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Attendendo il 14 giugno

Illegale è la violazione dei diritti, non lo sciopero

Sindacati e collettivi femministi replicano a chi insinua che la mobilitazione delle donne è illegittima

di

Veronica Galster

Le donne rivendicano da quasi 40 anni il diritto alla non discriminazione sui posti di lavoro e nella vita privata. Perciò, secondo le organizzazioni sindacali, è la disparità a essere illegale, non lo sciopero.

 

Nelle scorse settimane si è parlato della legittimità o meno dello sciopero femminista e delle donne previsto per il 14 giugno in tutta la Svizzera. Il dubbio è stato insinuato dall’avvocata Sandra Gerber, intervistata da Le Matin Dimanche, che lo ha definito illegale, invitando le donne a prendere un giorno di libero per parteciparvi. Va detto che l’avvocata in questione lavora per uno studio legale di Losanna (Wilhelm Avocats) specializzato sì nel diritto del lavoro, ma con un’ottica pro-padronato, come si può facilmente capire dal loro sito sul quale, ad esempio, gli avvocati si offrono di accompagnare il datore di lavoro nella messa in atto di un piano di licenziamento, vantando relazioni di fiducia in questo ambito con le autorità cantonali.


A sostegno della sua tesi, Gerber dice che sul piano giuridico lo sciopero è illegale in quanto non rispetta il normale iter di negoziazione previsto dalle norme sulla pace del lavoro e che le rivendicazioni non rientrano nel rapporto tra lavoratrice e datore di lavoro. Da parte sindacale queste dichiarazioni hanno scatenato una levata di scudi a sostegno della legittimità dello sciopero femminista e delle donne, come spiega Chiara Landi, del Gruppo donne Uss Ticino e Moesa: «La Costituzione federale, che è la nostra legge suprema, garantisce il diritto di sciopero dal 1999, dando quindi legittimità alla mobilitazione del prossimo 14 giugno. Quanto dichiarato dall’avvocata Gerber non è quindi del tutto vero, anche perché la questione salariale è strettamente collegata alle relazioni di lavoro e al rapporto tra lavoratrice e datore di lavoro. C’è sì anche una parte politica che riguarda una serie di altre rivendicazioni, che hanno comunque in gran parte a che fare con il mondo del lavoro. Lo sciopero del 14 giugno è perciò anche uno strumento per difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori».
Per l’Uss, se è vero che esiste un iter sul quale si basa la pace del lavoro, che vede lo sciopero come ultima ratio, in questo caso siamo di fronte a decenni di rivendicazioni rimaste inascoltate e diritti sanciti dalla Costituzione che non vengono rispettati, come la parità salariale o il fatto che ancora molte donne vengano licenziate quando sono incinte o appena rientrano dal congedo maternità, e altre forme più sottili di discriminazione. «Rivendichiamo diritti disattesi da decenni e che sono legati al mondo del lavoro, questo dà legittimità allo sciopero. È il mancato rispetto di questi diritti a essere illegale, non lo sciopero del 14 giugno», precisa Landi. La giornata d’azione e di sciopero si rivolge quindi alla società e alle autorità, ma anche ai datori di lavoro, con rivendicazioni sindacali precise, che le conferiscono legittimità.


Il 14 di giugno in ogni caso la mobilitazione prenderà molte forme, non ci saranno solo astensioni dal lavoro, le forme di adesione potranno essere più o meno simboliche, a seconda delle possibilità di ognuna, prosegue la sindacalista: «Ci sarà chi farà una pausa pranzo prolungata, chi ritarderà l’ingresso al lavoro la mattina e chi anticiperà l’uscita alla sera. Però è chiaro che ci sarà una parte di astensione dal lavoro importante che come Unione sindacale riteniamo assolutamente legittima. Stiamo promuovendo un’azione di sciopero alle 15.30, un orario che simboleggia il momento a partire dal quale le donne smettono di essere pagate rispetto ai loro colleghi uomini».


Sul sito dell’Uss dedicato allo sciopero (www.14giugno.ch) ci sono informazioni e suggerimenti utili a trovare la propria forma di partecipazione, perché lo sciopero è un’azione collettiva e quindi nessuna deve agire individualmente, ma è meglio mettersi in contatto con il proprio sindacato di fiducia o con il collettivo della propria regione, in modo d’essere meglio tutelate. In quest’ottica, Unia sta cercando un dialogo con i datori di lavoro affinché mettano le lavoratrici in condizione di poter davvero scegliere liberamente se aderire o meno allo sciopero, senza pressioni o paure.


Un chiaro segnale lo ha dato la politica legittimando lo sciopero, soprattutto nei cantoni romandi, ad esempio permettendo alle studentesse e alle insegnanti dei cantoni di Vaud e Ginevra di parteciparvi senza incorrere in sanzioni o penalizzazioni e non prevedendo esami per quel giorno (in Ticino stiamo ancora attendendo risposte in tal senso). Inoltre, a differenza di quanto prevede l’amministrazione cantonale ticinese, le dipendenti della città di Ginevra che vorranno partecipare allo sciopero potranno farlo senza subire trattenute sul salario perché: «Non sarà assicurato alcun servizio minimo, affinché la popolazione si renda conto dell’importanza della donna nel mondo del lavoro», ha indicato la municipale socialista Sandrine Salerno.


«Lo sciopero femminista e delle donne sarà uno sciopero trasversale, che non appartiene a nessuna, ma che è di tutte, lavoratrici e non. Saranno quindi importanti una massiccia adesione e una grande solidarietà», conclude Landi.

Pubblicato

Mercoledì 17 Aprile 2019

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