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In gioco il futuro dell'Unione europea

di

Andreas Rieger

«Cari amici tedeschi…» e «cari italiani…». Inizia così la corrispondenza che ultimamente è intercorsa in Europa e che potrebbe diventare decisiva per il futuro dell’Unione europea.


Il punto di partenza è una proposta di Italia, Francia e di altri Paesi dell’Unione in favore di un’emissione di “Coronabond”, titoli di debito nei quali tutti gli Stati dell’eurozona diventano responsabili congiuntamente. Attualmente ogni Stato opera singolarmente sul mercato finanziario dei prestiti per sostenere gli spaventosi costi della crisi. In tanti per questo pagano interessi molto elevati, mentre altri, come la Germania, ottengono il denaro quasi a interesse zero. Obbligazioni congiunte farebbero calare gli interessi di miliardi. Niet, ha risposto il governo tedesco. Come già nella crisi greca di 8 anni fa, rifiuta una soluzione solidale. E lo stesso fa l’Olanda, il cui ministro delle finanze Wopke Hoekstra ha sostenuto che sarebbe colpa dell’Italia medesima se avesse troppi pochi soldi nelle casse dello Stato. Sorvolando sul fatto che era stata l’Ue a imporre ai paesi del sud una politica finanziaria che ha portato allo smantellamento degli ospedali e ad un’erosione delle entrate dello Stato.


«Disgustoso», ha commentato il solitamente pacato Primo ministro portoghese Antonio Costa. I sindaci italiani hanno scritto una lettera aperta: «Cari amici tedeschi, non si tratta di garantire per i vecchi debiti dei singoli Stati, ma di essere solidali in questa crisi sanitaria». Hanno fatto presente che l’Italia e altri paesi europei nel 1953 aiutarono la Germania condonandole enormi debiti. Ed hanno criticato l’Olanda, che praticando il dumping fiscale sottrae risorse agli altri Stati.


«Cari italiani», si è fatta viva sul quotidiano la Repubblica la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, scusandosi per il fatto che in molti all’inizio della crisi del coronavirus hanno pensato solo a sé stessi. Ma ora l’Ue sarebbe al fianco degli italiani. Come prova ha portato il nuovo progetto europeo “Sure”, un fondo da 100 miliardi per coprire gli enormi costi del lavoro ridotto. «Cara Ursula» ha risposto il giorno dopo il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, «apprezzo il sentimento di vicinanza e condivisione che ha ispirato le tue parole. Ma da altri ho sentito cose non degne dell’Europa». Sure è una buona cosa, ma per superare la crisi servirebbe di più: un grande piano comune d’investimenti per la ripresa.


Un simile “Piano Marshall per l’Europa” ora viene prospettato da von der Leyen. Ma le logiche conseguenze dopo lo scambio epistolare non sono ancora digerite: la resistenza tedesca e olandese nei confronti di una politica europea solidale permane. E questo mette a rischio il futuro dell’Unione europea.

Pubblicato

Giovedì 9 Aprile 2020

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