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Italia, la donna assediata

di

Maria Pirisi
Il polverone sollevato in Italia dalla sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 ricorda che c’è ancora da rimboccarsi le maniche per «promuovere i diritti umani per tutti, affinché ognuno possa assumere liberamente la propria vita sessuale e riproduttiva», come ha affermato nel 2004 Steven Sinding, direttore della Federazione internazionale pianificazione familiare (Ippf). Un diritto acquisito da molti paesi europei ma che in Italia il Vaticano e gli ambienti politici conservatori stanno minacciando in un assedio sempre più serrato. Una minaccia che da crociata verbale degli ambienti anti-abortisti si sta concretizzando in azioni di progressivo boicotaggio della legge 194, approvata nel 1978 e con la quale si disciplina il diritto della donna all’interruzione di gravidanza. L’ingerenza degli ambienti ecclesiastici (e non solo in materia di sessualità) è ormai chiara e riconoscibile nelle percentuali di operatori sanitari che di fatto ostacolano l’applicazione della legge: in Italia il 64,1 per cento dei ginecologi e il 55,5 per cento dei paramedici fa obiezione di coscienza (dati Istat 2000) e solo nella regione Lazio, allora presieduta dall’attuale ministro della Sanità Francesco Storace, l’obiezione di coscienza era praticata dal 98 per cento dei medici. E i segni di un preoccupante ritorno al passato sono incisi anche nella decisione di Storace di decretare l’interruzione della sperimentazione della somministrazione controllata della pillola abortiva Ru 486 (si veda articolo a pag. 9). Dal canto suo, il Vaticano, manda avanti come testa di d’ariete il Cardinal Camillo Ruini che moltiplica i suoi anatemi contro la “pillola della morte” e la “soppressione della vita umana”. Ad incupire il quadro poi si aggiunge la pressante richiesta degli ambienti cattolici (per ora già accolta nel Veneto a favore del Movimento per la vita) di accordare l’entrata nei consultori, reparti di ginecologia e ostetricia, nelle sale d’aspetto e negli atri degli ospedali, di movimenti e associazioni contrari all’Ivg. Insomma, le gerarchie vaticane non si limitano a dare indicazioni ai propri fedeli ma intervengono sulla scena politica esercitando il proprio potere attraverso il controllo della sessualità e della procreazione. È perciò comprensibile che, in un clima del genere, molte donne italiane che si ritrovano a dover effettuare un’interruzione di gravidanza chiedano aiuto altrove, ai consultori svizzeri per esempio, lontano dai roghi delle infuocate colpevolizzazioni di chi dice di voler difendere la vita usando solo parole di morte.

Pubblicato

Venerdì 25 Novembre 2005

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