< Ritorna

Stampa

 

Integrati ma nel limbo legale

di

Fabia Bottani
Il 24 settembre 2006 qualche cosa,  in Svizzera, è cambiato. A maggioranza, il popolo svizzero ha infatti accettato la modifica delle leggi sugli stranieri e sull'asilo alzando la sbarra dell'esigenza. Per chi svizzero non è (ancora) la quotidianità è più complessa e rischiosa. Anche se le leggi entreranno in vigore soltanto dal prossimo mese di gennaio, a livello di procedure ci si è immediatamente adeguati ai futuri standard «Me ne sono accorto già il giorno seguente la votazione», assicura Mario Amato giurista al Soccorso operaio svizzero sezione Ticino, «la prassi è subito diventata più esigente e restrittiva per tutti». «Addirittura già si cerca di fare pronostici sulle potenzialità di integrazione di stranieri da qui a sette anni, a seconda della loro appartenenza religiosa. Ma come si fa? Dobbiamo abbattere questi pregiudizi». Un primo passo avanti sembra, intanto, averlo fatto l'osservatorio per gli stranieri, (vedi box sotto). Un altro elemento da tenere d'occhio, sono le "chance" concesse ai richiedenti l'asilo già integrati. Vediamo quali.

Sono molte in Ticino le famiglie di stranieri che meritano un'attenzione particolare. Si pensi ad esempio a quelle presenti nel nostro cantone da anni, dieci o più, magari con figli che nel frattempo si sono sposati o hanno addirittura ottenuto la cittadinanza svizzera. Molto spesso i genitori sono però rimasti nel "limbo giuridico" senza che la loro situazione sia mai stata realmente regolarizzata. Intanto gli anni sono passati e queste famiglie possono ora vantare un buon livello di integrazione, hanno imparato discretamente la lingua del luogo e hanno magari seguito dei corsi di perfezionamento garantendosi una certa indipendenza economica. Unico neo: nel frattempo il loro termine di partenza è scaduto. E allora che fare? «Nel quadro dell'attuale legge sui richiedenti l'asilo», spiega Mario Amato, «il Cantone ha sempre potuto valutare alcuni casi come quello citato e sottoporli al giudizio della Confederazione, la sola in grado di concedere a famiglie o individui con un buon livello di integrazione (linguistica, professionale, finanziaria) un diritto di ammissione provvisoria. Ossia poter restare ulteriormente, non si sa per quanto tempo, in Svizzera».
Questo nell'ambito della legge sull'asilo.

Oltre il permesso di ammissione

Con la prossima entrata in vigore delle leggi votate a settembre saremo confrontati con una modifica di sostanza. «Se fino ad oggi la possibilità di mantenere in Svizzera certe famiglie con il termine di partenza scaduto rientrava nel quadro del "diritto di ammissione provvisorio"», spiega Giacomo Gemnetti, capo dell'Ufficio giuridico sezione permessi e immigrazione del Cantone, «nel quadro della nuova legge sugli stranieri vi sarà la possibilità di richiedere il permesso di residenza e poi di domicilio. Questo se si è in Svizzera da almeno dieci anni e se si era inoltrata una richiesta di asilo almeno cinque anni fa. E se si rispettano le condizioni già citate e ovviamente se non si hanno problemi con la giustizia. In sostanza il diritto diventa ora più garantista».
I dettagli di questa procedura, sono poi tutti da stabilire e dipenderanno dalle ordinanze e dai criteri di applicazione. C'è tuttavia chi pone dei limiti all'entusiasmo per questa nuova normativa (che dovrebbe essere esecutiva solo dal 2008). C'è infatti chi suggerisce che dietro a tutto ciò vi sia il tentativo di integrare quanto più possibile le persone già ammesse provvisoriamente, o che verranno in futuro ammesse provvisoriamente, con uno scopo preciso. Da gennaio in poi, sulla base delle modifiche di legge, infatti, le persone ammesse provvisoriamente in Svizzera che ancora dipendono dall'assistenza, dopo sette anni, riceveranno prestazioni non più dalla Confederazione, come accade attualmente, bensì dai singoli cantoni che saranno chiamati ad assumersi la spesa. E forse anche così si spiegano le speculazioni sulle potenzialità degli stranieri di integrarsi con gli anni che citavamo all'inizio? Affaire à suivre...

E gli alloggi?

Da qualche tempo il canton Ticino ha modificato la politica degli alloggi. Infatti ora tutti i richiedenti l'asilo che sono in fase di procedura (chi ha fatto  domanda di asilo, chi, dopo un primo rifiuto ha inoltrato ricorso o chi, ancora, ha il termine di partenza scaduto) sono affidati ai collettivi della Croce Rossa svizzera. Chi, invece, ha ottenuto il diritto di ammissione provvisoria, se lo desidera e se finanziariamente se lo può permettere, può andare a vivere in appartamenti propri.  «Vorrei in effetti chiarire che non esistono appartamenti del Sos ma soltanto persone con un diritto di ammissione che noi aiutiamo a trovare un appartamento. Il contratto viene poi stipulato a nome loro e pagato con i loro soldi», sottolinea Amato. Che aggiunge: «Non dobbiamo inoltre dimenticare che sono molti i richiedenti l'asilo che si trovano da anni in questo tipo di situazione, pagandosi il proprio appartamento, senza ricevere nessun tipo di assistenza da parte nostra ma gestendosi grazie a un lavoro. E a queste persone, viene trattenuto il dieci per cento del loro salario, cifra che finirà in un conto di garanzia aperto a nome di ogni richiedente l'asilo contribuendo così al proprio sostentamento. In effetti se in passato questi stranieri sono stati assistiti o se lo dovessero essere in futuro, i soldi prelevati dal loro salario serviranno appunto a rimborsare l'assistenza».


Non solo osservatorio

L'iniziativa lanciata da Fra Martino Dotta, immediatamente dopo il risultato della votazione sugli stranieri e sull'asilo, prende piede. Nell'ultima riunione, lo scorso 6 novembre, è emersa la necessità di andare oltre l'idea di un "semplice" osservatorio. «Oltre a osservare l'applicazione corretta delle due leggi, intendiamo portare avanti anche un discorso più ampio di integrazione degli stranieri», afferma Angelo Ciampi di Sos-Ticino, una delle associazioni che ha immediatamente risposto positivamente all'iniziativa. «Abbiamo dunque deciso di darci un po' di tempo per riflettere su quali potrebbero essere i campi di attività di questa associazione, organizzazione mantello che raggruppa associazioni e singole persone. Il prossimo 15 gennaio (ore 17.30 presso il Convento dei frati cappuccini a Lugano) ci ritroveremo attorno ad un tavolo per mettere nero su bianco quali saranno i nostri principali obiettivi, come promuovere una coscienza civile più diretta all'accoglienza, capire i contenuti delle leggi...».

Pubblicato

Venerdì 17 Novembre 2006

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022