Italiani all'estero, dal referendum al voto politico

Con il recente referendum sulla procreazione assistita, per il quale gli italiani all’estero hanno potuto votare ancora una volta per corrispondenza, si è avuto l’ultimo test prima del voto politico del 2006. Da un lato, per dimostrare l’interesse che hanno gli emigrati di voler partecipare, attraverso il loro voto, alla vita democratica dell’Italia e, dall’altro, per verificare l’attendibilità, ovvero lo stato di salute, dell’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), gestita dal Ministero degli Interni italiano e presa in considerazione per individuare il corpo elettorale, rispetto ai dati delle Anagrafi consolari gestite, invece, dal Ministero degli Affari Esteri. Ebbene, per quanto concerne la prima verifica, quella della partecipazione al voto, essa è stata evidentemente condizionata, anche all’estero, dall’appello al “non voto” lanciato da varie forze politiche italiane e dalla stessa Chiesa cattolica, come pure dall’insufficiente informazione che del voto per corrispondenza degli italiani all’estero hanno fornito i media, sia pubblici che privati, a causa degli scarsi finanziamenti destinati a tale scopo dal governo italiano. In ogni caso la percentuale dei votanti all’estero (20,78 per cento) è stata più o meno analoga a quella avutasi in Italia (25,9) e quindi se il referendum non è stato valido, non avendo raggiunto il quorum, la colpa non è certamente da addebitare agli italiani all’estero, come alcuni politici italiani temevano che potesse accadere! A riguardo della partecipazione al voto va poi apprezzata, ancora una volta, quella degli italiani in Svizzera che è stata superiore, 23,7 per cento (vedi tabella), non solo alla media dei votanti all’estero ma di molto superiore anche alla media europea che è stata solo del 15,1 per cento. In pratica gli elettori in Svizzera (88’201) sono stati ben più di un terzo di quelli che, complessivamente, hanno votato in Europa (234’214). Mentre per quanto concerne l’altra verifica, quella sullo stato di salute dell’Aire, si è dovuto purtroppo constatare che, a quattro anni di distanza dall’entrata in vigore della legge sul voto all’estero (2001), l’allineamento dei dati tra l’Anagrafe consolare e l’Aire è ancora imperfetto e centinaia di migliaia di italiani non hanno, così, potuto votare. Pertanto è indispensabile uno sforzo di tutti coloro che sono impegnati nel mondo dell’emigrazione italiana (associazioni, patronati, missioni cattoliche, Comites, Cgie) per sensibilizzare ulteriormente gli elettori italiani all’estero, che non hanno ricevuto il plico elettorale in quest’ultimo referendum sulla procreazione assistita, affinché si annuncino immediatamente ai rispettivi consolati italiani di riferimento per verificare la loro posizione anagrafica. Ma, soprattutto, è necessaria da parte di tutti una forte pressione politica sul governo italiano affinché investa subito più risorse, umane e tecnologiche, in concreto più soldi di quanto sia stato fatto finora, per consentire alla rete consolare di poter finalmente completare l’allineamento dei dati anagrafici prima di arrivare alla scadenza elettorale del rinnovo del Parlamento italiano del prossimo anno.

Pubblicato il

01.07.2005 13:30
Dino Nardi