< Ritorna

Stampa

 

Il terziario che avanza

di

Giuseppe Dunghi
Ha chiuso il negozio di ferramenta Bernasconi in piazza del Municipio a Chiasso. Al suo posto per alcuni mesi la scritta "Abbiamo in testa solo idee meravigliose" e da giugno un salone di parrucchiere. Cessa così di esistere una piccola anomalia nella piazza più istituzionale della città, su cui si affacciano il Municipio, la basilica di San Vitale, il monumento al famoso colonnello, il palazzo dell'Age e la sede dell'Ubs.
   Scale di ogni misura, scope, badili, rastrelli, piccoli tosaerba all'esterno, e all'interno lame di tutti i tipi, falci, martelli, pinze, tenaglie, accette, cazzuole, seghe per il legno e per il ferro, chiavi semplici o regolabili, viti e chiodi: oltre ad essere adoperati per i lavori più diversi, questi attrezzi potevano servire a decifrare le metafore che a volte abbelliscono i discorsi nel vicino Consiglio comunale, come "dare un colpo al cerchio e uno alla botte", "la tenaglia dei debiti", "tagliare i posti di lavoro", "un giro di vite contro gli abusi nel campo della socialità", "la sicurezza è in cima alla nostra scala dei valori", "battere il chiodo del raddoppio del tunnel del San Gottardo" e via parlando difficile.
   Ora questo modo di esprimersi sarà un po' più incomprensibile, come incomprensibile è ormai diventata l'iconografia di San Giuseppe. Quell'uomo chino sulla pialla da cui escono i trucioli che vanno a coprire il pavimento faceva dire ai bambini: è come il mio papà che lavora per procurarmi da mangiare. E agli adulti: questo santo non ha mai perso tempo a pregare, e forse nemmeno a parlare, dalla sua bocca non sono mai usciti i dogmi che scatenano le guerre fra le religioni, ha passato la vita mantenendo il più dignitosamente possibile la famiglia, è uno come noi.
   Seduti nei nostri uffici con l'aria condizionata e davanti a uno schermo su cui passa virtualmente tutto il mondo, sentiamo di non avere niente in comune con le persone sudate che non si cambiano tanto spesso e con le unghie sporche, che infatti non sono quasi mai oggetto di interesse giornalistico, non sono praticamente considerate nelle statistiche e vengono gradualmente escluse dal campo dei diritti civili e politici. I lavori pesanti sono senza volto: "pesante" in neolingua non significa più qualcosa che è faticoso da spostare, ma la quantità di byte contenuta in un messaggio di posta elettronica...
   Quando nel dicembre dell'anno scorso venne esposto nel Palazzo Marino di Milano, insieme con l'Adorazione dei pastori, il San Giuseppe falegname di Georges de La Tour, le guide si premuravano di spiegare la funzione degli attrezzi raffigurati nella scena: il succhiello (la tinivèla) per forare un pezzo di legno tenuto fermo con il piede, la mazza con cui conficcare i cavicchi e lo scalpello dal manico sbozzato con l'accetta. Il legno che il padre sta forando è simile a quello della croce, ma il bambino non lo sa, è sereno, intento a fargli luce con una candela. Lui invece lo sa, e non osa incontrare lo sguardo del figlio; solleva però un attimo gli occhi dal lavoro e lo osserva assorto, forse piange, nei limiti in cui può piangere un falegname. Amare, faticare, dare la vita, soffrire, morire: come mai occorre una guida per spiegare la vita? Perché tutto questo viene rimosso? È il terziario che avanza.

Pubblicato

Venerdì 6 Luglio 2012

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 22 Ottobre 2021