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Individualisti e globalizzazione

di

Pietro Martinelli
Nel suo ultimo numero il settimanale “il Caffè” ha pubblicato due interviste contrapposte sull’attuale momento politico. Una “visto da destra” al finanziere Tito Tettamenti, l’altra “visto da sinistra” al sottoscritto. Tito Tettamenti prevede un periodo di scontri politici e sociali dal quale, suppongo, spera che la sinistra esca sconfitta perché «il nuovo scenario – quello della globalizzazione – è più facilmente affrontabile da chi ha le qualità dell’individualista». Da parte mia, per contro, auspico un progetto politico che permetta alla sinistra di cogestire in un rinnovato clima di concordanza, i grandi cambiamenti di questo sconvolgente momento storico, difendendo la funzione regolatrice dello Stato. Secondo il finanziere la sinistra non sarebbe adatta a questo ruolo perché «l’elettorato socialdemocratico è probabilmente composto da intellettuali con poco successo economico (sic!), tecnici, giornalisti, ospedalieri, impiegati pubblici, persone che in definitiva devono qualcosa allo Stato e che sono pronte a difendere uno Stato onnipotente, a non modificare l’esistente». Ho il vago sospetto che nella descrizione del finanziere ci sia un sottofondo di commiserazione verso persone ritenute inferiori rispetto al romantico popolo eroico degli individualisti, che fanno affidamento solo sulle proprie qualità e il proprio coraggio. Tuttavia credo che le cose non stiano per niente così. Perché, per fortuna, obiettivo principale di intellettuali e giornalisti non è il successo economico, bensì stimolare la riflessione anche sui nuovi scenari con quella autonomia di giudizio che i finanzieri, in quanto parte in causa, non possono avere. Perché i tecnici, chi lavora negli ospedali e, in genere, nell’amministrazione pubblica, se svolgono il proprio compito con competenza e impegno, forniscono alla collettività un servizio determinante proprio per la competitività di un paese, indispensabile per affrontare i nuovi scenari. Competenza e impegno che devono essere largamente diffusi anche nella nostra amministrazione pubblica se il suo funzionamento è giudicato dagli esperti una delle componenti che contribuiscono a mantenere alto il nostro grado di competitività. Le altre componenti sono la flessibilità del lavoro (che pesa ancora una volta almeno in parte sulle spalle del popolo di sinistra), la pace sociale e la stabilità grazie alla concordanza e il basso livello di imposizione fiscale. Per contro a penalizzare la nostra competitività è invece innanzitutto l’alto costo della vita (ma non della produzione) che erode il reddito delle famiglie e «le cui cause sono i cartelli, i monopoli all’importazione, le corporazioni professionali, ecc. rappresentate a livello politico da potenti gruppi di interesse che bloccano o frenano qualsiasi riforma» (citazione da un articolo di Alfonso Tuor sul CdT del 15 novembre scorso). Quindi delle lobby di individualisti conservatori che si riuniscono per utilizzare lo Stato in difesa dei propri interessi. Stato che utilizzano anche quando lo caricano dei costi collettivi prodotti dalla loro sete di guadagno: costi ambientali, sociali, sanitari, giudiziari, ecc. Infine a penalizzare la nostra immagine sono state «le gesta di molti managers... che nell’ultimo decennio hanno distrutto aziende storiche del nostro paese come l’Abb, la Sulzer, la Ascom, la Swissair… rompendo quel rapporto di valori che legava il benessere della Svizzera alla dura operosità della sua gente» (ibidem). Si potrebbe continuare elencando altri aspetti (dagli intrecci tra pubblico e privato tipo Casse malati o Casse pensioni, alle commesse pubbliche, ai conflitti di interesse interni all’attività privata, ai bilanci truccati, ecc.) per dimostrare quanto spesso gli individualisti siano debitori verso lo Stato e come a volte siano persino colpevoli verso la collettività. Allora non ci resta che sperare che ad affrontare i nuovi scenari, globalizzazione compresa, non saranno solo «le persone tese a far prevalere gli interessi personali» (Devoto-Oli), gli individualisti appunto, ma anche quell’elettorato socialdemocratico che ha contribuito a edificare uno Stato moderno e solidale.

Pubblicato

Venerdì 5 Dicembre 2003

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