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Il voto del 12 marzo dev'essere un punto di svolta

di

Anna Biscossa
netto risultato popolare del 12 marzo contrario al decreto che riduceva i sussidi a Enti, Associazioni, Istituzioni attive nel settore socio-sanitario, deve rappresentare un punto di svolta della politica cantonale. Una svolta che non può essere un “attimo fuggente”, come purtroppo è successo per il precedente chiaro verdetto popolare contrario alla riduzione dei sussidi cassa malati da cui è poi scaturito il Preventivo 2005, ma, al contrario, deve diventare una scelta chiara d’indirizzo sul futuro, una scelta che non venga più messa in discussione ogni anno o a ogni seduta di Gran Consiglio o addirittura a ogni riunione del Consiglio di Stato. Il voto del 12 marzo è stato un chiaro pronunciamento del popolo Ticinese non già su un qualunque argomento ma sul fondamento stesso di come deve essere costruita la politica del Paese e per questo è necessario modificare profondamente l’approccio politico ai problemi del Paese nel suo complesso a destra, come a sinistra. Cercherò di essere schematica nel tentativo di essere più chiara. Primo: è necessario smettere di fare politica quasi esclusivamente per conquistare voti, in una continua e perenne campagna elettorale. Cercando di concretizzare ricordo come nel corso della mia esperienza politica in prima fila, ho visto spuntare un vero e proprio bailamme di proposte di sgravi fiscali. Se c’era chi proponeva uno sgravio di cinque, c’era immediatamente chi rilanciava proponendone uno da dieci. E solo una piccola minoranza di politici sosteneva queste scelte sulla base di una visione e di un progetto politico, mentre la maggioranza di chi ha proposto o votato questi tagli fiscali l’ha fatto esclusivamente per puri e semplici motivi elettorali o, in alcuni casi, di sopravvivenza politica. Secondo: è necessario tener presente che quando si fa politica non lo si può fare affrontando ogni singolo capitolo come se esso non facesse parte di un insieme. Il punto di riferimento deve essere il sistema Paese nel suo complesso e ciascuna scelta politica deve rispondere ai bisogni del complesso, non dei singoli Dipartimenti o addirittura dei singoli uffici amministrativi. In altre parole, non si può fare politica finanziaria senza tener conto del contesto economico, dei bisogni sociali, delle sfide formative, dei bisogni di riorganizzazione territoriale. E il problema non è lo strapotere dei funzionari, bensì la mancanza di visioni e di autorevolezza del Consiglio di Stato. Terzo: alla luce di quanto precede, bisogna assumersi la responsabilità di scegliere, di dire di no alle cose impossibili o inutili (per allettanti o elettoralmente paganti che siano), di sostenere con forza e determinazione quello che si ritiene necessario al bene collettivo, di stabilire quale dovrà essere l’indirizzo del Ticino per i prossimi anni. Quarto: prima di mettersi a discutere di scelte finanziarie è necessario chiarire cosa si intenda per concordanza, decidendo insieme pragmaticamente quali siano gli indirizzi generali che si intendono perseguire. Se così non fosse tutto si ridurrebbe all’ennesimo esercizio contabile fine a se stesso, che non porterebbe a nessun cambiamento sostanziale per il Paese. Non è infatti necessario essere delle particolari Cassandre per dire già oggi che se l’intenzione è quella di costruire un accordo basato solo sugli aspetti finanziari, lo stesso è destinato a non reggere di fronte alla sfida elettorale ormai alle porte o che, anche nell’ipotesi che questo primo scoglio venga superato, il destino di un simile accordo è di naufragare al massimo nel giro di un anno. Certo, se i risultati elettorali ribaltassero i rapporti di forza in questo Paese qualcosa potrebbe davvero cambiare. Ma è lecito sperarlo nell’ormai quasi unico Cantone in cui le città restano saldamente in mano borghese grazie al sempre efficace e capillare clientelismo degli stessi? Quello che è certo è che ci resta davvero poco tempo per imporre il cambiamento. In caso contrario il pessimismo sul futuro del Ticino è praticamente inevitabile. In queste condizioni la sinistra perciò non può spendere male o in modo affrettato la vittoria del 12 marzo perché ha una grande responsabilità e cioè quella di ottenere il massimo possibile coerentemente con la volontà espressa in modo chiaro dalla maggioranza del popolo ticinese.

Pubblicato

Venerdì 24 Marzo 2006

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