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Libertà di stampa

Intimato dalla Pretura il divieto di dare notizie sul municipale Galeazzi

di

Francesco Bonsaver

Attacco alla libertà di stampa o equivoca sentenza giudiziaria? È un fatto inedito quanto ieri ha coinvolto il servizio pubblico d’informazione, la Radiotelevisione di svizzera italiana (Rsi). Inedito e per certi versi preoccupante.

 

A poche ore dall'annunciata decisione del 15 dicembre della Giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Bergamo, chiamata ad esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio di Tiziano Galeazzi sostenuta dalla Procura bergamasca, alla Rsi giunge una lettera della Pretura di Lugano.

 

Accogliendo l’istanza “supercautelare” inoltrata dai legali del municipale, il Pretore intima alla Rsi il divieto “provvisorio” di pubblicare notizie relative al procedimento penale di Galeazzi, indagato in Italia per i reati di riciclaggio. Anche il lettore più sprovveduto capirà che la notizia del rinvio a giudizio di un municipale luganese e granconsigliere, sia una notizia di cronaca che non si può “bucare”. Una decisione che nei fatti impediva all’Ente pubblico di esercitare uno dei diritti essenziali della libertà di stampa, quello del diritto alla cronaca.

 

La Rsi si è dunque trovata nell’emblematica situazione di dover decidere se darne notizia infrangendo la decisione di un magistrato o semplicemente censurarla. «A memoria mia e dei servizi giuridici, era la prima volta che ci trovavamo confrontati con un caso del genere» spiega ad area Reto Ceschi, direttore del Dipartimento informazione della Rsi. «Alle supercautelari ai nostri servizi giornalistici d’approfondimento è capitato di doverci confrontare, ma nella cronaca non era mai successo».

 

La Rsi attiva i suoi legali inoltrando ancora in mattinata un ricorso urgente alla decisione della Pretura. Nel primo pomeriggio, arriva la decisione del Pretore in cui rivede l’accoglimento della supercautelare, perlomeno sui fatti di cronaca. La supercautelare, probabilmente, era stata inoltrata dai legali di Galeazzi nella convinzione che l’emittente pubblica stesse preparando un servizio giornalistico di approfondimento sulla vicenda giudiziaria italiana del municipale luganese. Contattati da area, i legali di un rinomato studio luganese hanno risposto «di non voler commentare un procedimento ancora in corso».

 

«Fortunatamente -prosegue Ceschi – la questione si è risolta positivamente per noi e in tempi rapidi. Non fosse stato il caso, avevamo deciso di darne comunque la notizia, spiegando al pubblico le circostanze e i rischi legali a cui andavamo incontro». In definitiva, tra scegliere di trasgredire una decisione giudiziaria o tradire il mandato pubblico di servizio d’informazione, si sarebbe scelta senza indugi la seconda opzione. Confortante. Resta l’amara constatazione che la libertà di stampa è un diritto per nulla scontato, anche alle nostre latitudini.

 

Per la cronaca, ieri la Rsi ha puntualmente riferito della notizia del rinvio a processo del municipale luganese Galeazzi (Udc), da lui stesso commentata.  

Pubblicato

Giovedì 16 Dicembre 2021

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