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Il silenzio dei Comuni

di

Stefano Guerra
Una voce stenta a farsi sentire nel nutrito coro della protesta contro le misure di risparmio contemplate dal preventivo 2004. Benché colpiti in modo pesante, i Comuni ticinesi – fatte salve poche eccezioni – finora hanno taciuto. Tuttavia, man mano che avanzano nell’allestimento e nell’esame dei “loro” preventivi, municipali e consiglieri comunali si stanno rendendo conto che una parte dei tagli voluti dal Consiglio di Stato non sono altro che un ulteriore riversamento di oneri dal Cantone ai Comuni che rappresentano. E allora non è escluso che dalle unità amministrative finanziariamente più deboli – che sono anche quelle più colpite – possa partire lo slancio per un referendum dei Comuni contro le modifiche di legge necessarie per far passare in Gran consiglio i tagli che li concernono. Un referendum che richiederebbe la sottoscrizione di un quinto dei legislativi (o dei municipi se il regolamento comunale prevede una delega), che andrebbe ad aggiungersi ad eventuali referendum popolari su altre misure di risparmio del preventivo 2004 e che costituirebbe una sorta di replica sul piano comunale – e anche in questo caso si tratterebbe di una novità – del recente referendum cantonale sul pacchetto di sgravi fiscali della Confederazione. Quella di un referendum dei comuni da impugnare a dipendenza della piega che prenderà la discussione sul bilancio preventivo in Gran consiglio (in questo momento il messaggio è all’esame dei commissari della gestione) non è un’idea campata per aria. Con le misure di risparmio previste dal Consiglio di Stato per il 2004 «si rompe il sistema di solidarietà fra i Comuni ticinesi intaccando il sistema della perequazione intercomunale» e quindi il referendum «non è una misura che si esclude» dice Daniele Ryser, segretario della Lega dei comuni rurali e montani che alla riunione di comitato di martedì prossimo proporrà di scrivere ai comuni per renderli attenti alle conseguenze dei tagli previsti. Ryser si dice «preoccupato» per il silenzio nel quale si sono rinchiusi sin qui gran parte degli amministratori comunali che a suo avviso non si sono ancora fatti un’idea chiara dell’incidenza delle misure di risparmio del preventivo 2004 sui bilanci degli enti che rappresentano: «ci sono dei municipali preoccupati, ma si tratta di un’inquietudine vaga: non sanno esattamente cosa comporteranno i tagli» rileva il segretario della Lega dei comuni rurali e montani. I tempi per un referendum comunale, però, stringono. Il Gran Consiglio voterà con ogni probabilità il preventivo nel corso del mese di dicembre e i legislativi di buona parte dei Comuni – che semmai dovranno decidere se sottoscrivere o meno il referendum – si riuniranno entro fine anno. La misura di risparmio che per la sua “visibilità” e pesantezza ha fatto suonare il campanello di allarme nelle segreterie comunali è la riduzione permanente del 10 per cento del sussidio cantonale per gli stipendi dei docenti. Si tratta di una misura grazie alla quale il Cantone risparmierebbe 5,33 milioni di franchi (1,43 milioni per la scuola dell’infanzia; 3,9 per la scuola elementare) ai quali andrebbero ad aggiungersi 1,1 milioni ricavati dall’introduzione di un tetto massimo di spesa per i contributi alla localizzazione geografica nell’ambito della nuova Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale, 410 mila franchi dalla soppressione del riversamento ai Comuni di una quota dell’imposta sui cani e 250 mila franchi (dal 2006) dalla soppressione del sussidio cantonale per le spese di allestimento dei piani regolatori o dei piani particolareggiati comunali. Il Cantone beneficerebbe infine di un’entrata di 6 milioni di franchi grazie alla reintroduzione di un contributo comunale del 20 per cento alle spese dell’assistenza sociale. Quest’ultima misura – associata alla riduzione dei sussidi cantonali alle case per anziani, ai servizi di assistenza e cura a domicilio e ai servizi di appoggio – caricherà i Comuni di oneri al limite del sopportabile per taluni, insopportabili per altri. Daniele Ryser la sua personale inquietudine circa questo «scarico di responsabilità» l’ha espressa negli scorsi giorni in un contributo apparso su un paio di quotidiani ticinesi: «La conseguenza è (…) – scrive Ryser – che i Comuni dovranno assumersi anche la quota del Cantone, in contraddizione con la legge. Ciò che aggrava la situazione è che i Comuni finanziariamente forti potranno anche scegliere una tale opzione, mentre quelli che hanno le finanze deboli saranno costretti loro malgrado a diminuire le prestazioni, penalizzando pesantemente la popolazione più bisognosa, a meno che decidano di aumentare il proprio moltiplicatore ben oltre la soglia del 100 per cento». L’inquietudine del segretario della Lega dei comuni rurali e montani è condivisa in parte dal granconsigliere Mauro Dell’Ambrogio. «Ancora una volta quelli che vengono chiamati risparmi sono, almeno in parte, dei riversamenti di oneri sui Comuni che dovrebbero essere chiamati con questo nome» spiega ad area il sindaco uscente di Giubiasco, centro di media grandezza ma che non rientra nella fascia dei Comuni finanziariamente forti. «E poi – prosegue Dell’Ambrogio ribadendo ancora una volta un ritornello che va intonando da tempo – ciò che è inaccettabile è che si arrivi al mese di dicembre a decidere cose che hanno conseguenze a partire da gennaio, alla faccia di tutte le pianificazioni finanziarie che le stesse leggi cantonali pretendono dai Comuni». Il sindaco di Giubiasco ritiene che «in una certa misura» le misure di risparmio del preventivo 2004 possano essere «se non sostenute e difese, perlomeno capite» in un momento in cui le finanze del Cantone e della Confederazione sono messe male. «Tutti sono chiamati a fare sacrifici, e io non andrei in piazza per questo» dice Dell’Ambrogio per il quale un referendum comunale sarebbe «fuori luogo»: «se siamo responsabili dobbiamo ragionare come ticinesi, e non solo come amministratori comunali». Nonostante ciò, il sindaco di Giubiasco esprime riserve sulla misura di risparmio principale (la riduzione del 10 per cento dei contributi cantonali per i salari dei docenti) sottolineando che si tratta di «una misura che sfavorisce i comuni già in difficoltà e favorisce quelli benestanti». «I Comuni che per la loro debolezza erano già sussidiati al 60-70 per cento, perderanno il 6-7 per cento della spesa – precisa Dell’Ambrogio –. Quelli che invece erano sussidiati al 20-30 per cento perderanno invece solo il 2-3 per cento rispetto alla spesa. Se poi guardiamo all’impatto di tale misura sul moltiplicatore, per i comuni deboli saranno caricati del 2-3 punti, mentre i comuni forti saranno caricati di 0,2-0,3 punti di moltiplicatore. Dev’essere possibile trovare una formula affinché il riversamento, pur essendo dello stesso importo, sia ripartito in modo più equo sui diversi comuni». Intanto, al di là delle inquietudini personali di Daniele Ryser e Mauro Dell’Ambrogio, a livello comunale si cominciano a levare anche le prime voci istituzionali di protesta contro le misure di risparmio del preventivo 2004. È il caso di Mendrisio dove negli scorsi giorni il gruppo Insieme a sinistra ha inoltrato un’interrogazione al Municipio nella quale si chiedono lumi sull’impatto dei tagli previsti dal Cantone: quanto incideranno gli interventi prospettati sugli aumenti di spesa nei prossimi bilanci comunali? Il Comune potrebbe supplire o persino sostituire il Cantone laddove verranno a mancare i contributi cantonali? Domande per far chiarezza. Possibile preludio a un referendum comunale?

Pubblicato

Venerdì 14 Novembre 2003

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