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Il volto becero della Svizzera

di

Silvano De Pietro
D'accordo che siamo in campagna elettorale, ma ci vuole un bel po' di pelo sullo stomaco per adoperare toni di così odioso razzismo, come quelli uditi all'assemblea dei delegati che l'Udc svizzera ha tenuto a Lugano lo scorso fine settimana. Basti, quale esempio, la frase pronunciata nell'occasione da Eros Mellini, deputato al Gran Consiglio e segretario dell'Udc ticinese: «Ne abbiamo abbastanza degli stranieri che si riproducono a nostre spese come conigli».
È vergognoso e insolito che un politico svizzero si esprima in questi termini. Ma è persino penoso quando le cose che dice sono autentiche sciocchezze. Il presidente del partito Ueli Maurer, per esempio, ha parlato di «ritorno in Svizzera dell'illegalità e della barbarie, sconosciute alla civiltà dell'Europa occidentale». Ma chi, onestamente, potrebbe percepire la Svizzera come un paese in preda all'illegalità ed alla barbarie, solo perché attira immigrazione? Sono esagerazioni e contraddizioni da campagna elettorale condotta con lo stile dell'Udc, che è poi quello chiaramente definito dal consigliere federale Christoph Blocher nel discorso tenuto alla stessa assemblea: «L'Udc si è data l'obiettivo e il compito di tematizzare ciò che preoccupa la popolazione», vale a dire, in altre parole, di agitare le apprensioni e le paure della gente.
Questo, evidentemente, è il metodo con il quale si determina e si promuove il programma politico dell'Udc. Ed a tale logica obbedisce anche la già da tempo annunciata iniziativa antistranieri, che ora l'assemblea di Lugano ha deciso di adottare. Su proposta della sezione ticinese è stato infatti dato mandato al comitato direttivo di elaborare un'iniziativa popolare dal titolo "Le nostre regole valgono per tutti". Che cosa conterrà esattamente il testo dell'iniziativa non è stato ancora stabilito. Ma l'orientamento è quello di rendere possibile l'espulsione dalla Svizzera anche dei genitori dei ragazzi stranieri che subissero una condanna penale. E la cittadinanza svizzera dovrebbe venir ritirata ai giovani naturalizzati che diventano criminali.
Secondo fonti interne al partito, la direzione dell'Udc avrebbe elaborato quattro diverse varianti del testo, che andranno ancora valutate. In ogni caso, le opzioni di fondo sarebbero due. La prima potrebbe essere l'introduzione di un periodo di prova abbinato alla concessione della cittadinanza: una soluzione, questa, che secondo alcuni avrebbe maggiori probabilità di successo alle urne. L'altra è la proposta che venga stipulato un "contratto d'integrazione" tra il paese ospitante e l'immigrato, il quale sarebbe chiamato a sottoscrivere una dichiarazione di lealtà alla costituzione svizzera e all'ordinamento giuridico vigente. L'immigrato sarebbe inoltre tenuto a seguire, a proprie spese, corsi obbligatori per meglio inserirsi nel tessuto sociale e per imparare una delle lingue nazionali. Coloro che falliscono l'obiettivo dell'integrazione o che subiscono condanne si vedrebbero costretti a lasciare la Svizzera per non aver rispettato i patti. Il testo definitivo dell'iniziativa sarà sottoposto all'approvazione dei delegati il 30 giugno e la raccolta delle firme potrebbe iniziare in agosto.
Di integrazione e dei suoi risvolti, o meglio dei temi "criminalità, sicurezza, stranieri", non poteva non parlare Blocher, ministro di giustizia e polizia, secondo cui la violenza giovanile in Svizzera sta crescendo in modo allarmante: molti giovani violenti sono stranieri insufficientemente integrati, provenienti in particolare dai Balcani. Pertanto, Blocher intende accrescere la sicurezza rafforzando la presenza della polizia nelle sedi scolastiche. Il ministro vuole anche valutare se sia opportuno costringere gli insegnanti a denunciare fatti di una certa gravità. Auspica inoltre – sulla base dell'esperienza fin qui acquisita nella sensibilizzazione dei giovani ai rischi della circolazione stradale – l'introduzione nelle scuole di corsi sulle conseguenze della violenza.
Per il consigliere federale, la cooperazione tra le amministrazioni che si occupano di migranti e naturalizzazioni va rafforzata. Anche i genitori dovrebbero essere richiamati all'ordine, affinché si assumano le loro responsabilità educative. In tale prospettiva, poiché un minorenne, anche se condannato, non può essere espulso, Blocher sostiene che l'intera famiglia dovrebbe essere obbligata a lasciare la Svizzera.
Ma in questo festival delle espressioni oscillanti tra razzismo becero e populismo raffinato, se ne sono sentite di peggio. Lo zurighese Ulrich Schlüer s'è messo in testa che l'articolo costituzionale sulla libertà di religione debba essere integrato con una disposizione imperativa che dica: «È vietata la costruzione di minareti». E meno male che si tratta dell'articolo sulla libertà di religione! Per non parlare, poi, della scontata "lotta ai socialisti" dichiarata dal presidente Maurer, secondo il quale la sinistra vorrebbe sostituire al volto amichevole della Svizzera la "brutalità multiculturale". E i delegati si sono spellati le mani ad applaudire simili "perle".



Le tre contraddizioni dell'Udc

Al di là degli aspetti folkloristici o demagogici di un populismo che può apparire nello stesso tempo ridicolo e preoccupante, a qualunque persona di buon senso non possono sfuggire tre contraddizioni di fondo che si agitano nell'Udc e nella sua politica. La prima è il richiamo continuo al popolo, ai diritti popolari, quindi alla democrazia, in contrapposizione a un metodo decisionale fatto di proposte già discusse e definite dal vertice, che la base si limita a ratificare con applausi ed acclamazioni.
La seconda contraddizione sta nell'affermare che «le nostre regole valgono per tutti», e poi chiedere che i criminali stranieri vengano trattati diversamente. Lo stato moderno non ha soltanto il diritto di espellere i delinquenti stranieri, ma anche il dovere di punirli come tutti gli altri in una prospettiva di risocializzazione («Tutti sono uguali davanti alla legge», dice l'articolo 8 della costituzione federale).
Infine, non si può pretendere dagli stranieri che siano ben disposti a farsi assimilare, e poi rendergli la cosa molto difficile, facendo loro la faccia feroce e mostrando intolleranza verso un'integrazione multiculturale. La quale, tra l'altro, renderebbe la Svizzera un paese più vivace e piacevole per tutti.



Muralto: va in scena in grottesco
Francesco Bonsaver

La sala è gremita in attesa del tribuno zurighese, Christoph Blocher. La gran parte dei presenti sono i suoi convinti sostenitori, mentre qualcun altro è semplicemente curioso di vedere dal vivo uno dei più abili oratori dei politici svizzeri. Imperversano i capelli grigi o bianchi, a seconda della tonalità scelta dal parrucchiere. I fans del tribuno zurighese sono soprattutto dei pensionati svizzeri tedeschi, tra i quali molte donne che accompagnano il loro marito. Molto fieri di essere svizzeri, in un concetto di identità nazionale spesso costruita in opposizione agli "altri", siano essi i paesi confinanti dell'Unione europea o gli stranieri. Sono gli svizzeri così magistralmente descritti da Max Frisch in "Andorra". Naturalmente ci sono tutti i rappresentanti dell'Unione democratica di centro del Ticino, speranzosi di conquistare un posto al sole con le prossime elezioni. Presenti le due anime del partito: quella dominante, molto vicina agli interessi della finanza che ha nella figura del presidente Paolo Clemente Wicht l'esponente principale, e quella minoritaria di destra sociale rappresentata da Gianfranco Soldati. Gli sguardi sono abbastanza eloquenti fra le due anime; non scorre buon sangue. Eppure l'ambizione politica dell'Udc è quella di riunire in un unico partito due categorie sociali che hanno interessi opposti, in una sorta di corporativismo dei secoli passati. Difendere gli interessi dei gruppi finanziari facendoli coincidere in modo alquanto improbabile con quelli del cittadino comune, facendo leva sulla paura generata dal contesto economico e sociale della globalizzazione. Del mondo economico non sembrano esserci personaggi di rilievo. Si capisce che c'è qualche finanziere o medio imprenditore, ma nessuno di quelli che veramente contano in Ticino. Blocher prende la parola ed inizia a conquistarsi la platea con una battuta in italiano. Prosegue usando i concetti su cui tutti possono dirsi d'accordo; autonomia, indipendenza e libertà. Ma Blocher sa conquistarsi il suo fedele pubblico puntando su quegli argomenti sui quali ha costruito la propria carriera: Ue e la politica anti stranieri. Cerca consensi alimentando le paure per poi individuare il caprio espiatorio ideale di tutti i mali, lo straniero. Soddisfatti di sentirsi dire quello che volevano dal ministro della giustizia elvetica, gli spettatori felici si spellano le mani.

Pubblicato

Venerdì 23 Marzo 2007

Edizione cartacea

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