Sanità e giustizia sociale

Il vento tempestoso che,dopo le rivelazioni del nostro settimanale sulla costituzione di un tesoro nascosto a favore del Cardiocentro sull’isola di Jersey, sta soffiando dal canale della manica ha dunque investito anche il Governo ticinese. Ha scosso e scuoterà l’intera compagine governativa ma, in particolare, rischia di far traballare seriamente il Consigliere di stato Luigi Pedrazzini. E inoltre azzera completamente la credibilità del vero primo beneficiario di tutta questa operazione: il dott.Tiziano Moccetti.

 

Queste perlomeno le impressioni che si possono ricavare dalla conferenza stampa convocata d’urgenza martedì a mezzogiorno dopo due ore e mezza di discussione in Consiglio di Stato. La sensazione chiara che si è avuta è che il Governo cantonale cerchi di allontanare il più possibile da sé la responsabilità più grossa: quella di aver saputo e di aver taciuto. La difesa del Consiglio di stato è quella di essere stato informato dell’esistenza di ulteriori fondi a favore del Cardiocentro dal collega Luigi Pedrazzini solo il 24 novembre, in modo informale e comunque tale da ritenere che nulla sarebbe mutato relativamente all’assetto finanziario della Fondazione. E per questo, in quella che egli considera «assoluta buona fede», l’Esecutivo cantonale ha ritenuto di non dover informare il Legislativo (che pochi giorni dopo ha dibattuto per ore sul finanziamento di 6,6 milioni a favore del Cardiocentro). In sintesi: «al massimo abbiamo sottovalutato la notizia; se il Parlamento vuole sgridarci lo faccia solo su questo». Certo è che perlomeno di leggerezza ce n’è stata un bel po'!

 

Evidentemente a questo punto la palla è rimbalzata, in modo pesante, nel campo del Ministro delle istituzioni. Luigi Pedrazzini ha ammesso di aver saputo da tempo più di quanto abbia comunicato il 24 novembre ai suoi colleghi («comunque - egli afferma - non delle azioni promosse dai beneficiari, Fondazione compresa, per far sparire i soldi del trust»), ma di aver in sostanza taciuto nell’interesse del Cardiocentro. Lo scenario si è però ulteriormente complicato nel pomeriggio di martedì quando un articolato e durissimo comunicato dei legali della vedova Zwick ha confermato, sviluppandole, le anticipazioni fornite sempre martedì dal Corriere del Ticino sulle manovre attuate da alcuni beneficiari per far scomparire l’enorme eredità.

 

Da queste notizie appare evidente che almeno una persona del Consiglio di Fondazione (il defunto avv. Sandro Bernasconi) avrebbe partecipato attivamente alla costituzione del trust ed alle azioni successive. La domanda è evidentemente quella volta a sapere quanto di questo agire sia stato trasmesso ai (pochi) colleghi del Consiglio di Fondazione e quanto vada invece addossato alla sua unica responsabilità. Certo è che contemporaneamente sono venute a galla le implicazioni dirette del dott. Moccetti e si sono smascherati alcuni suoi tentativi di difesa dei giorni scorsi.

 

Appare sinceramente difficile pretendere che egli, sino alla morte di Zwick, non abbia saputo nulla del trust di cui era beneficiario personalmente. Sull’isola di Jersey,sappiamo ora, a costituire il trust c’erano gli altri due beneficiari. Possibile che il terzo non abbia saputo nulla dei 70 milioni che gli erano destinati? Dubbia, perlomeno, appare anche la dichiarazione di Moccetti secondo cui con i 70 milioni egli avrebbe, per volere di Zwick, costituito una «fondazione a favore dei pazienti ticinesi». Il trust specifica che in caso di morte del «beneficiario Moccetti» prima dello scioglimento,la sua parte sarebbe andata alla Fondazione Cardiocentro. Perché mai, se questa era la vera volontà di Zwick, non materializzare invece subito la nuova fondazione «pro Ticino»?

Pubblicato il 

04.10.18..

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