Israele scomparirà, sarà un incidente della storia come il "Regno franco di Gerusalemme" fondato dai crociati. Secondo Sorman, un autore francese, questo è ciò che pensano gli arabi: intellettuali, politici e cittadini, anche i più moderati che deplorano la violenza contro Israele. Israele un'esperienza effimera? Quell'affermazione colpisce. Anche il richiamo alle crociate sorprende: la storia di mille anni fa così presente nella memoria collettiva dei popoli arabi di oggi. Eppure lo conferma – oltre alla cronaca dall'Iraq, dove americani ed europei sono tacciati di nuovi crociati – anche Amin Maalouf, un libanese autore di un bel libro sulle crociate viste dagli Arabi. Scrive: «i responsabili politici e religiosi del mondo arabo si riferiscono sempre a Saladino, alla perdita e alla riconquista di Gerusalemme. Israele è assimilato, nella percezione popolare e in certi discorsi ufficiali, a un nuovo Stato crociato». E pensare che Goffredo di Buglione e Saint-Gilles espugnarono Gerusalemme nel 1099 e il grande Saladino la riconquistò nel 1187, mentre gli ultimi Templari furono scacciati da San Giovanni D'Acri nel 1291, mettendo fine alla presenza crociata in quelle "Terre d'Oltremare" che andavano da Antiochia (Turchia) ad Ascalona (striscia di Gaza) includendo parti della Turchia, Siria, Libano e Palestina.
Israele nacque nel 1948 da una decisione delle nazioni Unite e da una sconfitta araba, dopo che a fine 800 il movimento sionista prospettò uno Stato ebraico rifugio definitivo per gli ebrei perseguitati in Europa. L'Olocausto accelerò il progetto. Oggi, Israele conta 7 milioni di abitanti, di cui 5 sono ebrei. Gli ebrei nel resto del mondo sono 9 milioni (6 in America, 2 in Europa, 1 in Asia e Africa). L'immigrazione di ebrei in Israele si è fermata. La loro persecuzione è cessata (anche se l'antisemitismo, come il razzismo, non è del tutto estirpato). Gli ebrei sono meno sicuri in Israele che in Europa e in America. Alcuni se ne vanno, stanchi di mezzo secolo di conflitti che avvelenano il loro "rifugio". Il sogno dei fondatori, una patria ebraica da Suez all'Eufrate, è irrealizzabile. L'opinione pubblica internazionale e i Governi sono delusi. La "questione palestinese" rimane irrisolta e ammorba la politica nel Medio Oriente e nel mondo, via l'esportazione del terrorismo. Le guerre costano alla comunità internazionale, a Israele, ai palestinesi, ai libanesi, agli iracheni e impediscono il loro sviluppo economico. L'insicurezza domina, nonostante la forza dell'esercito israeliano (non più risolutiva) e la presenza di "nuovi crociati" in quell'area. Non sappiamo se ciò condurrà alla fine d'Israele. Sono trascorsi 58 anni dalla sua fondazione. Il "Regno franco di Gerusalemme" è durato 88 anni. La presenza "crociata" nelle "Terre d'Oltremare", 193 anni. Chi vivrà vedrà: purché si possa vivere, e non solo morire, anche in quella tormentata "Terra Santa".

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25.08.06

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