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In gioco il diritto all'informazione

di

Manon Schick

L’iniziativa No Billag è pericolosa. In caso di approvazione, il 4 marzo, la sua messa in atto avrebbe conseguenze molto problematiche per le minoranze linguistiche. Per i romandi come me, ma ancor più per gli italofoni e i romanci. In effetti non solo i programmi della Ssr sarebbero drasticamente ridotti o minacciati di scomparire, ma anche quelli delle numerose radio locali e televisioni regionali, pure finanziate in modo importante dal canone.
In una democrazia è essenziale garantire la libera circolazione di informazioni e idee di ogni genere, così da permettere a ognuno di esprimere le proprie idee e opinioni, e alla società nel suo insieme di cercare e ricevere queste informazioni. Vale in particolare per le minoranze linguistiche, che devono poter accedere a informazioni nella loro lingua, e che devono avere la possibilità di creare i loro propri mezzi di comunicazione.


La protezione delle minoranze è un fattore cruciale per garantire la stabilità degli Stati multilingui. Essa è garantita da numerosi trattati delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa. La Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, ratificata dalla Svizzera, richiede specificamente che gli Stati veglino affinché le persone appartenenti a una minoranza nazionale non siano discriminate nell’accesso all’informazione.
La Costituzione federale prevede anch’essa degli obblighi particolari nei confronti delle minoranze linguistiche. L’articolo 70 stabilisce che «la Confederazione sostiene le misure prese dai cantoni dei Grigioni e del Ticino per la salvaguardia e la promozione del romancio e dell’italiano». L’iniziativa, appunto, esige il divieto del finanziamento statale di tutti i media audiovisivi, che sia tramite un canone o una tassa. Questo avrebbe come effetto di ostacolare la capacità della Confederazione di portare a termine il proprio mandato di protezione delle minoranze linguistiche.


Attualmente le regioni minoritarie traggono importanti benefici dal canone radiotelevisivo: il 70% viene infatti incassato nella Svizzera tedesca ma solo il 45% del montante serve a finanziare i media tedescofoni, mentre il resto viene riversato alle regioni in cui si parla francese, italiano o romancio.
A causa dei rischi che l’iniziativa farebbe pesare sulla libertà d’espressione e sul dibattito delle idee, Amnesty International raccomanda di votare no all’iniziativa “No Billag” e esorta le autorità a mettere in atto tutte le misure adeguate volte a garantire che ogni persona abbia accesso a un’informazione diversificata e possa esercitare il proprio diritto alla libertà d’espressione senza subire discriminazioni di sorta.

Pubblicato

Mercoledì 24 Gennaio 2018

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