiungere le 30.000 unità contro le 24.000 del 2014: nulla, considerato che vi sono 60 milioni di persone sbattute in strada, soprattutto a causa del conflitto siriano.


Non c’è invece spazio per decisioni ragionevoli, come la reintroduzione del diritto di presentare domanda d’asilo nelle ambasciate elvetiche (abolito dalla precedente contro-riforma), la facilitazione del ricongiungimento familiare, l’adozione di misure in favore dell’integrazione o la legalizzazione dell’immigrazione da paesi extraeuropei.


L’adozione di una politica migratoria degna di questo nome è rinviata: rifugiati e migranti anche in Svizzera continueranno a essere considerati un’emergenza, quando in realtà sono e resteranno la normalità.

Pubblicato

Giovedì 10 Settembre 2015

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