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Il ritmo operaio della Banda Bassotti

di

Francesco Bonsaver
Banda Bassotti. Da quasi vent'anni i ragazzi di mezzo mondo « pogano » durante i loro concerti, innalzano i pugni chiusi nelle canzoni più significative : « Pugni neri, bianchi, rossi o sporchi dalle miniere della Thatcher Pugni si levano! Catene spezzano! Fratelli nella lotta, Figli della stessa rabbia» (All Are Equal For The Law).
La Banda Bassotti è un gruppo militante, del genere musicale « combat rock » fedele alla sua linea da decenni, sia essa sonora che politica. E per questo non tradisce mai le aspettative dei suoi fans. Canzoni di rivolta, inneggianti all'uguaglianza, all'inernazionalismo, alla lotta per la creazione di un mondo dove non esista lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Ad inizio anni 80, questo gruppo di allora giovani ventenni di Roma, si conoscono al lavoro, nei cantieri edili, dove detto per inciso, continuano a lavorare.
Diventano amici, compagni e costituiscono la «Brigata lavoro» che andrà in Nicaragua e Salvador a portare solidarietà concreta a dei popoli in lotta, costruendo scuole e ospedali. Nel 1987 formano una band musicale ispirata dai grandi gruppi musicali punk rock, i Clash in primis. Dopo un primo esordio nel 1991 con alcune canzoni contenute in album di gruppi emergenti della scena romana, la Banda Bassotti continuerà a crescere fino a diventare uno dei gruppi musicali più conosciuti sul pianeta del genere « combat rock », che li porterà a suonare oltre che in tutta Europa, in America Latina e Giappone.

L'intervista

Raggiungiamo al telefono Angelo Conti, detto "Sigaro", voce e chitarra de La Banda Bassotti, mentre mangia un panino nella baracca di cantiere durante la pausa pranzo. "Sigaro" e "Picchio", all'anagrafe Gian Paolo Picchiami, l'altra voce del gruppo, sono infatti due operai edili. Insieme ad altri amici, nel 1978 hanno fondato la cooperativa edile "XXV aprile" e da allora, nonostante il successo nel campo musicale, continuano a lavorare nei cantieri. "Sigaro", iniziamo proprio da questo punto l'intervista. Oltre che musicisti, siete anche operai edili. Come descrivete la situazione del lavoro sui cantieri italiani ?
Critica. A farla da padrone è il lavoro nero, il precariato, le paghe da fame, l'insicurezza. Non parlo di noi che siamo una coperativa, ma parlo comunque per esperienza diretta vissuta nei cantieri romani. Ogni tanto ci scappa il morto e allora si riempiono le pagine dei giornali e i politici ne parlano. Ma passato qualche giorno, tutto ritorna uguale a prima.
Come si vive nella Roma di Gianni Alemanno, il sindaco con la celtica al collo?
C'è stata una pressione dei palazzinari per passare dal centro sinistra alla destra. Una destra sdonganata, ora legittimata a governare senza che nessuno dica nulla. Per noi però cambia poco. Da sempre conviviamo con la destra che ci attacca con i bastoni durante i nostri concerti o con la censura quando blocca le nostre canzoni.
In Svizzera avete suonato diverse volte, in particolare alla Rote Fabrik di Zurigo o al Centro sociale il Molino di Lugano. Nell'ultimo periodo vi state «specializzando » nei luoghi simbolo del capitalismo svizzero, la Paradeplatz di Zurigo e Piazza Riforma di Lugano, rispettivamente prima e terza piazza finanziaria elvetica. Sentite la crisi ?
La crisi la si sente dappertutto. Vedere anche in Svizzera delle piazze che si riempiono di bandiere rosse e sindacali, fa un certo effetto. Sono un segnale, un simbolo, di un disagio nel mondo del lavoro presente dappertutto.
Quale idea vi siete fatti della Svizzera ?
Abbiamo passato poco tempo per dare un giudizio. Noi veniamo per i concerti e restiamo solo qualche giorno. Vediamo però con piacere che ci sta un sacco di gente ai concerti che canta le nostre canzoni. Vuol dire che nel mondo del lavoro globalizzato, anche nella ricca Svizzera i problemi delle persone che si guadagnano la pagnotta sono comuni.  
Da anni siete un gruppo globale, nel senso che avete suonato un po' ovunque nel globo terrestre. Potete riassumere la colonna sonora (il messaggio) di questo vostro viaggio planetario nel tempo ?
Il nostro è un messaggio di amore e rabbia. Ci piace andare in giro a dire che esistono operai, sfruttati, lavoratori, disoccupati che non sono d'accordo con la politica dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, dell'uomo sugli animali. Gente che lavora con dignità.
Avete un ricordo particolare di un concerto speciale da qualche parte ? Brutto o bello che sia stato…
Facciamo uno bello… Nella piazza centrale della capitale del San Salvador, durante la campagna elettorale del Fronte di liberazione Farabundo Martì, abbiamo suonato davanti a 100mila persone. Almeno 20mila hanno cantato insieme a noi «Bella ciao » Una gran bella soddisfazione.
Per essere liberi, avete fondato una etichetta discografica indipendente ; la «Gridalo forte!» . Quale bilancio trarre da questa esperienza?
Lo scopo di Gridalo Forte era quello di dare voce e spazio ai nuovi gruppi che altrimenti non si sarebbero mai potuti ascoltare. In Italia c'è un sistema mafioso nel mondo della discografia. È un mondo chiuso, di cui fanno parte i soliti noti. Certi dischi passano nelle radio il giorno dopo essere stati prodotti, solo perché  fanno parte della cerchia giusta. Per tutti gli altri, i gruppi giovanili, non c'è spazio, sono tagliati fuori. Per questo motivo abbiamo partecipato alla creazione della Gridalo forte, per dare la possibilità a nuovi gruppi di potere farsi conoscere. Oggi la situazione è cambiata. Con internet le possibilità di diffusione sono maggiori.
Qual'è la vostra opinione sullo scaricare gratuitamente canzoni e il diritto di vivere della propria musica degli artisti ?
La possibilità di scaricare gratuitamente la vedo molto bene, è una cosa positiva. Mentre per quel riguarda il diritto di campare della propria musica, il discorso è molto ampio. Se mi riallaccio a quanto detto prima, ossia ai soliti noti che gestiscono il sistema discografico in maniera chiusa approfittandone ampiamente, non c'è molto da difendere.
Esistete da venti anni. Progetti per il futuro ?
Poter continuare a vivere come abbiamo fatto finora, sia in cantiere che da musicisti. Poter continuare a portare avanti il nostro discorso di ragazzacci di strada, continuare a raccontare quanto vediamo gli ambienti che frequentiamo, operai, contadini, gente semplice ma ricca di umanità e dignità. E forse un nuovo cd.

Pubblicato

Venerdì 1 Maggio 2009

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