Il prossimo fine settimana si rinnovano governo e parlamento ticinesi. Un'elezione che potrebbe stravolgere gli equilibri politici cantonali. In vista dell'appuntamento con le urne abbiamo intervistato due noti esponenti di Unia che si candidano per il Gran Consiglio: Saverio Lurati, granconsigliere uscente, che si presenta sulla lista del Partito socialista (Ps), e Matteo Pronzini, candidato per il Movimento per il socialismo (Mps-Pc). In corsa per il parlamento c'è ancora un terzo funzionario di Unia, Leonardo Schmid (Mps-Pc).

Saverio Lurati, quattro anni fa l'estromissione di Marina Masoni dal governo aveva fatto pensare ad una svolta. Il bilancio del quadriennio appare però più di continuità che di svolta.
In governo c'è stata continuità. Diverso il discorso per le commissioni del Gran Consiglio. Nella Commissione della gestione un clima diverso lo si è avvertito. Ciò ha permesso di ottenere alcuni importanti risultati, come il credito appena votato a favore delle energie rinnovabili. Quattro anni prima questo credito non sarebbe passato. La preoccupazione è che, mutando i rapporti di forza, questo clima nella prossima legislatura non ci possa più essere.
In particolare con Laura Sadis ci si aspettava una politica diversa al Dfe, ma così non è stato.
Le posizioni di Masoni erano scontate. Di Sadis si pensava che su certe questioni potesse avere posizioni un po' più moderate. Nei fatti si è manifestata la sua visione liberista dell'economia, sostanzialmente di destra, e la sua visione della socialità, che non è di solidarietà e di ridistribuzione della ricchezza.
Rispetto al Dss ha delle attese per la prossima legislatura?
I margini politici nel Dss sono limitati, in quanto in molti ambiti si trova a dover redistribuire alla popolazione dei finanziamenti stanziati dalla Confederazione. Il Dss ha però una funzione importante nel prevedere i bisogni delle fasce più deboli della popolazione, e in questo senso potrebbe essere più incisivo. Ma il Dss dovrà impegnarsi in tutta una serie di trattative per definire i mandati di prestazione con case per anziani, ospedali e cliniche private. E rischia quindi di diventare un dipartimento molto più tecnicistico di quanto non lo sia stato finora, perdendo buona parte della sua dimesione politca.
Qual è il suo bilancio personale del quadriennio?
Finalmente ho potuto lavorare in una commissione molto pragmatica, che decide, che non trascina le discussioni. Per un sindacalista abituato a cercare di ottenere dei risultati concreti è essenziale. Questo approccio pragmatico ci ha permesso di ottenre alcuni importanti risultati, ad esempio sulla questione degli assicurati morosi, costruendo in Commissione il consenso che poi avrebbe retto anche in Gran Consiglio. Il bilancio personale è quindi positivo. Il bilancio politico generale lo è meno: se penso a Legge stipendi e Lord, il parlamento non ci aveva seguito e abbiamo dovuto ricorrere al referendum. Un referendum, vinto, importantissimo: spesso si pensa che la sinistra sia isolata nel paese, in realtà abbiamo dimostrato di poter essere maggioritari.
È possibile in parlamento fare un fronte comune dei rappresentanti dei lavoratori?
Nel Ps la mia voce come rappresentante dei lavoratori e delle lavoratrici è sempre stata ascoltata. Lo stesso non posso dire dei Verdi, che ad esempio hanno votato contro il carovita ai dipendenti dello Stato.
Il tormentone "Morisoli sì - Morisoli no" è il problema più importante dei ticinesi?
I ticinesi hanno problemi ben più importanti. Ma potrebbe diventare un problema importante se, una volta eletto, dovesse profilarsi sul piano delle liberalizzazioni, dell'attacco allo Stato e del sostegno finanziario a soggetti privati nella scuola e nella sanità, soggetti che spesso hanno dietro azionisti da remunerare.
Cambierà qualcosa se avremo due leghisti in governo invece di due liberali?
Dipenderà molto da chi dovesse essere eletto. Gobbi per esempio non sarebbe certo su posizioni più sociali di quanto non siano attualmente i due liberali. Bignasca forse sì, ma è del tutto imprevedibile. Sui grandi equilibri cambierebbe molto poco. Sui temi importanti (come gli sgravi fiscali) Plr e Lega sono sulle stesse posizioni.
Lei dorme tranquillo considerando entrambe le ipotesi?
Io non dormo tranquillo perché se non ci fosse il Ps, tanto vituperato, questo cantone dal profilo sociale sarebbe molto più arretrato di quanto non sia. Dopo di che credo che oltre ad un partito c'è anche un sindacato che fa un lavoro di opposizione politica che non è di poco conto e che dovrà continuare a farlo. Perché è importante essere laddove le discussioni si fanno, dove si prendono le decisioni che contano, per far passare certi messaggi.
Unia è la forza sociale più combattiva e presente sul territorio. Il Ps invece, forse per necessità di cose, si è vieppiù concentrato sul lavoro nelle istituzioni. Come segretario di Unia eletto sulla lista del Ps non sente una contraddizione fra queste sue due anime?
Nel Ps c'è una dialettica, e non sempre si è tutti d'accordo sulle scelte compiute. Credo in ogni caso che sui temi di importanza sindacale maggiore il Ps ha sempre "seguito" la linea del sindacato. Non ho quindi particolari difficoltà nel partito. Poi è vero che quando si lavora in un partito si deve anche saper tenere d'occhio il risultato finale: invece che fare opposizione per principio e non portare a casa niente preferisco qualche volta trovare dei compromessi che permettono di portare a casa un risultato.
È uno scenario realistico la costituzione di un fronte rosso-verde in parlamento?
Ho qualche difficoltà a vedere un fronte rosso-verde rispetto ad una serie di opzioni prese dai Verdi. Savoia ad esempio ha diametralmente cambiato la sua posizione sui Bilaterali. Forse in un cantone così piccolo molto dipende anche dalle singole persone.
Riterrebbe un fatto positivo l'entrata in parlamento della lista Mps-Pc?
In ogni caso non sarebbe negativa. Un pungolo che viene da fuori, se fatto in maniera intelligente, che richiama alle posizioni più autentiche del socialismo può essere molto utile.


Per una politica più partecipativa

L'Mps è un movimento attivo in primo luogo sul piano delle lotte sociali. Matteo Pronzini, che importanza date all'obiettivo di entrare in parlamento?
È sui posti di lavoro che si riesce ad ottenere delle conquiste essenziali per i salariati. La presenza in parlamento può essere utile per dar voce ai movimenti sociali e per spingere la politica ad affrontare i temi del lavoro. Il nostro obiettivo è di entrare in parlamento con due eletti, un obiettivo realistico sia considerando la somma delle liste Mps e Pc di quattro anni fa sia i dati dei sondaggi.
In parlamento quale importanza può avere la presenza di uno schieramento a sinistra del Ps?
Il fronte rosso-verde può crescere. E un maggior numero di deputati rosso-verdi potrà costituire un contrappeso all'avanzata della destra e del blocco sociale che si sta coagulando fra Ppd, Plr, Lega e Udc.
C'è dunque disponibilità a collaborare sia con il Ps che con i Verdi?
Non abbiamo preconcetti. Al centro delle nostre preoccupazioni ci sono gli interessi dei salariati. Su questa base ci profiliamo e definiamo le collaborazioni. Sugli Accordi bilaterali tutto il fronte rosso-verde si era schierato per il sì, tranne noi, che avevamo analizzato la questione sotto il profilo degli interessi dei salariati. I fatti ci dimostrano che avevamo ragione. Siamo disposti a confrontarci con tutti, ma in parlamento i nostri interlocutori più naturali saranno il Ps e i Verdi, che si richiamano ad una società più solidale.
Cosa porta della sua esperienza sindacale, in particolare alle Officine, nell'ambito politico?
Quella delle Officine è stata un'esperienza estremamente democratica e pluralista. Sono aspetti che dovrebbero essere al centro del dibattito politico. Invece la politica si allontana sempre più da una visione partecipativa. Questa campagna elettorale lo dimostra: si è lontanissimi dai problemi reali, con un ceto politico sempre più staccato dalla realtà che cerca di imporsi agli elettori. L'esperienza delle Officine dimostra che si deve evitare il più possibile di delegare il nostro futuro, anche a livello politico. La popolazione e i salariati devono poter trovare più spazi di partecipazione e di democrazia diretta.
È possibile trovare questi spazi in campagna elettorale?
No, è molto difficile, anche perché è una campagna elettorale molto mediatica e non vi è la volontà di fare una discussione fra la gente, nelle aziende, nelle città. È una dinamica che viene da lontano. Le forze politiche maggiori vogliono campagne elettorali sempre più all'americana e sempre più distanti dagli interessi e dalla vita reale dei cittadini.
Dal manifesto elettorale di Mps e Pc traspare la profonda cultura sindacale presente nella vostra lista. Non avete trascurato altri temi importanti?
Il nostro manifesto elettorale vuole esprimere la necessità che il Ticino lotti e prenda in mano il suo destino. Nell'esperienza delle Officine la politica si è mossa solo quando i lavoratori si sono messi in sciopero e per Bellinzona vi erano decine di migliaia di persone. Nella nostra lista c'è una forte espressione del mondo del lavoro, ma anche una fortissima presenza di giovani, in particolare di ragazze e giovani donne. Crediamo così di essere espressione di una parte di quel Ticino che lotta.
I salariati però, specie coloro che guadagnano poco, votano più a destra, in particolare la Lega.
Sia i partiti di tradizione socialista che i sindacati pagano la crisi del progetto politico del movimento operaio. La posizione della sinistra sui Bilaterali ha disorientato i lavoratori: hanno capito che la sinistra aveva assunto una posizione che non partiva dalla difesa dei loro interessi. Logico quindi, purtroppo, che questi salariati vedano nella destra una soluzione che tale non è. Lo dimostra la posizione della Lega contraria al salario minimo.
Per lei cambia molto se in governo ci sono due leghisti invece che due Plr?
No. Mi spaventa la convergenza fra i quattro partiti di destra in Ticino (Plr, Ppd, Lega, Udc) verso posizioni contrarie agli interessi della popolazione e dei salariati. Si tratta allora di rafforzare le posizioni di chi si contrappone a questo progetto. Non ci sono più le classi di 100 anni fa, ma ci sono degli interessi divergenti tra chi detiene la proprietà dei grandi mezzi di produzione e chi dispone solo del suo lavoro, che sia manuale o intellettuale. E le politiche riflettono questa divergenza di interessi.

Pubblicato il 

01.04.11

Edizione cartacea

 
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