Chirurgo convertitosi alla "chirurgia sociale", secondo la sua stessa definizione, Rodrigo Chaves Samudio è un militante fin dalla giovane età che si è rapidamente integrato nel processo di cambiamento sociale indicato da Hugo Chavez. Dal 2002 al 2004 ha ricoperto il ruolo di coordinatore dei Comitati bolivariani. Successivamente ha occupato posti di responsabilità nell'Ufficio della presidenza, per poi essere inviato come ambasciatore in Italia. All'inizio di quest'anno è stato nominato vice ministro per gli Affari esteri (responsabile dell'Europa). Da quella posizione partecipa alla definizione e messa in pratica del nuova politica estera venezuelana. «Qualsiasi relazione internazionale deve basarsi sul rispetto politico dell'altro», spiega come introduzione all'intervista.

Qual'è la logica fondamentale della diplomazia applicata dal governo bolivariano?
Bisogna ridefinire delle relazioni chiare con il mondo intero. In primo luogo, è vitale stabilire e chiarire i rapporti politici. Ci vuole una riconoscenza della nostra realtà come popolo, di ciò che siamo. In seguito si possono discutere gli aspetti economici, sociali, culturali. Ma la precondizione è il riconoscimento politico. Come può esistere una relazione tra due paesi, se non esiste il riconoscimento e il rispetto reciproco? Per questo noi proponiamo una ridefinizione delle relazioni del Venezuela con tutte le nazioni iniziando dall'aspetto politico. In seguito arriveranno le commissioni commerciali, economiche o i diversi gruppi di lavoro...
Il Venezuela propone in America latina un progetto, Alternativa bolivariana per le americhe (Alba). In cosa consiste?
L'Alba tenta di definire delle relazioni regionali integrali, uscendo dal semplice quadro "economicista" dei trattati puramente commerciali. Esso parte dal fatto che le relazioni tra nazioni vadano intese essenzialmente come legami tra popoli e regioni non esclusivamente in un'ottica d'interessi commerciali o economici. È una visione del mondo molto più integrale. Con l'Alba cerchiamo di riconoscerci come paesi, come popoli, sia politicamente che culturalmente, includendo degli aspetti essenziali quali la politica energetica e l'ambiente.
La politica internazionale del Venezuela si poggia su due assi: l'Alba per l'America latina e il concetto di diversità a livello mondiale?
Esattamente. Relazioni ugualitarie con tutti i paesi del mondo, senza accettare nessun obbligo. Durante la mia visita in Svizzera mi è stato chiesto delle nostre relazioni con la Cina, l'Iran e la Biellorussia. Ho risposto che le questioni interne degli altri paesi non ci riguardano. Non sta a noi criticarle. L'essenziale è stabilire delle realazioni solide nel quadro del diritto internazionale e di rispettare il diritto di ogni nazione all'autodeterminazione. Non si tratta degli obblighi contenuti nell'Area di libero commercio delle Americhe (Alca).
Come valuta la situazione attuale in America latina?
È un momento molto particolare. La storia dell'umanità somiglia ad una ruota che si mouve ad intervalli regolari. Noi viviamo in un'epoca dove la ruota gira. Ho appena visitato il sud Italia, dove mi hanno parlato di un risveglio mediterraneo dopo 500 anni. È molto interessante perché anche noi sentiamo in America latina e nei caraibi un risveglio dopo 200 anni dalla fine della colonizzazione, con il processo di indipendenza dalla Spagna e altri imperi. Cionondimeno, non fu possibile concretizzare integralmente un'autentica libertà del continente. Eravamo all'inizio di una nuova era, dove gli Stati uniti hanno sostituito gli imperi europei grazie a dei meccanismi di dominazione.
Quali sono le sfide regionali che devono essere realizzate?
Si tratta di consolidare l'integrazione e l'indipendenza del continente. Oggi si assiste ad un progressivo riconoscimento dei nostri diritti all'autodeterminazione, alla nostra memoria, della nostra identità culturale e della nostra identificazione come regione. Un salto qualitativo verso la libertà e l'indipendenza.
Lei è responsabile dell'Europa per gli Affari esteri. Cosa vi aspettate da questo continente nei confronti del Venezuela?
Chiediamo all'Europa una riflessione di fondo, che la porti ad analizzare la propria storia e il futuro dell'umanità nel quale nessuno gli neghi il diritto di prendere delle proprie decisioni sul piano internazionale. Credo che l'Europa abbia un ruolo storico importante da giocare in un futuro prossim0 e che non debba lasciarsi relegare al secondo rango. Che guardi al mondo, all'America latina e ai Carraibi stabilindo delle relazioni non condizionate dagli Stati uniti.

Il Davide che sfida George Bush - Golia

In un mondo "unipolare", questa visione di autonomia nei confronti di Washington impone un certo coraggio politico...
Gli attuali avvenimenti mondiali, lo sviluppo della Cina, la posizione della Russia e la nuova tappa delle nazioni indipendenti (in un altra concezione di quella dell'ex Unione sovietica), l'esistenza di un'America Latina e dei Caraibi consolidati in un polo regionale, prefigurano la fine di un impero. Per noi la sfida non consiste nel sostituire un polo con un altro, ma consolidare degli spazi, dei poli diversi nel mondo, che permettano un nuovo equilibrio di forze. Per questo siamo molto impegnati, in particolare in America del sud, nel consolidare questo spazio di potere.
Nessun polo di potere accetta la sua fine di buon grado. Le premesse bolivariane in materia di relazioni internazionali son viste come una provocazione da Washington? Come valutate il rischio di intervento militare contro il Venezuela?
Questo rischio è ben presente nella nostra analisi. L'attitudine degli Stati uniti è imprevedibile in una situazione disperata. Come ha potuto constatare personalmente il presidente Bush nella sua recente visita in America latina, questo continente fugge dalla sua egemonia. Ciò è fonte di disperazione per gli Usa. La stessa situazione la troviamo in Medio oriente. Malgrado ciò, nella attuale situazione mondiale, non credo che gli Usa agiranno direttamente contro il Venezuela. Tenteranno invece di utilizzare altri paesi per questo scopo. I fallimenti conosciuti questi ultimi anni dagli Stati uniti non gli permettono di continuare sulla via unilaterale. Sono obbligati a coinvolgere altri partner: Israele in Medio oriente e uno dei nostri paesi confinanti contro il Venezuela.
Esiste un paese che è nostro vicino sul quale hanno fortemente investito: la Colombia.
Potrebbe approfondire questa analisi in rapporto all'aumento della tensione nei confronti dell'Iran?
Credo che un'azione contro l'Iran sia più imminente che contro il Venezuela. Anche se questa azione è una follia. Gli Usa non hanno valutato le conseguenze della portata di una tale azione, in ragione dell'influenza degli iraniani in Medio oriente e del livello di alleanze che si sono costruiti in questi anni. Ciò che succederà in Iran darà indicazioni su cosa succederà in seguito. Il presidente Chavez e il Venezuela hanno un'idea chiara sulla questione. Non resteremo indifferenti ad un'agressione unilaterale degli Stati uniti contro l'Iran.
La nostra posizione è chiara: ci sentiamo parte in questo conflitto per rispetto del diritto dei popoli all'autodeterminazione. Se gli Usa si permetteranno di agire in Iran, in seguito agiranno contro di noi. E un tale scenario darà indicazioni di ciò che succederà nel mondo. Sarà dunque interessante osservare come si comporterà l'Europa; se resterà indifferente come in altre situazioni precedenti e capire se l'unilateralismo degli Usa potrà contare sull'avallo e la benedizione dell'Europa.

Pubblicato il 

06.04.07

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato