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In cenere i diritti degli operai

di

Francesco Bonsaver
È da poco passata la mezzanotte di mercoledì 22 agosto nel cantiere del discusso inceneritore di rifiuti a Giubiasco. Sotto una pioggia battente degli operai stanno concludendo di gettare la platea del futuro stoccaggio dei rifiuti. Si tratta di un lavoro imponente che richiede il getto di 880 metri cubi di cemento senza possibilità di interruzione. Gli operai hanno iniziato i lavori alle 6 del mattino, oltre diciotto ore prima. Per realizzare l'opera sono state utilizzate 3 pompe che hanno una capacità di gettare cemento di circa 40 metri cubi all'ora. Sotto pressione, le pompe si sono guastate nel corso della giornata. Riparate con mezzi di fortuna (una pompa è stata saldata con un ferro trovato nel cantiere), non hanno retto e hanno ritardato quindi i lavori oltre il tempo inizialmente previsto di circa dodici ore.
I funzionari sindacali di Unia, presenti sul cantiere, hanno costantemente seguito l'evolversi della giornata. Il giorno seguente, Unia dirama un comunicato nel quale denuncia la messa a repentaglio della salute degli operai anche in condizioni di sicurezza tutt'altro che ottimali. Il sindacato conclude ricordando che vi sono state delle violazioni alle norme contrattuali e alla legge sul lavoro. La Società svizzera impresari costruttori (Ssic) sezione Ticino risponde con un comunicato, invitando i sindacalisti a portare del tè caldo agli operai invece di strumentalizzare quanto successo. La Ssic inoltre precisa che per lo straordinario lavoro era stato calcolato un tempo di circa 12 ore «correttamente annunciate alla Commissione paritetica competente».
area ha interpellata la Commissione paritetica che, per bocca del suo segretario Stefano Malpangotti, ha dichiarato che essa non aveva ricevuto nessuna segnalazione. Per lavori che si prevede superino il normale orario di lavoro, la direzione lavori deve pianificare due turni di operai in grado di far fronte alla mole e alla durata di lavoro. Poiché esiste la possibilità che si rompano le pompe, anche gli operai possono infortunarsi dopo tante ore di lavoro. Nessuna pianificazione di doppia sciolta è stata prevista dalla direzione lavori del Consorzio dell'inceneritore di Giubiasco. Il consorzio è composto da cinque ditte: Muttoni Sa, Bossi e Bersani Sa, Implenia, Antonini e Ghidossi Sa e Rofer Sa. Tre sono rinomate imprese della zona del Bellinzonese, l'Implenia è il più grande gruppo edile svizzero mentre la Rofer fa parte del gruppo Ferrari Piero, quello dell'ex silos nelle bolle di Magadino per intendersi. Imprese di una certa importanza che però non sono state in grado di prevedere del personale supplementare in caso di difficoltà. Il gruista, che ha un ruolo chiave nel garantire la sicurezza e che aveva lavorato e partecipato al getto di 18 ore, alle 7 del giorno seguente era di nuovo sul cantiere. «Per sua scelta» ha affermato l'ingegnere Cleto Muttoni, portavoce del consorzio di imprese. Ma per questioni relative alla sicurezza è la ditta che ha la responsabilità: la decisione della presenza o meno sul cantiere di un operaio è di competenza dell'impresa, non della "libera" scelta del gruista.
E non è finita qui: gli operai hanno costantemente lavorato sotto la pioggia, aspetto questo molto delicato sotto il profilo della sicurezza. Nel suo comunicato la Ssic afferma che il lavoro eccezionale era stato pianificato per martedì, ma dopo aver consultato l'ufficio di Meteosvizzera a Locarno Monti si è deciso di spostarlo a mercoledì. Aver lavorato sotto l'acqua sarebbe dunque frutto dell'errata previsione di Meteosvizzera. Interpellata da area, Locarno Monti ci ha inviato la sua previsione emessa martedì 21 agosto per il giorno seguente: indicava forti precipitazioni per mercoledì, come poi puntualmente si è verificato.
L'ultimo comunicato giunto nelle redazioni è quello del committente dei lavori, l'Azienda cantonale dei rifiuti. Essa conclude: «Il Consiglio di amministrazione è intervenuto nei confronti del Consorzio di imprese di costruzione auspicando una migliore coordinazione, programmazione e gestione del cantiere affinché assuma ogni provvedimento volto ad assicurare, anche in casi eccezionali, la sicurezza e i diritti delle maestranze». Non è necessario leggere tra le righe per capire che non si è trattato di una semplice strumentalizzazione di Unia, ma che qualche errore di pianificazione è stato effettivamente fatto. O si tratta di un errore di valutazione oppure si è scelto la soluzione economicamente migliore per il consorzio, e tanto peggio se è stata la soluzione peggiore per gli operai  coinvolti. Ai lettori il giudizio.


Edo Bobbià: "Il vuoto contrattuale è un problema"

Non si può esulare quanto successo nel cantiere dell'inceneritore (cfr. articolo sopra) dal conflitto che sta vivendo l'edilizia svizzera. A fine maggio, la Società svizzera impresari costruttori (Ssic) ha inoltrato disdetta del Contratto nazionale mantello (Cnm) dell'edilizia. Ciò significa che dal primo ottobre il settore della costruzione non avrà più un Cnm di obbligatorietà generale, che definisca diritti e doveri dei lavoratori e delle imprese. Quanto denunciato da Unia  nel caso del cantiere dell'inceneritore di Giubiasco non avrebbe conseguenze pratiche in assenza di Cnm. La domanda obbligatoria è allora: cosa succederà da ottobre, quando il settore vivrà una situazione di vuoto contrattuale? L'abuso diventerà una pratica comune in quanto non sarà più un abuso formale? L'abbiamo chiesto ad Edo Bobbià, direttore della Ssic sezione Ticino. 

Davvero non era possibile nel getto all'inceneritore di Giubiasco prevedere due sciolte di operai che si dessero il cambio durante la giornata?
Con il senno di poi, direi che sarebbe stato meglio dar prova di una maggiore accortezza. Era stato previsto l'impiego di macchinari straordinari vista l'importante mole dell'opera, ma che alla prova dei fatti non hanno retto. Fondamentalmente c'è stata una visione del lavoro da fare che ha portato a prevedere una sola sciolta.
Dal primo ottobre non ci sarà più il Cnm. Dobbiamo aspettarci un peggioramento delle condizioni di lavoro sui cantieri?
Non credo che la situazione possa peggiorare, anche perché non stiamo con le mani in mano. Quando saremo in situazione di vuoto contrattuale, ci sarà una valida alternativa. Appena il Cnm non ci sarà più, sarebbe possibile sottoscrivere un contratto normale di lavoro ticinese che permetterebbe di salvaguardare le attuali norme contenute nel Cnm. Questo contratto normale dovrebbe essere proposto da noi e dai sindacati alla Commissione Tripartita. Quest'ultima potrebbe decidere di suggerire il provvedimento al Consiglio di Stato ticinese, che potrebbe approvarlo e decretarlo vincolante anche in un periodo senza contratto nazionale.
Viene da chiedersi perché avete dato la disdetta del Cnm.
Questo purtroppo non lo decidiamo noi in Ticino. È di competenza della centrale nazionale.
Questo significa che siete preoccupati del vuoto contrattuale?
Sì, per noi rappresenta un problema. Anche all'ultima assemblea nazionale dei delegati Ssic del 16 agosto, sia la nostra sezione che quella ginevrina, abbiamo espresso le nostre perplessità rispetto alla disdetta. La posizione geo-economica del Ticino e dei Romandi è diversa dal resto del paese. D'altra parte, la fiducia della direzione centrale Ssic nei confronti dei sindacati è nulla. Non restava altra possibilità che la disdetta del Cnm per ripartire da zero e con premesse diverse. L'ufficio presidenziale della Ssic Ticino condivide la decisione politica presa a livello nazionale nei confronti dei sindacati.
In Ticino però avete più volte dichiarato che voi e i sindacati riuscite a collaborare. Questo malgrado la sezione ticinese di Unia sia conosciuta come la più combattiva a livello nazionale…
Certo, malgrado tutte le battaglie e scaramucce che ci sono state, le soluzioni si sono sempre cercate e trovate. La pace assoluta sui cantieri è la panacea che tiene alto il profilo delle nostre imprese. A questo proposito stiamo analizzando se a livello giuridico sia possibile trovare delle soluzioni che permettano di garantire la collaborazione tra operai e imprese in Ticino.
Non si corre il rischio dei tempi lunghi prima che si arrivi ad un accordo?
I tempi sono imposti dalla situazione. Se non si trova un accordo a livello nazionale, dobbiamo essere pronti ad avere una soluzione locale. È il nostro obiettivo.
Sembra di capire che un contratto sia fondamentale per gli impresari, contrariamente a quello che pensa la Ssic nazionale.
Nel resto della Svizzera la situazione è differente. Si pensi solo all'attività di controllo in Ticino della Commissione paritetica e dell'Associazione interprofessionale di controllo. Grazie a questi strumenti, abbiamo un controllo del territorio che ci permette di intervenire rapidamente in caso di problemi.
Vi sono però dei problemi legati al subappalto a cui ricorrono le stesse ditte ticinesi…
Questa è una delle deformazioni congenite della liberalizzazione. Tra gli impresari, come tra gli operai, ci sono quelli bravi e quelli meno bravi. Quando è permesso ingaggiare una ditta italiana per la posa del ferro ad un prezzo interessante è chiaro che alcune imprese ticinesi lo fanno. Occorre però chiedersi se gli operai della ditta italiana siano pagati in modo corretto…


Saverio Lurati: "Prima difendiamo l'accordo nazionale"

A Saverio Lurati, segretario regionale di Unia Ticino, abbiamo chiesto un parere sulla proposta formulata da Edo Bobbià, direttore Ssic Ticino, di un contratto normale di lavoro cantonale nel caso di vuoto contrattuale nazionale:
In primo luogo ritengo fondamentale cercare di ottenere un Contratto nazionale mantello (Cnm). È di gran lunga il miglior strumento possibile per tutelare gli interessi delle parti coinvolte. Se i presupposti per mantenere il Cnm non ci saranno più, in seconda battuta non escludiamo in linea di principio un contratto cantonale. Ma non nella forma di un contratto normale, che non prevede una negoziazione tra le parti. È decisamente migliore la forma del contratto cantonale negoziato tra le parti, che assume un valore maggiore. Vi è poi da tener conto che la proposta indicata da Bobbià non dà certezze né di contenuto né di tempistica. La Commissione tripartita, a cui spetterebbe la decisione se sottoporre o meno il contratto normale al Consiglio di Stato ticinese, potrebbe suggerire l'approvazione solo di alcune parti del Contratto nazionale attualmente in vigore. Il secondo problema sono i tempi. Il decreto d'obbligatorietà a livello nazionale prende molto tempo, a livello cantonale la tempistica è ancora più lunga.

Pubblicato

Venerdì 31 Agosto 2007

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