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Il teorico di giustizia e libertà

di

Virginio Pedroni
Norberto Bobbio è stato un maestro di pensiero, per profondità di contenuti, rigore di metodo, chiarezza d’esposizione e vastità di cultura. È impossibile, per chi nell’area culturale italiana si sia occupato nel secondo dopoguerra di pensiero politico, non aver incontrato le sue opere. Ma egli è un pensatore di rilevanza internazionale, i suoi scritti sono tradotti nelle più importanti lingue e del suo pensiero ci si occupa nelle università europee e americane. Accanto allo studioso vi è poi il “filosofo militante”, impegnato sulle grandi questioni politiche e civili del suo tempo e del suo paese. Ovviamente, questa presenza pubblica e anche pubblicistica, ad esempio sul quotidiano “La Stampa”, traeva la sua autorevolezza proprio dal rigore dello studio e della riflessione teorica, senza nulla concedere alle polemiche di corto respiro. Bobbio è diventato una vera autorità morale nell’Italia del dopoguerra, uno dei pochi intellettuali il cui parere fosse preso in considerazione anche nel mondo politico. Per questo Sandro Pertini lo nominò senatore a vita nel 1984. Egli appartiene a una stagione che pare ormai trascorsa, in cui la cultura aveva un peso nella politica che ora sembra aver perso, sostituita dai sondaggi e dalle tecniche pubblicitarie. Non a caso, segno dei tempi, recentemente Silvio Berlusconi ha perorato la causa della nomina a senatore a vita di Mike Bongiorno. Consoliamoci, è successo di peggio: l’imperatore Caligola nominò senatore il suo cavallo. Come studioso Bobbio si mosse negli ambiti della filosofia del diritto e della filosofia della politica, le due discipline che insegnò a partire dal 1935. Bobbio non si considerava un filosofo, ma, più limitatamente, uno studioso impegnato a riflettere su una teoria generale del diritto e della politica. Il suo peculiare modo di procedere nella ricerca teorica lo ha reso anche uno straordinario chiarificatore dei capisaldi del pensiero giuridico e politico occidentale. Egli è stato uno rigoroso analista e ricostruttore delle categorie fondamentali del diritto e della politica, attraverso un lavoro di analisi concettuale mai disgiunto dal riferimento ai classici del pensiero e alla storia della società e della cultura. Di qui le sue opere di teoria generale e la lucida elaborazione di mappe concettuali: si tradusse addirittura in un vero e proprio successo editoriale quella che ricostruiva la distinzione fra destra e sinistra (“Destra e sinistra”, Donzelli 1993); e poi i suoi lavori su grandi pensatori come Hobbes, Kant, Hegel, Marx, Weber, Kelsen e altri ancora, senza dimenticare gli scritti su Carlo Cattaneo; infine, le sue ricostruzioni di carattere storico, come ad esempio il “Profilo ideologico del Novecento italiano”. Nel suo lavoro teorico Bobbio distingueva, ma sapeva anche far interagire, aspetti che la più recente riflessione teorica, esemplificata dalla filosofia politica di John Rawls, ha la tendenza a lasciare separati: le considerazioni etiche sui principi che dovrebbero stare alla base dell’ordine giuridico e politico, e l’analisi dei meccanismi effettivi della politica. Bobbio aveva una visione dualista: distingueva fatti e valori, analisi e valutazioni, diritto e morale. Ma, nel contempo, considerava la tensione fra questi due momenti come elemento essenziale della dimensione politica. Un esempio di grande spessore di questo modo di procedere fu la conferenza che egli tenne nel 1984 proprio in Ticino, ai convegni di Locarno, intitolata “Il futuro della democrazia” (poi pubblicata in un omonimo volume edito presso l’editore Einaudi): qui veniva condotta una riflessione sui principi informatori dell’ordinamento democratico (la democrazia ideale), e nel contempo un’analisi lucida delle promesse mancate della democrazia reale; venivano, cioè, messi a confronto «gli ideali e la rozza materia», come ebbe a dire. Il pensiero politico di Bobbio si inserisce nell’importante tradizione del socialismo liberale, che ispirò l’antifascismo del gruppo Giustizia e libertà e poi il Partito d’Azione. In base a questo pensiero, i diritti individuali sostenuti dal pensiero liberale, le esigenze di partecipazione democratica e infine quelle della giustizia sociale messe in primo piano dalla tradizione socialista, possono costituire elementi non contraddittori di una visione complessiva. Il socialismo stesso può così essere considerato come un possibile sviluppo di quell’idea di eguale libertà elaborata dal liberalismo. In questo quadro di grande rilievo fu il confronto critico aperto da Bobbio con la cultura politica marxista, saldamente insediata nella sinistra italiana del dopoguerra. Il pensatore torinese considerava il marxismo come un pensiero privo di una vera teoria politica, e dunque incapace di cogliere la dimensione giuridica e politica nella sua autonomia, sia sul piano reale che su quello dei principi. Di qui l’incapacità di riconoscere nella libertà individuale e nella democrazia formale non un mero prodotto della società borghese, ma un presupposto indispensabile di ogni società giusta. Nel contempo, Bobbio criticava quelle versioni del liberalismo che sono miopi di fronte all’esigenza di eguaglianza anche sociale che la stessa concezione liberale ha suscitato. Negli anni del postcomunismo, idee come quelle espresse da Bobbio hanno guadagnato molti consensi nella cultura politica della sinistra italiana. Per contro, come è a tutti noto, sul fronte moderato vi è stata in Occidente una forte offensiva ideologica e politica di un liberalismo votato al mero liberismo economico e propugnatore di una interpretazione “minima” dei diritti individuali, che ridimensiona drasticamente il peso di quelli sociali. Contro questa interpretazione Bobbio si espresse costantemente. Nella storia della cultura politica italiana Bobbio rappresenta un imprescindibile esponente di quella corrente laica e neoilluminista che ha guardato sempre alla sinistra comunista come un interlocutore essenziale, nel nome del comune riferimento alla lotta antifascista quale fondamento della democrazia italiana. Negli ultimi anni questa corrente è stata accusata, nel contesto di un revisionismo storico che è in parte connesso all’avvento della “seconda repubblica”, di aver dato un contributo essenziale a creare un’immagine mitica della resistenza e unilaterale dell’antifascismo, fonte di legittimazione democratica soprattutto per i comunisti. In questo dibattito si sono intrecciate serie riconsiderazioni storiche e strumentali attacchi ideologici, che si sono anche tradotti in attacchi personali al grande intellettuale torinese. Bobbio fu dunque il teorico del binomio giustizia e libertà, preoccupato soprattutto di sottolineare l’importanza del secondo termine di fronte alla sinistra, di cui apprezzava la preoccupazione per il primo, la giustizia, ma in cui vedeva un’insufficiente sensibilità per la libertà. Oggi sono cadute le minacce alla libertà a cui guardava Bobbio, eredità dei totalitarismi del Novecento. Nuove minacce sia alla giustizia, sia alla libertà, vengono ora da altre parti: il liberismo sfrenato, l’omologazione culturale, il fondamentalismo religioso, il terrorismo internazionale, le guerre preventive. Bobbio aveva colto alcune delle novità, connesse al tema di quella che poi sarà detta globalizzazione, avviando già negli anni Ottanta una riflessione sulla pace e l’ordine internazionale. Anche a questo livello egli cercò di coniugare attenzione ai principi etici e atteggiamento realista, elementi di utopia e comprensione dei meccanismi della politica. Egli pensava che non bisognasse mai confondere gli ideali e la realtà: non esistono interessi o soggetti sociali che possano coincidere automaticamente con gli ideali (movimenti, partiti o stati che lo pretendono finiscono col cadere nel fanatismo), ma d’altra parte gli ideali camminano sulle gambe degli uomini. A Lugano studiò Carlo Cattaneo È importante ricordare anche il regolare rapporto di Norberto Bobbio con il cantone Ticino. Egli ha tenuto da noi, a cominciare dagli anni Sessanta, numerose conferenze e il suo pensiero è stato anche nel nostro cantone un punto di riferimento per coloro che hanno cercato di coniugare riflessione teorica e azione politica (in questo senso, come ricorda Pietro Martinelli nella sua rubrica a fondo pagina, ebbe un ruolo centrale per la sinistra ticinese l’intervento alla Biblioteca cantonale di Locarno nel 1984). Ma innanzitutto va ricordato lo studioso che frequentò assiduamente per un certo periodo la Biblioteca cantonale di Lugano, attendendo alle sue ricerche su Carlo Cattaneo; quel Cattaneo che Bobbio considerava uno dei pochi grandi intellettuali italiani che avessero saputo sviluppare nell’Ottocento la lezione dell’illuminismo. Il libro che raccoglie quegli studi uscì nel 1971 col titolo “Una filosofia militante: studi su Carlo Cattaneo”; un titolo che esprimeva l’idea bobbiana di cosa dovesse essere l’impegno teorico: indipendenza dalla politica, ma mai indifferenza e disimpegno.

Pubblicato

Venerdì 16 Gennaio 2004

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