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Infermieri sotto pressione: intervista a Willy Lubrini

di

Sabina Zanini
Il lavoro è tanto in ambito sociopsichiatrico, il personale scarseggia. Ad operare in queste condizioni ci sarebbe da andare fuori di senno. Ma no, i lavoratori attivi in ambito sociopsichiatrico hanno deciso di reagire e di rivolgersi al Consiglio di Stato ticinese con delle precise richieste. «Soprattutto», puntualizza deciso Willy Lubrini, vicepresidente del Commissione del personale dell’Ospedale sociopsichiatrico cantonale (Osc), «è tempo di aumentare gli effettivi del personale e di parificare le condizioni di lavoro di questa branca specifica a quelle previste dal contratto collettivo di lavoro (Ccl) dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc)». La situazione è di una certa urgenza perché a queste condizioni il rischio che incombe è quello di un esodo di personale dall’Osc verso l’Eoc. È appunto quanto si teme: «gli altri settori, in particolare quello ospedaliero, diventano più attrattivi». Non solo. Continua Lubrini, «non esiste più la scuola di infermieri psichiatrici. Nelle scuole sanitarie la formazione è uguale per tutti, con la possibilità di una sorta di specializzazione in psichiatria l’ultimo anno». Ma una volta terminata la formazione il neodiplomato si rende conto assai presto che solo di stipendi c’è una differenza di 300 franchi il mese tra Eoc e Osc. Dunque la scelta è scontata nel maggior numero dei casi. Almeno per ora, fortunatamente, non ci sono ancora avvisaglie concrete di possibili fughe di personale, «le intenzioni di andarsene sono espresse solo verbalmente». Quello che preme particolarmente, sottolinea Lubrini, è di «sensibilizzare i politici. Negli scorsi anni si sono fatti dei proclami: la politica sanitaria non dev’essere gestita per dipartimenti. Ma all’atto pratico manca una visione completa del settore sociosanitario». Questa gestione è retaggio di un’antica prassi che abbiamo ereditato: «nel settore pubblico e parastatale storicamente esiste una giungla retributiva. Ci sono differenze di stipendio tra collaboratori troppo marcate e ingiustificate poiché lavorano tutti nello stesso settore, con gli stessi obiettivi». Un’altra cosa fa specie: «la Legge sociopsichiatrica in vigore dal 1985, è molto garantista dal profilo dei diritti della persona». La Legge, perfetta sulla carta è di difficile attuazione, si rammarica Lubrini, visto che «diminuendo continuamente il numero del personale rischiamo di ritornare a metodi antiquati di gestione dei casi psichiatrici. Ossia si interviene limitando la libertà personale con l’uso di psicofarmaci e di coercizione fisica». E siamo sempre nell’ambito di precise scelte politiche. «Appunto» sottolinea Lubrini «che siano precise. Non si può sbandierare dei principi e poi praticarne altri». Un dato importante si osserva nella prassi quotidiana delle cliniche: «il poco tempo che rimane al personale viene dedicato alle urgenze. Per forza. Perciò non c’è più tempo per realizzare dei progetti terapeutico-riabilitativi volti al reinserimento sociale di queste persone». Una volta ottenuti gli aumenti di contingenti per il settore sociopsichiatrico? «Si potrebbe rafforzare l’intervento nel territorio. E fare un lavoro di prevenzione e riabilitazione nel territorio. Adesso i servizi sono chiusi durante i giorni festivi ma una vera psichiatria territoriale è quella aperta tutti i giorni e 24 ore su 24. Con un maggior numero di impiegati sarebbe possibile aumentare la mobilità interna, ciò che permetterebbe di soddisfare meglio i bisogni». Ecco il prossimo discorso che affronterà la Commissione e assemblea del personale Osc. Intanto si attende una risposta governativa alle proprie rivendicazioni. L’attesa sarà forse breve, o, più verosimilmente, lunga ma nel frattempo la Commissione non intende stare quieta e passiva. Lubrini conferma, «sono previste diverse azioni di pressione. Non solo per discutere problemi sindacali ma pure per focalizzare l’attenzione sui problemi concreti. Si tratterà di momenti di riflessione per far emergere le contraddizioni che viviamo. L’idea è quella di proseguire fino a quando ci saranno delle risposte positive da parte del Governo». Ci saranno anche scioperi? «Sì. Comunque l’assistenza ai pazienti è garantita: ci asterremo solo dallo svolgere lavori burocratici per poterci dedicare a discussioni assembleari». Un’ultima questione e concludiamo. Lubrini denuncia «la forte disparità di trattamento tra lavoratori stranieri e frontalieri. Dove quest’ultimi hanno dei contratti precari, rinnovati di anno in anno. Così, in caso di grave malattia o di perdita del posto di lavoro, non sono previste coperture di salario. Casi già capitati, peraltro. Dove alcune persone si sono trovate per mesi, in attesa della sentenza dell’Assicurazione invalidità, senza stipendio». Una questione non secondaria se pensiamo che riguarda un settimo circa dei dipendenti.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2001

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