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L'11.9 dei lavoratori

di

Anna Luisa Ferro Mäder
I sindacati vanno orgogliosi di quello che hanno fatto un anno fa. Subito dopo l’attacco al World Trade Center si sono messi in moto per aiutare nei soccorsi, ma anche per portare conforto e sostegno alle famiglie delle vittime. Dopo tutto sotto le macerie di quelle torri hanno perso la vita oltre 600 membri di 35 sindacati. Quello dei pompieri è stato il sindacato più colpito con oltre 300 membri cancellati in un attimo, ma sono morti anche i camerieri latinos che lavoravano nei ristoranti degli ultimi piani (erano diventati famosi per le loro azioni di protesta condotte per ottenere migliori condizioni di lavoro e salariali), i poliziotti che coordinavano l’evacuazione degli edifici, funzionari pubblici e naturalmente i piloti e il personale di bordo degli aerei dirottati. I sindacati di New York proprio lunedì scorso, in occasione del Labor day, una specie di primo maggio americano, hanno voluto ricordare i loro membri scomparsi in una cerimonia speciale rinunciando quest’anno alla tradizionale parata. È stata l’occasione anche per ringraziare le infermiere che hanno prestato i primi soccorsi, i poliziotti che hanno garantito la sicurezza, i camionisti e i lavoratori edili che hanno rimosso una montagna di macerie e i pompieri che per mesi e mesi hanno lavorato per ridare alle famiglie i corpi dei loro cari. Per molti di loro questa esperienza è costata cara da un punto di vista psicologico, ma anche fisico: molti pompieri hanno respirato gas pericolosi danneggiando irrimediabilmente le vie respiratorie. Adesso vogliono essere monitorati, vogliono attrezzature migliori e un addestramento più adeguato. Lo stato dovrebbe per questo stanziare 340 milioni di dollari, ma il presidente Bush minaccia di porre il suo veto a questa e ad altre nuove voci di spesa (in tutto 5 miliardi di dollari) perché nella casse dello stato i soldi cominciano a mancare per colpa anche dei tagli d’imposta che lui ha voluto a tutti i costi. I pompieri sono delusi. Il tema è stato discusso nel corso del recente congresso dall’Associazione dei vigili del fuoco americani. Riuniti a Las Vegas a metà agosto i pompieri hanno chiesto ai vertici di studiare contromosse senza escludere un boicottaggio della commemorazione nazionale per i pompieri rimasti vittime negli attacchi dell’11 di settembre in programma a Washington il 6 di ottobre alla quale dovrebbe partecipare anche Bush. «Il presidente ha usato i vigili del fuoco e i loro familiari solo per ragioni di opportunismo, facendosi una grossa foto con loro. Lavoreremo attivamente per non permetterglielo più» ha affermato Michael Mohler, pompiere della Virginia (lo stato dove si trova il Pentagono) promotore dell’idea. Anche i poliziotti di New York sono scontenti. Solo nell’ultimo anno 823 agenti di polizia hanno lasciano la città per andare a lavorare dove sono pagati meglio. Adesso stanno rinnovando il contratto scaduto oltre un anno fa e chiedono aumenti del 23 percento nell’arco di due anni, mentre la città mostrando le casse vuote offre il 10 percento e chiede 10 turni di lavoro in più all’anno. La disputa è finita in piazza con una manifestazione alla quale in agosto hanno partecipato 15 mila persone tra pompieri, poliziotti e simpatizzanti. Tra di loro vi erano anche Hillary Clinton e James Gandolfini, la star della serie “Sopranos”. Anche lui ritiene inaccettabili i salari minimi annui che sono di 31 mila dollari per i poliziotti e di 29 mila per i pompieri. Alcuni poliziotti sono così arrabbiati che non escludono di incrociare la braccia l’11 di settembre, anche se ciò sarebbe illegale. I vigili del fuoco sono andati a dar mano forte ai poliziotti perché anche loro lavorano senza contratto ormai da oltre 2 anni e non vedono aumenti da almeno 40 mesi. Adesso non si accontentano più di essere elogiati per quello che hanno fatto negli ultimi 12 mesi, vogliono anche più soldi in busta paga. La situazione non è molto più allegra se si punta lo sguardo verso i 10 mila lavoratori portuali della costa pacifica. Anche loro sono da luglio senza contratto. Le trattative sono in corso da mesi, ma risultati non se ne vedono. Il sindacato del settore per il momento ancora non parla di sciopero, ma ha già ricevuto un chiaro avvertimento dall’amministrazione Bush: se decidete di incrociare le braccia potremmo intervenire e costringervi a ritornare al lavoro, perché lo sciopero è contrario agli interessi nazionali. L’America è in guerra e allora ogni sciopero è visto come una minaccia per l’approvvigionamento nazionale e per l’economia. Lo si era vista un anno fa con i macchinisti degli aeroporti. Anche a loro è stato impedito di scioperare per lo stesso motivo. I sindacati non si sono lasciati intimidire e in segno di protesta hanno indetto manifestazioni in molti porti tra San Diego a Seattle. «Invece di prendersela con i lavoratori dei moli, l’amministrazione dovrebbe dedicare più tempo a perseguire i truffatori di Wall Street» ha dichiarato il deputato californiano Richard Alarcon. Sono loro a minacciare gli interessi nazionali, non certo i lavoratori. Usa: contro i terroristi dipendenti-spia Per molti lavoratori la prima conseguenza dell’11 di settembre è stata una grande ondata di licenziamenti. Nelle settimane successive all’attentato, compagnie aeree, ristoranti e alberghi vicini agli aeroporti hanno licenziato in massa. Le difficoltà economiche nelle quali si dibattono oggi gli Stati Uniti non sono comunque da imputare all’11 di settembre: ben più gravi sono state le conseguenze degli scandali finanziari inaugurati dalla Enron, una società texana diretta da facoltosi finanziatori della costosa campagna elettorale di Bush. Gli scandali finanziari hanno fatto tremare la borsa molto più di quanto non avesse fatto il crollo delle torri gemelle. Subito dopo l’attentato l’amministrazione Bush ha constatato quanto poco sicuri fossero i controlli negli aeroporti. In nome del risparmio, il servizio era stato privatizzato e assegnato ad imprese che pagavano salari da fame e risparmiavano nella formazione e nell’equipaggiamento. Davanti a questa miseria, al presidente non è rimasto praticamente niente altro che riaffidare il servizio allo stato. Ciò significa che ha dovuto assumere 28 mila funzionari pubblici, che, però, a partire da novembre dovranno avere il passaporto a stelle e strisce. Il che significa che in alcuni aeroporti, come a Los Angeles e a San Francisco, ci saranno licenziamenti in massa visto che in alcuni casi l’80 percento degli screeners sono stranieri. È un’ingiustizia bella e buona. Perché se è vero che alcuni lavorano in nero e hanno magari in passato commesso dei reati, quindi in qualche modo potrebbero essere a rischio, è altrettanto vero che la maggioranza dei lavoratori sono al di sopra di ogni sospetto e lavorano da anni con un regolare permesso di lavoro. Il caso è destinato adesso a finire in tribunale perché alcuni mesi fa l’American Civil Libertis Union ha sporto denuncia per conto di otto lavoratori stranieri e del sindacato di categoria rilevando che la decisione di assumere solo cittadini americani è discriminatoria e anticostituzionale. Cosa dire poi della decisione di creare un nuovo Dipartimento per la sicurezza interna. I sindacati del settore pubblico sono rimasti a bocca aperta leggendo nei dettagli la proposta del governo che interessa circa 170 mila funzionari attualmente ripartiti in almeno 20 ministeri o agenzie. Washington vuole dotare questo ministero della massima flessibilità. Per questo non esclude di bandire i sindacati, che oggi rappresentano 50 mila lavoratori, dal nuovo dipartimento. «Questa dovrebbe essere una guerra contro il terrorismo e non una guerra contro i lavoratori e il diritto agli accordi collettivi» ha affermato il senatore democratico dell’Illinois Dick Durbin parlano nei giorni scorsi davanti ad una folla di manifestanti a Chicago. La partita per il momento è ancora aperta. Il problema arriverà nelle prossime settimane sui tavoli del senato, che non sembra disposto ad assecondare Bush. I sindacati comunque hanno capito che ormai da Bush si possono aspettare di tutto. Dal canto suo invece il dipartimento di giustizia vuole trasformare milioni di lavoratori in altrettanti informatori. I lavoratori che se ne vanno in giro per il paese, come postini, fattorini, camionisti, capitani di navi ecc. dovrebbero informare le autorità ogni volta che vedono qualcosa di sospetto nei quartieri o nelle strade che percorrono giornalmente. Il “Terrorism information and prevention system”, meglio noto col nome di Tips (in inglese significa soffiata), ha suscitato l’indignazione delle organizzazioni che difendono le libertà civili e naturalmente dei sindacati, che temono di vedere i lavoratori trasformati in informatori e spie del governo. L’incubo “1984”, quello creato nel libro di Orwell, sembra a molti americani più vicino che mai. Per placare l’ondata di protesta e per tranquillizzare i privati cittadini, il dipartimento di giustizia ha deciso in agosto di rinunciare alle soffiate di postini e di assistenti pubblici che vanno casa per casa. Ma ormai il danno è fatto e più nessuno si sente al sicuro dal grande occhio.

Pubblicato

Venerdì 6 Settembre 2002

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