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In treno verso Bellinzona

di

Fabia Bottani
Eletta per la prima volta il 18 aprile 1999, è poi stata riconfermata il 6 aprile del 2003. Da otto anni Patrizia Pesenti guida la nave del Dipartimento sanità e socialità. A complemento di queste vesti, è anche membro della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della sanità, della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali e della Commissione federale dei principi dell'assicurazione malattia. Il primo aprile si ripresenta per un terzo mandato. Bilanci e prospettive di Patriza Pesenti a due settimane dal voto.

Per evitare altri tagli e far quadrare il bilancio, quattro anni fa lei disse che si sarebbe dovuto effettuare una politica anticiclica. Oggi ciò è possibile?
Certamente. I tagli effettuati negli ultimi anni si stanno accumulando, e soprattutto si accumulano i non adeguamenti della spesa. Ad esempio ai tagli di stipendio dei dipendenti dell'amministrazione cantonale bisogna aggiungere il mancato rincaro che si accumula. Per risparmiare anche alcune prestazioni sociali non sono state adeguate al rincaro. Frenando la spesa nei momenti di bassa congiuntura si è diminuito il potere di acquisto di molti cittadini. Altrettanto grave dei risparmi sulla spesa sociale è il fatto che, negli ultimi dieci anni, i salari dei cittadini normali non sono aumentati in termini reali.
Sempre quattro anni fa lei affermò che avrebbe potuto fare di più per i cittadini se la sezione del lavoro fosse ancora di competenza del Dss. È sempre di quest'idea?
Continuo a pensare che quello scorporo fu un errore: la politica sociale è strettamente connessa alla politica del lavoro perché la politica sociale deve essere innanzitutto reintegrazione al lavoro e non assistenza. Qualcosa siamo riusciti a fare comunque: il nostro dipartimento ha deciso di utilizzare 21 milioni dell'oro della Banca nazionale per misure di reinserimento professionale soprattutto per le persone che perdono il lavoro dopo i 55 anni e per i giovani che non trovano lavoro. Il parlamento ne sta discutendo proprio in questi giorni.
Il 17 ottobre 2003 le fu tolta una fetta del suo dipartimento e poi restituito. Chi dei suoi colleghi si è scusato? Quell'"incidente" è superato?
Di certo Marina Masoni non s'è scusata. Ma con i colleghi il dialogo è ripreso. Penso sia stata una decisione inaudita, impensabile in un governo eletto democraticamente in un sistema proporzionale in cui devono convivere più di un partito. In governo è possibile anzi, doveroso esprimere se del caso il proprio dissenso. Nel 2003 ho espresso chiaramente il mio dissenso su una serie di tagli alla socialità. La maggioranza del governo è poi stata sconfessata anche dal popolo nei referendum del 2004. In politica bisogna guardare in avanti, ma i fatti del 2003 restano estremamente gravi, una deriva di autoritarismo inedita in Svizzera, a cui tra l'altro proprio nel resto della Svizzera hanno reagito immediatamente con stupore e fermezza nel giudizio negativo.
Prendere un treno in corsa per non lasciarsi sfuggire un'occasione o sdraiarsi sui binari in favore del popolo è più che giusto. Non ha avuto però un po' troppa fretta nel voler salire sul treno verso il Consiglio federale?
È un treno sul quale sono stata invitata a salire: la presidenza del Pss mi ha chiesto di mettermi a disposizione: se non me lo avessero proposto non mi sarei messa a disposizione. Ma quando a un ticinese viene fatta questa offerta deve accettare non solo per il proprio partito ma soprattutto per il proprio cantone: le nostre chances di essere rappresentati nel governo federale non sono molte, ed esserci come cantone è davvero importante. Altri ticinesi hanno fatto bene a tentare, prima e dopo di me, l'ultimo in ordine di tempo Fulvio Pelli. Prima o poi il Ticino sarà nuovamente rappresentato nell'esecutivo federale.
Guardando le statistiche appare che il Dss è il dipartimento in cui vengono aperti più concorsi pubblici rispetto agli altri. Ne è cosciente e, come mai secondo lei? Il clientelismo è ancora così diffuso e solo i socialisti ne sono immuni?
Non lo sapevo, ma ne sono proprio contenta. Tra l'altro questo mostra che a sinistra alla concorrenza crediamo davvero. Del resto nel Dss, anche tra gli alti funzionari troviamo molti funzionari di altri partiti. Ed è giusto che sia così, le persone devono essere apprezzate per il lavoro che fanno e per come lo fanno, non per il partito. Certo che pensando alla questione dell'asfalto alcuni di quelli che dalla mattina alla sera predicano la concorrenza si sono fatti prendere con la mani nel sacco a spartirsi una torta di soldi pubblici, altro che "libero mercato" e "meno stato"!
Pensa che la raccomandazione scritta di Luigi Pedrazzini per il mandato Ghidossi sia un fatto occasionale o rientra nella norma?
Non saprei.
Nella precedente campagna, il tema caldo era lo scontro tra lei e la signora Masoni sulla politica finanziaria, tema che poi ha dominato il quadriennio. E quest'anno?
Allora lo scontro era sull'andamento delle entrate fiscali e, a posteriori, è emerso che a seguito dei regali fiscali ai ricchi effettivamente le casse si stavano svuotando e si vedeva bene già a partire dal 2000. Oggi i termini del problema restano gli stessi, le casse sono ancora vuote e occorre trovare al più presto un equilibrio finanziario. Senza dubbio la politica fiscale dovrebbe rispettare maggiormente il principio di parsimonia, per altro codificato espressamente anche nella nostra legge sulla gestione finanziaria dello stato. La ex responsabile del fisco, prima di proporre tagli alle entrate avrebbe dovuto valutare le conseguenze dei tagli. Oggi anche gli altri partiti sembrano meno inclini a sostenere  la politica di defiscalizzazioni a raffica.
Il primo aprile: un governo fotocopia esce dalle urne. E a Marina Masoni viene restituito il fisco. Quanto ciò è possibile?
Sull'attribuzione dei dipartimenti deciderà il nuovo governo.
Casse malati: che fare dopo la secca sconfitta dell'11 marzo? Una cassa cantonale come propone il Pss, concretamente?
A livello cantonale in fondo il 46 per cento non è male se consideriamo che in gioco vi era un cambiamento a 360 gradi del sistema di finanziamento della sanità sanitario. E dalle sconfitte si può imparare, per fare meglio. La bocciatura secca a livello svizzero era nell'aria perché in molte regioni, in particolare la Svizzera nordorientale, Grigioni compreso, i premi sono sopportabili. Ora che fare? Se l'iniziativa avesse ottenuto i favori di tutti i cantoni romandi il Pss sarebbe stato pronto a lanciare l'idea, che io avrei sostenuto, di permettere ai cantoni latini di creare una cassa pubblica intercantonale . Quello che invece dovremo fare oggi è armarci di pazienza così come abbiamo fatto con l'Avs, l'assicurazione maternità, il voto alle donne. Ma siamo anche pronti a valutare quali proposte verranno avanzate da chi oggi ha respinto l'iniziativa.
Gianfranco Domenighetti ha affermato di recente su area (n.7-8, 16.02.2007) che tra le cause degli alti costi della salute vi è una densità di posti letti ospedaliero estremamente elevata figlia di un sistema federale in cui ogni cantone ha come obiettivo l'autosufficienza. Il Ticino ha fatto degli sforzi ma ancora non basta?
Da quando sono stata eletta in Ticino abbiamo ridotto i posti letto di oltre il 30 percento. Fare di più non è facile: a livello nazionale siamo tra i cantoni che hanno compiuto sforzi maggiori – eravamo del resto anche il cantone con la percentuale più alta di posti ospedalieri. Ora possiamo lavorare di più sulla concentrazione delle specializzazioni dei vari istituti per migliorare la qualità delle cure. Frenare i costi è giusto, ma essere curati al meglio è più importante.
Sui costi graverebbe anche l'assenza di un'istituzione nazionale di vigilanza sulla diffusione della tecnologia medico-sanitaria. In Ticino già esiste. Con quali risultati?
In Ticino abbiamo istituito una speciale commissione di specialisti che si occupa di autorizzare l'acquisto o la sostituzione di una attrezzatura costosa. A livello svizzero siamo stati i primi. Per il Ticino è stato importante fare questo passo perché ci trovavamo in una situazione di grande esubero rispetto alla media svizzera. Introducendo l'obbligo di richiesta di autorizzazione per mettere in esercizio strumenti costosi siamo riusciti perlomeno a frenare l'aumento che negli anni '90 era stato notevole e, dal profilo della salute, ingiustificato.
Quali le sue priorità al Dss per il prossimo quadriennio?
Innanzitutto consolidare la politica familiare, un grande cantiere che abbiamo aperto nel corso di quest'ultima legislatura permettendoci, dal profilo legale, di essere certamente all'avanguardia a livello nazionale. Non per nulla si parla proprio di "Tessiner Modell" quando si pensa alle possibilità di conciliare la vita professionale con la cura dei figli, il sostegno alle famiglie o la protezione dell'infanzia dalle violenze. Una politica che ora va consolidata. La seconda priorità concerne la salute e l'ambiente. Nella scorsa legislatura abbiamo istituito il Gruppo operativo salute e ambiente che raggruppa diversi dipartimenti ma anche associazioni e medici; vogliamo fare molto di più, perché il degrado ambientale, dell'aria in particolare, nuoce molto alla salute dei cittadini. Terza priorità: la politica sociale. Le attuali assicurazioni sociali non rispondono più in modo adeguato ai nuovi modi di lavorare. Se prima il lavoro era fisso, stabile, a tempo pieno, oggi è discontinuo, precario, a tempo parziale. Per frenare il problema abbiamo già attuato diversi provvedimenti ma si deve continuare nella direzione della Flexsecurity  ossia la capacità di garantire sicurezza e garanzie anche a chi lavora in modo flessibile e precario. Infine, dobbiamo continuare ad impegnarci per trovare il giusto equilibrio tra costi sanitari e qualità delle cure offerte ai cittadini.


Scheda personale

Chi è il socialista di oggi?
Cittadine e cittadini che si indignano davanti alle ingiustizie, che credono nel merito e non nei privilegi, che vogliono scuole e ospedali di qualità, maggior sicurezza, un ambiente che non faccia ammalare e soprattutto la garanzia che le regole del gioco siano uguali per tutti.
Quando era piccola chi era il suo mito?
Tom Sowyer.
Lo sfizio più grande che si è tolta?
Una grande cucina … adoro cucinare, anche se ora non ho mai tempo: mi rifarò dopo le elezioni.
Il cruccio più grande cui è stata confrontata?
Crucci? Non so, nella vita ci sono eventi dolorosi, che toccano magari le persone cui si vuole bene, ma dei crucci mi dimentico subito, uno scaccia l'altro.
Se non fosse in Ticino, in quale paese vorrebbe far politica?
In California, forse perché in certi punti il paesaggio assomiglia al Ticino e poi perché la destra (repubblicana) è più pragmatica e moderata di quella ticinese.

Pubblicato

Venerdì 23 Marzo 2007

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