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Il regno di Sepp Blatter

di

Francesco Bonsaver
Quanto guadagna Joseph Blatter, presidente della Fifa? Non si sa. L'assenza di questa notizia la dice lunga sulla trasparenza del governo mondiale del calcio. Mentre conosciamo il salario di Obama, dei dirigenti della Nestlé e tutto sappiamo sul trasferimento milionario del "Number One" Mourinho dall'Inter al Real Madrid, sulla Fifa è buio pesto.

Organizzazione tutt'altro che filantropica, gestisce miliardi di franchi (e molti ne incassa), la Fifa è un'istituzione di diritto privato che non rende conto a nessuno. Eppure lucra sulle spalle d'innumerevoli calciatori e di milioni di appassionati dello sport più bello del mondo.
Del suo presidente, il 71enne vallesano Joseph Blatter, si sa che viaggia in jet privato, dorme nelle migliori suites dei migliori alberghi del mondo e possiede una lussuosa villa sul prestigioso Zürichberg. Si può dedurre che il compenso deve essere generoso.
Della scarsa propensione alla trasparenza della Fifa ne sa qualcosa Andrew Jennings, giornalista della Bbc, a cui è stato vietato l'accesso ad ogni conferenza stampa della Fifa e ai campi di gioco di tutti i cinque continenti. La sua colpa? Aver fatto il suo lavoro, ponendo domande scomode a cui la dirigenza Fifa si guarda bene dal rispondere. Jennings,autore anche del libro "I padroni del calcio", aveva denunciato il giro di bustarelle che ruotava tra alti dirigenti della Fifa e la Isl/Imm di Zugo, proprietaria esclusiva per una ventina di anni dei diritti televisivi e di marketing sportivo del calcio mondiale. In sintesi, la domanda cruciale era questa: come faceva la Isl a detenere per anni l'esclusiva dei diritti sportivi milionari senza che i concorrenti potessero contrastarla? La risposta, secondo Jennings, era che l'esclusiva della Isl era "oliata" da bustarelle ai 24 membri del Comitato esecutivo della Fifa. Ma non si tratta solo di un sospetto maligno del giornalista inglese.
Lo scandalo finì anche in tribunale nel 2006 grazie alla scoperta di un giro di "strani" versamenti analizzati da un solerte giudice istruttore zughese, Thomas Hildebrand, che stava indagando sul fallimento della società Isl. Nel processo emerse chiaramente il sistema di bustarelle. Ma non fu possibile condannare i responsabili perché in Svizzera il reato di tangenti tra privati non era ancora penalmente perseguibile. Lo sarebbe diventato poco dopo, nel quadro della concorrenza sleale.
Ma come ha fatto Joseph, detto Sepp, Blatter a rimanere in sella fino ad oggi, rieletto ben tre volte come presidente Fifa dal 1998? Sempre Jennings e il processo di Zugo aiutano a chiarire molti aspetti. Per essere eletti, bisogna contare su un buon serbatoio di voti dei 208 paesi che compongono la Fifa. A capo della federazione dei paesi del Sudamerica (Confederación sudamericana de Fútbol) troviamo il paraguaiano Nicolas Leoz. Il suo nome lo si ritrova fra le carte del processo di Zugo, dove furono dimostrati i versamenti a Leoz da parte della Isl. Versamenti scovati semplicemente perché Leoz, a differenza dei suoi compari, invece di aprire un conto in Liechtenstein o in altri paradisi fiscali dove è quasi impossibile risalire al titolare del conto, se li è fatti accreditare direttamente sul suo conto personale. Nessuna sanzione per Leoz, che ancora oggi siede comodamente ai vertici della Fifa.
A capo della Concaf (raggruppante le federazioni calcistiche del Nord e Centro America) troviamo Jack Austin Warner. Da modesto docente di storia, Warner vive oggi da gran signore. Fu al centro di uno scandalo di conflitto d'interesse quale rivenditore esclusivo per il centro america dei biglietti dei mondiali 2006 con la sua agenzia viaggi Simpaul Travel. Affare che gli fruttò qualche milione di dollari, un'inchiesta interna della Fifa, dalla quale emersero irregolarità, senza però incorrere in sanzioni. Ovviamente, anche lui occupa ancora tranquillamente il suo posto ai vertici della Fifa.
Inutile dire che le federazioni del Centro Nord e del Sud America sono il serbatoio di voti garantiti per il candidato presidente Blatter. Lo rivelò candidamente lo stesso Warner, alla vigilia della terza rielezione di Blatter. «I 35 voti della Concaf sono tutti per Blatter» disse pubblicamente, tanto che incappò in un altro scandalo perché fece votare un suo dipendente al posto del delegato di Haiti, assente e senza che avesse dato alcuna delega al dipendente di Warner. Nessuna sanzione neanche in questo caso. Ai voti delle Americhe vanno aggiunti quelli africani, diventati ancor più amici del presidente Fifa dopo l'aggiudicazione dei mondiali sudafricani.
«Il mondo del calcio è una grande famiglia». Per Sepp Blatter lo è di sicuro, visto che suo nipote, Philippe Blatter, dirige la società di marketing di Zugo Infront Sports and Media, nata sulle macerie del fallimento della Isl di cui abbiamo scritto prima. La società del nipote di Blatter gestisce il 50 per cento dei diritti televisivi del mondiale sudafricano e la vendita di 380 mila biglietti dei pacchetti ospitalità destinati alle grandi imprese per i loro dipendenti o clienti.
Sepp Blatter lascerà il suo regno a fine 2011. Ciò non vuol dire che la Fifa diventerà trasparente. Prima di Blatter c'era João Havelange, il brasiliano artefice dell'intera struttura di potere della Fifa, di cui Blatter era il delfino designato.
Oggi inizia la grande festa, di passione e di sofferenza, dello sport più amato al mondo. Bello perché, come si suol dire, «la palla è rotonda». L'impegno, il talento, il fare squadra e un pizzico di fortuna possono fare la differenza di una partita, lasciando intatte le speranze di vittoria anche alla squadra sulla carta più debole. Il calcio è bello anche per questo. Chi uccide la speranza per interessi propri, uccide anche l'anima del calcio. Per questo è bene ricordarsi che la Fifa e il calcio sono due cose distinte.

Pubblicato

Venerdì 11 Giugno 2010

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