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Il tormentone degli abusi

di

Martino Rossi
È vero. I furbetti del quartierino non si trovano solo fra i finanzieri rampanti. Ve ne sono anche fra i poveri diavoli: persone sfortunate, sfaticate e sfrontate che s'ingegnano a sopravvivere con il minimo sforzo, ricorrendo al salvagente delle prestazioni sociali. Con l'aumento vertiginoso degli assistiti in Svizzera, la caccia agli abusi è ripartita. È quasi una legge di natura: i grandi imbroglioni suscitano ammirazione e invidia; l'aggressività si orienta verso i più deboli, che diventano capro espiatorio delle frustrazioni e delle paure che colpiscono un po' tutti nei periodi d'incertezza e rischi crescenti. Già fra i bambini e gli adolescenti è così: gli zimbelli delle classi scolastiche sono i più fragili e contro di loro si accaniscono – anziché aiutarli – i bulli che si fanno forti organizzandosi in bande. I populisti cavalcano queste pulsioni primitive: i milionari che ne sono i leader aizzano i loro seguaci contro gli invalidi, gli immigrati – soprattutto quelli sfuggiti a guerre, violenze etniche e carestie – i disoccupati e chi non ce la fa proprio più e ricorre al sostegno sociale. Un sostegno che ogni democrazia evoluta assicura ai suoi cittadini, cosciente che ognuno potrà trovarsi un giorno in situazione d'estrema necessità, in patria o all'estero, e apprezzerà il salvagente dello stato sociale. A Basilea, il servizio sociale cittadino ha sentito il bisogno di esporre minuziosamente le molte verifiche che effettua per evitare l'ottenimento indebito di prestazioni assistenziali, senza ricorrere a speciali "investigatori sociali", ma gestendo con rigore le richieste di prestazioni e il loro rinnovo. Ma anche per ricordare alcune evidenze: le persone che sono dovute ricorrere all'assistenza a causa della disoccupazione (che è solo uno dei motivi d'indigenza) sono aumentate, negli ultimi tre anni, da 1'000 a 2'800! Altro che abusi! In tutto, i casi d'assistenza sono 6'000, e negli ultimi anni sono state presentate meno di cento denunce per abusi. Anche il presidente della conferenza svizzera dell'azione sociale (Cosas) è sceso in campo, intervistato dal Tages Anzeiger. Ha ribadito che la Cosas è favorevole a controlli rigorosi; che il loro strumento più efficace è il personale dei servizi preposti, che deve essere ben formato e in numero sufficiente; che i risultati ottenuti dagli "investigatori sociali" sono quanto mai modesti: perché la scoperta degli abusi scaturisce il più delle volte dagli operatori sociali stessi, il recupero di prestazioni già versate è sovente impossibile, chi si dedica ad attività illecite (lavoro nero, traffico di droga) non è particolarmente scoraggiato dall'esistenza di ispettori del lavoro e squadre antidroga. Soprattutto, ha ribadito una verità sacrosanta: prendersela con gli abusi è facile, combattere la povertà è molto, molto difficile. Ma è mille volte più importante.

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Venerdì 19 Maggio 2006

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