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salario minimo

Jura, passa il salario minimo

di

Veronica Galster

Circa trent'anni or sono fu il primo cantone a inserire nella sua costituzione il principio del salario minimo, oggi forse riuscirà a metterlo in pratica grazie all'esito della votazione del 3 marzo 2013.

 

L'iniziativa "Per un Giura con salari decenti", lanciata nel 2009 dalla Gioventù socialista e progressista giurassiana (Jspj), ha ottenuto il 54,25 per cento di consensi. Un risultato per nulla scontato, anche se non sorprendente dato che, assieme al Ticino, il Giura è uno dei cantoni con i salari più bassi. Un voto che secondo Unia esprime anche il malcontento della popolazione, stufa degli abusi in materia di salari legati alla libera circolazione delle persone. Infatti, anche in regioni che tradizionalmente votano a destra, come l'Ajoie, «diversi comuni di frontiera hanno approvato il testo», spiega Pierluigi Fedele, segretario regionale di Unia Trans­giurana e membro della direzione nazionale di Unia.


Il problema dei salari bassi è molto sentito nel Giura, dove sono ancora poche le ditte che accettano di sottoscrivere i contratti collettivi di lavoro (Ccl). «Molti giurassiani attivi nell'orologeria vanno a lavorare a Grenchen o a Soletta, perché lì guadagnano in media tra i 500 e i 600 franchi in più che nel loro cantone», prosegue Fedele. Da questo punto di vista, il risultato del 3 marzo servirà a far pressione sul padronato e sui politici affinché aumentino sia le adesioni ai Ccl sia i salari minimi previsti per le varie categorie professionali.
Per quanto riguarda i problemi d'inapplicabilità dell'iniziativa, sollevati dai contrari, Fedele ribatte che «il testo è stato validato da Governo e Parlamento cantonali prima di essere sottoposto al popolo, quindi vuol dire che è applicabile. C'è però la possibilità che alcune ditte facciano ricorso, quindi per noi adesso è importante far pressione su politici e padronato per trovare delle soluzioni negoziate».


Unia non nasconde che qualche difficoltà nella messa in pratica del testo dell'iniziativa ci sia, per questo chiede ai partner sociali (padronato, autorità e sindacati) di riunirsi al più presto per una tavola rotonda sulla questione. «Non vogliamo aspettare mesi o addirittura i due anni previsti dalla Legge giurassiana come termine per l'applicazione delle iniziative – prosegue il sindacalista – perciò ci muoveremo già nelle prossime settimane con diverse campagne per far applicare il testo al più presto».


Il sì scaturito dalle urne giurassiane (unito a quello di Neuchâtel del 2011, vedi area n. 19 del 9.12.2011), è sicuramente un segnale positivo in vista della votazione federale per un salario minimo in tutta la Svizzera, prevista per la fine di quest'anno o l'inizio del prossimo. Se l'iniziativa federale dovesse essere approvata, inoltre, si risolverebbero le difficoltà d'applicazione incontrate dai due cantoni (Neuchâtel e Giura) che per primi hanno iscritto il principio del salario minimo nella loro Costituzione: «A quel punto il livello minimo di salario sarebbe fissato a 4.000 franchi in tutto il paese e per tutte le categorie», conclude Fedele.
In attesa del voto federale, Unia propone quattro piste per soddisfare al più presto la volontà del popolo giurassiano:
1. Il tasso di contrattualizzazione nell'industria, settore faro dell'economia giurassiana, deve progredire sensibilmente;
2. Nei settori non regolamentati, e quindi in balia del dumping salariale e sociale, devono essere stipulati nuovi Ccl;
3. La commissione tripartita dev'essere rafforzata con un sistema di controlli più ampio e sistematico per settore;
4. Le misure d'accompagnamento emanate dallo Stato devono rispondere all'imperativo espresso dal popolo di salari decenti.

Pubblicato

Giovedì 14 Marzo 2013

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