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Il tramonto di Blocher

di

Gianfranco Helbling
Siamo al tramonto di Christoph Blocher. La sua sconfitta nell'assalto al Consiglio degli Stati, la vistosa perdita di consensi dell'Udc, il pasticcio della candidatura di Bruno Zuppiger al Consiglio federale, fucilato dagli stessi ranghi amici per penna della "Weltwoche", ne sono gli indizi più chiari. Ai quali se ne aggiungono altri, più curiosi, come i vaneggiamenti verbali di Blocher quando si considera una vittima come gli ebrei nel Terzo Reich o quando definisce il sindacalista Paul Rechsteiner, reo di aver battuto il suo Toni Brunner, "un comunista".
Con i vaneggiamenti verbali il tramonto di Blocher assomiglia a quello di Berlusconi. È un po' come se un'intera cricca dirigente venisse messa in soffitta. Per certi versi è una liberazione: la loro presenza nella vita politica svizzera rispettivamente italiana era ingombrante, la cappa ideologica che avevano fatto planare sui loro paesi asfissiante. Ma non è il caso di farsi illusioni: se i toni della politica miglioreranno, se certi eccessi ideologici spariranno (forse) dalla scena, il timone che indica la rotta non vira di un grado: sempre a destra ci tocca remare, e remiamo.
L'ultima riprova la si è avuta con l'elezione del Consiglio federale. Da cui il Partito socialista (Pss) è uscito vincitore da un lato perché ha saputo confermare in carica la ministra più a destra che abbiamo, Eveline Widmer-Schlumpf, dall'altro perché si è fatto eleggere dal parlamento il suo candidato più a destra, Alain Berset, mandando a casa con una sonora sconfitta il ben più profilato Pierre-Yves Maillard. Figurarsi se il Pss avesse perso.
Insomma, il tramonto di Blocher, come quello di Berlusconi, è soltanto il pensionamento di una classe politica ormai consumata. La loro politica, di destra, liberista, al limite del razzismo e a volte anche oltre, troverà invece facilmente nuovi sacerdoti in grado di celebrarla.
In Svizzera resta poi da capire a chi si aggrapperà ora di preferenza il potere economico. Il sex appeal dell'Udc sembra al ribasso, complici le dimissioni di Zuppiger dalla presidenza dell'Usam, mentre risalgono le quotazioni del Plr, partner storico dell'oligarchia capitalistica del nostro paese. Ma anche qui, scegliere fra Plr e Udc, è una quesitone più di stile che di sostanza.

Pubblicato

Venerdì 23 Dicembre 2011

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