I sindacati conoscono bene il mondo del lavoro, il loro settore di predilezione: contratti collettivi ed individuali di lavoro, aumenti salariali, licenziamenti, piani sociali, orari di lavoro, vacanze, parità. Si tratta del loro pane quotidiano. Che ne è del settore della salute? Ne conoscono solo il versante negativo, la malattia, di cui tentano di ridurre gli effetti negativi attraverso le assicurazioni di perdita di guadagno, la protezione contro i licenziamenti, le assicurazioni malattia, infortuni e invalidità. Diverse inchieste hanno però dimostrato che il lavoro nuoce sempre di più alla salute. Il Segretariato di Stato all’economia (Seco) ha studiato gli effetti dello stress, stress provocato in gran parte dalle condizioni di lavoro insoddisfacenti: ritmi di lavoro troppo elevati, flessibilità, termini troppo corti... La Fondazione di Dublino, organo paritario europeo, ha interrogato più di 15 mila persone nei diversi Stati europei nel 1991, 1996 e 2000. La costatazione è dolorosa: i progressi tecnologici non sono serviti a migliorare le condizioni di lavoro che si sono vieppiù deteriorate provocando malattie e sofferenze ai salariati e alle salariate. E sulla salute il silenzio sindacale fa male. La legislazione sul lavoro e la legge sull’assicurazione infortuni sono degli strumenti che potrebbero permettere di intervenire sul posto di lavoro ed esigere una protezione efficace della salute dei lavoratori. La legislazione, d’altronde, rende il datore di lavoro esplicitamente responsabile della salute psichica e fisica dei suoi impiegati e delle sue impiegate. Ma gli ispettori del lavoro sono oberati e i sindacati e i lavoratori non utilizzano i loro diritti: in materia di lavoro notturno, per esempio, le autorizzazioni sono concesse nella maggioranza dei casi senza consultazione o intervento sindacale.; il rumore, il calore, le pause, la luce non sono sufficientemente controllati, i ritmi di lavoro, inoltre, non sono tematuzzati...Ma dov’è il problema? I sindacati sono, senza eccezioni, già molto occupati con i temi «tradizionali». Ma sulla questione della salute c’è un certo blocco. la salute, infatti, è ancora considerata come un tema «femminile»: sono le donne che curano i malati, che vegliano all’equilibrio alimentare, o che sono malate (un uomo malato, non è molto virile, secondo i «macho» di servizio). Orbene i sindacati sono ancora dei mondi che si coniugano al maschile, quando non sono «macho», e lo stesso discorso vale per il mondo del lavoro. Sono i capi – perlopiù uomini – che analizzano e fissano le priorità e che decidono. Ed è così che i discorsi di prevenzione restano ancora troppo spesso nella rada dei sindacati. I datori di lavoro e le associazioni padronali ne hanno approfittato per occupare il settore; il tema della salute sul posto di lavoro è così diventato un problema individuale dei lavoratori e delle lavoratrici diventando fonte di stress. Risultato: il datore di lavoro ha scaricato le sue responsabilità nei confronti di salariati e salariate. Per i sindacati è giunto il momento di reagire: la salute sul posto di lavoro è un diritto, in ugual misura al salario o alle vacanze.

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07.09.01

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