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"Il sindacato pensi ai padroni"

di

Silvano De Pietro
Se la Svizzera vuole accrescere la sua capacità concorrenziale nel contesto internazionale, e così garantire stabilmente la prosperità sociale, allora essa deve urgentemente promuovere un modello innovativo di partenariato sociale basato sul comune successo. La tradizione svizzera della pace del lavoro viene messa in pericolo dalla crescente propensione dei sindacati allo scontro. Quindi, tenuto conto degli specifici obiettivi ed interessi di datori di lavoro e lavoratori, i modelli di collaborazione orientati verso il futuro devono basarsi su una cultura imprenditoriale che promuova in pari misura lo spirito di squadra e la motivazione a produrre. Le intese, gli accordi che puntano all’equilibrio degli interessi richiedono pertanto un dialogo nuovo e più professionale, nonché una nuova comprensione dei ruoli sociali orientata su questa definizione del partenariato sociale. Queste sono le considerazioni di partenza di una nuova offensiva lanciata dal padronato del settore della carpenteria (“Holzbau”, costruzioni in legno). Motivazioni, finalità e posizioni differenti di questa offensiva padronale sono state presentate in un dibattito tenuto lo scorso 9 maggio a Zurigo per iniziativa della “Unternehmernetzwerkschweiz“, un nuovo “forum” che promuove, tra i dirigenti di imprese e di organizzazioni economiche, la discussione di problemi politico-economici attuali. A quel dibattito ha preso parte anche il co-presidente di Unia, Vasco Pedrina, unico sindacalista invitato a sostenere il confronto con quattro rappresentanti, diretti o indiretti, del padronato. C’erano il consigliere nazionale radicale Otto Ineichen, imprenditore di Sursee (Lucerna); il presidente dell’associazione padronale “Holzbau Schweiz”, Hans Rupli; il presidente dell’Unione svizzera del metallo, Emil Weiss; ed un altro piccolo imprenditore di Winterthur, Christian Hunziker. Moderatore era Ernst Brugger, presidente di un’affermata agenzia di consulenza aziendale. Per capire il tono e la sostanza del dibattito, occorre rievocare brevemente quello che è successo negli ultimi tre anni nel settore delle costruzioni in legno. Fino all’estate del 2002, le imprese del ramo erano tranquille, soddisfatte del contratto nazionale mantello che garantiva giusti salari e buone condizioni di lavoro a tutti i carpentieri. Anche il pensionamento anticipato a partire da 60 anni era stato ben accettato dalla direzione di “Holzbau Schweiz”, che però all’improvviso non ha più voluto saperne. E mentre la Società svizzera degli impresari costruttori ha infine accettato il pensionamento anticipato nell’edilizia, l’associazione affiliata “Holzbau Schweiz” è invece uscita dalla Società svizzera degli impresari costruttori nel 2003 con un discutibile stratagemma (è ancora pendente una denuncia) per aggirare l’introduzione del pensionamento anticipato. Ma questo non è tutto. Nel frattempo l’associazione “Holzbau Schweiz” ha negoziato segretamente con il sindacato cristiano-sociale Syna, che conta pochi soci nel settore delle costruzioni in legno, un nuovo contratto collettivo destinato a sostituire il contratto nazionale mantello. Nelle ditte e nel corso di manifestazioni comuni, Syna e “Holzbau Schweiz” fanno pressione sui carpentieri affinché sottoscrivano questo contratto senza conoscerne i dettagli. Il loro obiettivo è quello di chiedere al Consiglio federale il conferimento al nuovo contratto del carattere obbligatorio generale. «Con l’uscita di “Holzbau Schweiz” dalla Società svizzera degli impresari costruttori, e quindi dal contratto nazionale mantello, la strada è libera – ha spiegato il presidente di “Holzbau”, Hans Rupli – per realizzare uno specifico contratto collettivo di lavoro settoriale per il ramo delle costruzioni in legno». Tra le diverse ragioni di questa svolta, Rupli ha indicato anche la crescente priorità nella politica federale del ruolo attribuito ai rami economici nello sviluppo della socialità. Da qui la necessità di porre l’accento sulle aziende, piuttosto che sull’economia in generale, alla ricerca di una maggiore competitività di settore. A tal fine, occorre realizzare un modello innovativo di partenariato sociale, basato su una «vera collaborazione» a livello aziendale, sulla «trasparenza dell’informazione reciproca», sulla «flessibilità» dei lavoratori, su un’organizzazione che abbandoni i principi del controllo per adottare quelli dell’incentivo, della motivazione, della maggiore concorrenzialità. L’accordo con Syna rientra in questa strategia. Nel nuovo contratto collettivo 2006 viene previsto un «innovativo modello salariale e d’orario di lavoro», come pure una «cultura di collaborazione aziendale» che potrebbe avere successo in tutte le imprese del settore. Il contraddittorio che “Holzbau Schweiz” ha voluto sostenere con Pedrina per chiedergli perché Unia non aderisce a questo modello, ha mostrato chiaramente che questa non è una via percorribile. L’orientamento ideologico è ancora troppo forte. I rappresentanti dei padroni hanno rimproverato al sindacato Unia di guardare troppo al passato, di voler troppo regolamentare per immobilizzare, di non capire l’attuale necessità aziendale di avere lavoratori flessibili rispetto a salario e condizioni di lavoro. Vasco Pedrina ha replicato che «un sindacato indipendente non può accettare che si vada in questa direzione» guidata dal nuovo fondamentalismo del mercato. Ci vuole un sindacato forte proprio per opporsi a questa tendenza e per fronteggiare la polarizzazione politica. E questo, senza rinnegare il principio della buona fede tra partner sociali: anche in futuro la pace sociale potrà essere un importante punto a favore della Svizzera, purché fondata più su ciò che unisce che su ciò che divide. Qual è la disponibilità del sindacato Unia davanti alla richiesta di maggiore flessibilità da parte dei padroni del settore costruzioni in legno? «Noi siamo disponibili ad accettare che ci sia un contratto separato per i carpentieri», spiega ad area il co-presidente di Unia, Vasco Pedrina, «però vogliamo che si negozi sulla base delle condizioni di lavoro che hanno già adesso, ereditate dal contratto mantello. Il rifiuto di aprire le trattative al nostro sindacato è un po’ un pretesto, perché abbiamo deposto una denuncia per il non rispetto del contratto mantello», dal momento che “Holzbau” ha abbandonato l’associazione padronale dell’edilizia dopo la conclusione del contratto collettivo, per sottrarsi al riconoscimento del pensionamento anticipato. Adesso, la premessa ideologica su cui si fonda questo contratto separato è quella di mettere da parte ciò che divide e di fare appello a ciò che unisce, definito come la capacità concorrenziale quale unico fattore decisivo nel partenariato sociale. «Ma noi non possiamo accettare questa filosofia», precisa Pedrina. Per il sindacato, infatti, in un paese non c’è solo la capacità concorrenziale come fattore di sviluppo economico, di relazioni sociali e di equilibrio sociale. «E poi perché questa ideologia è corporativistica, dal momento che dice: padroni o lavoratori, non c’è differenza, siamo tutti sulla stessa barca. È l’ideologia che, per esempio, Mussolini in Italia e Franco in Spagna sostenevano con i sindacati “verticali”, i quali allora diventavano strumenti dello stato e qui diventano strumento del padronato». L’accordo che il sindacato Syna ha fatto con “Holzbau” è stato un contratto separato, molto al ribasso rispetto al contratto dell’edilizia; in cambio, l’associazione padronale recluta iscritti al sindacato. «Funziona così: alle 12 o 13 assemblee che stanno organizzando in tutta la Svizzera, alle quali i lavoratori partecipano accompagnati dai padroni, viene richiesta la firma non solo per accettare il contratto che i lavoratori non hanno visto e ricevuto, ma anche per l’iscrizione al sindacato», racconta Pedrina. Questo tocca la democrazia e la libertà di associazione (cioè di scelta del sindacato) perché si fa firmare sotto gli occhi dei padroni il consenso ad un contratto mai ricevuto e senza alternativa (o mangi la minestra o salti dalla finestra); e perché l’associazione padronale sponsorizza il sindacato. «È chiaro che un sindacato che si fa sponsorizzare dal padronato non è più indipendente», commenta Pedrina. Quanto ai contenuti del contratto, l’accusa dei padroni ad Unia è di non tenere abbastanza conto delle esigenze di flessibilità. «Noi riteniamo di cercare sempre nella contrattazione collettiva», spiega il co-presidente di Unia, «compromessi che tengano conto anche dei bisogni delle aziende, perché siamo coscienti che solo aziende sane, solo rami economici sani possono assicurare buone condizioni di lavoro e possono assumere anche una responsabilità sociale. Però, questo non deve essere fatto al prezzo di abbassare i minimi ad un livello inaccettabile. Prendiamo il sistema salariale: hanno abbassato i minimi salariali, che sono di 4 mila franchi per i non qualificati e di 4 mila 800 per i qualificati, ed hanno ancora inventato un sistema complicatissimo di salario legato al merito. Ora, noi abbiamo esperienza di questi sistemi salariali legati alle prestazioni, in particolare in grandi aziende di settori come la chimica; e constatiamo che è già difficile che tali sistemi vengano rispettati con una certa equità in grandi aziende dove c’è professionalità. In rami economici come la lavorazione del legno e la carpenteria, dove ci sono tantissime aziende con pochi operai, è evidente che i pericoli di abuso sono straordinari. Inoltre, un tale sistema è incompatibile con l’apertura dei mercati e con la libera circolazione delle persone, perché le aziende estere che vengono qui a lavorare non lo applicheranno mai. Quindi, noi diciamo: fissiamo dei minimi, un sistema semplice. Poi, che al di là di questo sistema semplice le aziende onorino le prestazioni, ci va bene: siamo anche noi per motivare i lavoratori, e chi lavora di più prenda un po’ di più. Però non vogliamo che si creino sistemi impossibili da applicare e da controllare, che aprono poi la porta ad abusi». Un discorso simile è quello che si potrebbe fare sulla flessibilità del lavoro. Unia dice no a questo “partenariato sociale innovativo”, se di fatto porta a una flessibilizzazione estrema del lavoro come si riscontra nel nuovo contratto separato. Secondo Pedrina, già il contratto dell’edilizia viene considerato dai lavoratori troppo flessibile. Di conseguenza, il sindacato non può accettare un sistema che vada «completamente al di là». L’intesa è però chiaramente sempre possibile «con ditte che rispettano i sindacati, che accettano la necessità di una controparte per riequilibrare nell’azienda anche la forza del padrone nei confronti del lavoro, che sono disposte a trattare ed a trovare compromessi che possono andar bene ad ambedue le parti». Infine, come valutare questo invito ad Unia di venire ad esporre le sue ragioni in un dibattito fra e per i padroni? «Un po’ difficile da giudicare, però è anche significativo: che debbano invitarci vuol dire che si rendono conto anche loro che se bisogna discorrere, dibattere con una controparte non si va a cercare il Syna, non si vanno a cercare sindacati non rappresentativi». Quindi, invitare Unia è stato un implicito riconoscimento del suo ruolo e della sua importanza. Pedrina ne conviene; però aggiunge anche che lo scopo di questa giornata andava a vantaggio del presidente di “Holzbau”, Hans Rupli, il quale ha chiuso la sua ditta. Adesso, al 60 per cento fa il presidente dell’associazione padronale, al 40 per cento si è messo insieme al consulente aziendale Ernst Brugger per vendere questo modello di partenariato sociale ad altre aziende. Quindi, è anche un affare, se si vuole. «È per tale motivo», conclude Pedrina, «che va preso sul serio da noi: perché se questi sistemi fanno scuola, salta in aria il partenariato sociale come lo conosciamo in Svizzera. Io penso che padroni intelligenti e sensati preferiscano negoziare con le forze rappresentative, anche per legare l’opposizione, anziché con forze non rappresentative».

Pubblicato

Venerdì 13 Maggio 2005

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