L'editoriale

È nata la Fondazione del centro di competenze ferroviarie in Ticino. È il frutto di una semina di anni fa, quando alle Officine Ffs di Bellinzona si costituì un comitato del personale, determinato e sostenuto da un sindacato combattivo. Un comitato che si conquistò la fiducia dei colleghi smascherando puntualmente gli obiettivi dirigenziali, diametralmente opposti a quelli delle maestranze. E quando si trattò di salvare lo stabilimento, gli operai furono compatti nel lungo mese di sciopero del 2008. In altri tempi, si sarebbe parlato di presa di coscienza della classe operaia dei propri interessi nel conflitto tra capitale e lavoro.


Una coscienza che seppe contagiare la popolazione, senza il cui apporto la vittoria non sarebbe stata possibile.
Seguì la delicata fase della tavola rotonda, delle trattative lontane dai riflettori, dove determinante fu l’unione tra la coscienza operaia e il prezioso contributo intellettuale di uomini generosi. Una condizione indispensabile per contrastare l’abilità nel mischiare le carte dei manager Ffs.


Quando quella fase si concluse, si ebbe la conferma che gli operai avevano avuto ragione. Non solo lo stabilimento era redditizio, ma aveva ottime speranze di crescita anche nel mercato ferroviario liberalizzato.
Col centro di competenze, il livello del gioco si eleva, passando dalla serie B alla serie A. Una promozione che impone una nuova strategia, rimanendo fedeli al prezioso insegnamento dell’esperienza bellinzonese: l’essere padroni del proprio destino. O almeno provarci.


Ora la squadra operaia può giocare all’attacco e non solo in difesa, quando vinceva realizzando in contropiede. Il centro di competenze oggi è un seme che germoglia. Nessuno sa come crescerà la pianta. Nell’averne cura, gli operai non sono soli. Vista la composizione della Fondazione, ci dovrebbe essere spazio per concretizzare un progetto di qualità per l’occupazione e il tessuto economico del territorio. Di buon auspicio anche il fervente sostegno al centro da parte dei privati attivi nel ramo. Checché ne dicano lor signori dell’Aiti e della Camera del commercio, riguardo ai quali è lecito chiedersi chi rappresentino.


Certo, non tutto è rosa e fiori. Le Ffs avrebbero fatto a meno del centro, se non vi fossero state costrette. A tratti anche il governo ha avuto atteggiamenti ambigui, di sudditanza di fronte all’enorme disponibilità finanziaria di cui dispongono le Ffs.
Ora però la nuova partita avrà inizio. Sarà essenziale traghettare una realtà lavorativa consolidata proiettandola verso un impiego di alta qualità. Il lavoro si trasforma. Con le novità tecnologiche, il lavoro cognitivo acquisisce maggiore importanza rispetto a quello manuale. Ciò non vuol dire che i rapporti di lavoro saranno forzatamente migliori, anzi. Cambiano le forme di sfruttamento, sulle quali occorre vigilare. Nessuno deve essere lasciato indietro, senza però negare un futuro di qualità alle nuove generazioni.

Pubblicato il 

21.11.13..

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