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Il valore dei terreni

di

Giuseppe Dunghi

Diciotto ettari di superficie: l'area di Valera, tra Rancate e Ligornetto, è l'unica nel Mendrisiotto rimasta libera dall'invasione del cemento. Se ne è occupata l'edizione del 20 settembre scorso di Falò con un'inchiesta che partiva dai depositi di carburanti installati in quella zona negli anni Sessanta fino alla raccolta di firme nell'estate di quest'anno per restituirla alla sua vocazione agricola. Nel 2003 i beni e i terreni della ditta proprietaria dei depositi, la Petrimex, fallita nel frattempo, erano andati all'asta e se li era aggiudicati per 11 milioni di franchi l'imprenditore Leonello Fontana, che ricevette poi 6 milioni dalla Confederazione per smantellare i serbatoi in disuso. Ora intenderebbe "valorizzare" l'area con insediamenti di tipo industriale e commerciale. In attesa della conclusione dell'iter pianificatorio, sono state bloccate le licenze edilizie, ma in realtà è incominciato l'assalto all'ultima zona agricola del distretto. L'architetto Tita Carloni, intervistato nel corso dell'inchiesta, riassumeva così il problema: «Questi terreni vengono succhiati fino all'osso, fino al midollo: si continua a tirarne fuori degli utili. Ma insomma, la terra è un mezzo per realizzare profitti finanziari o è un bene che dovrebbe essere di tutti?». Nel luglio di quest'anno i proprietari odierni degli 80.000 metri quadri ex Petrimex (Leonello Fontana, la Benoil Sa e la Tercon Sa) hanno presentato al giudice un'istanza di esproprio materiale – in pratica una richiesta di indennizzo per la mancata possibilità di costruire – per 42 milioni di franchi, 500 franchi al metro quadro. Dunque, se Valera verrà dichiarata zona agricola, il Comune di Mendrisio dovrà corrispondere quella cifra ai proprietari. Ma quei cinque o sei agricoltori che coltiveranno i terreni di Valera non guadagneranno mai in tutta la loro vita 42 milioni di franchi.
Invece il terreno su cui sorgono le Officine di Bellinzona vale 1.000 franchi al metro quadro. Trattandosi di un'area di circa 100.000 metri quadri, fanno 100 milioni. Che cosa fanno allora gli speculatori sempre all'erta? Intuita la possibilità di costruire su quel sedime pregiato appartamenti di lusso, negozi e centri commerciali, hanno incominciato a lavorare ai fianchi i 520 lavoratori delle Officine con i luoghi comuni che in tutta Europa vengono utilizzati per chiudere le fabbriche: gli impianti sarebbero vecchi, alcuni reparti non corrisponderebbero più ai bisogni del mercato, si potrebbe trasferire l'attività in una zona più adatta eccetera. E hanno incaricato di questo lavorio presidenti di partito, presidenti di camere di commercio, imprenditori d'assalto, economisti pensosi e giornalisti. Una domanda: la gente che affollerà quei negozi o che comprerà quegli appartamenti dove guadagnerà i soldi da spendere?


Prima del funerale, il 27 novembre scorso a Lugano, Tita Carloni venne collocato nella chiesa di San Vigilio a Rovio per ricevere l'ultimo saluto di chi lo conosceva . Oltre agli amici, gli avranno fatto compagnia gli Apostoli affrescati nell'abside all'inizio del Duecento da artisti provenienti probabilmente dalla zona del lago di Como attraverso la Val d'Intelvi. Uomini che percorrevano le nostre valli per dipingere santi e madonne, non per comprare e vendere terreni.

Pubblicato

Venerdì 21 Dicembre 2012

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