Il salario minimo legale piace agli svizzeri. Gli piace tanto, più di quanto si potesse sospettare. Lo dimostra un sondaggio commissionato dall'Unione sindacale svizzera (Uss) e da Unia. E lo dimostrano le 80 mila firme già raccolte dall'iniziativa popolare lanciata dalla stessa Uss.

L'iniziativa popolare lanciata dall'Unione sindacale svizzera (Uss) per l'introduzione di un salario minimo legale di 4 mila franchi al mese è accolta molto favorevolmente dalla popolazione. Lo dimostra il fatto che sono già 80 mila le firme raccolte. L'obiettivo delle 100 mila firme necessarie per la riuscita formale dell'iniziativa sarà con ogni probabilità già raggiunto nel week-end del 2 e 3 di luglio, quando in tutta la Svizzera (con eccezione del Ticino, che ha già raggiunto il suo obiettivo) si svolgeranno numerose azioni per la raccolta delle firme mancanti.
Ma che il salario minimo legale abbia il vento in poppa è dimostrato anche da un sondaggio commissionato dalla stessa Uss e da Unia. Realizzato dallo studio Link su un campione di 1'002 persone residenti nella Svizzera tedesca e in Romandia (escluso come sempre il Ticino), questo sondaggio rivela che ben l'85 per cento della popolazione svizzera è favorevole all'introduzione di un salario minimo legale per risolvere il problema dei salari troppo bassi. Per gli stessi intervistati poi, un giusto salario minimo dovrebbe fissarsi a 4 mila 487 franchi al mese: quasi 500 franchi in più rispetto a quelli chiesti dall'iniziativa dell'Uss. Un risultato che non presenta significative differenze né fra uomini e donne, né fra classi di età, né fra romandi e svizzeri tedeschi. Un risultato che non stupisce troppo se si considera che lo stesso campione ritiene, in misura del 70 per cento, che in Svizzera siano numerosi o molto numerosi coloro che non possono vivere del loro lavoro.
Cambiano un po' invece le attitudini degli intervistati quando si chiede loro cosa ne pensino dell'introduzione di salari minimi legali per lottare contro la piaga dei salari troppo bassi. Se in media l'85 per cento degli intervistati si dice del tutto favorevole o piuttosto favorevole, questa percentuale sale all'88 per cento per le donne e scende all'80 per cento per gli uomini. In particolare se il 53 per cento delle donne si riconosce pienamente in questo principio, solo il 42 per cento degli uomini fa altrettanto. Di converso, se l'8 per cento degli uomini è del tutto contrario ad un salario minimo legale, questa quota scende al 3 per cento per le donne. Sorprende per contro che vi siano più favorevoli al principio di un salario minimo legale nella Svizzera tedesca (86 per cento) che in Romandia (78 per cento), con uno scarto assai netto fra le due regioni linguistiche per coloro che sono del tutto a favore di tale principio (50 per cento nella Svizzra tedesca, 41 per cento in quella francese).
Per il presidente dell'Uss Paul Rechsteiner «i salari minimi non sono soltanto popolari, sono anche assolutamente necessari. Oggi in Svizzera 400 mila salariate e salariati guadagnano in effetti troppo poco – in posti di lavoro equivalenti al tempo pieno – per poter vivere del loro stipendio. Ma chi lavora a tempo pieno deve poter vivere del suo salario senza dipendere dal sostegno supplementare fornito dall'ente pubblico». Per Rechsteiner l'iniziativa sul salario minimo pone comunque sul tappeto un quesito cruciale: «è giusto che gli alti salari siano i soli ad approfittare dell'evoluzione economica svizzera? O finalmente torneremo ad un evoluzione positiva per la grande maggioranza dei salariati con reddito medio e basso?».

Pubblicato il 

24.06.11

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