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In Africa con la bicicletta

di

Tatiana Lurati Grassi

Le vecchie biciclette, nonostante siano ancora in grado di viaggiare, terminano il loro viaggio molto spesso nei negozi di ferrivecchi o fanno la polvere nelle cantine delle abitazioni. Nel quadro del programma occupazionale Ri-cicletta, le bici vengono raccolte e rimesse in buono stato da disoccupati. Queste persone che si trovano in una condizione sociale difficile o hanno dei problemi di salute possono approfittare di uno spazio di accoglienza protetto, seppure per un periodo limitato. Il progetto aumenta le prospettive per la loro integrazione nel mondo del lavoro svizzero.


Nel corso degli ultimi mesi l’atelier ha preso contatto con la Fondazione Biciclette per l’Africa per intraprendere una collaborazione con loro. Di che cosa si tratta? Viene svolto lo stesso tipo di attività come da Sos Ticino, ma le biciclette vengono poi spedite in Africa.
Le biciclette possono essere esportate in Africa solo dopo aver superato lo standard qualità definito dai responsabili di Biciclette per l’Africa. Una volta sul posto, le biciclette vengono vendute dando la possibilità alle persone che non possono permettersi un’auto o una motocicletta di muoversi. La domanda di biciclette svizzere in Africa è grande perché sono di buona qualità e resistono su strade dissestate. Le biciclette riciclate non solo permettono un accesso alla mobilità ecologica ed economica nei paesi africani, ma creano pure dei posti di lavori in loco, che possono essere negli atelier di riparazione come nei negozi di vendita di bici e di pezzi di ricambio.


Abbiamo aderito a questa interessante iniziativa e stiamo preparando anche noi le biciclette per poi spedirle in Africa. Crediamo che questo sia un ulteriore tassello da aggiungere al puzzle dell’attività di Sos Ticino che lotta in favore dei più deboli.

Pubblicato

Giovedì 21 Novembre 2013

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