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Il referendum sui due Kaczynski

di

Gaddo Melani
Non è una gran scelta quella che si prospetta per i polacchi alle elezioni legislative anticipate di domenica prossima. Le due formazioni maggiori sono entrambe di destra, conservatrici, con programmi simili. Da una parte c'è il PiS (Legge e Giustizia) dei gemelli Lech Kaczynski, presidente della Repubblica, e Jaroslav, primo ministro. Dall'altra il Po (Piattaforma civica), di Donald Tusk, all'opposizione. Leggermente più moderato dell'avversario diretto, il Po affronta queste elezioni con l'obiettivo di impedire al PiS di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi e offrirsi quindi come solido alleato per un governo di coalizione. Cerca di porsi come terzo incomodo l'ex-presidente Alexandre Kwasniewski che ha dato vita a una coalazione di centro-sinistra (LiD). Ma Kwasniewski, cui i sondaggi accreditano un massimo del 15-16 per cento dei voti, già avverte di considerare queste elezioni come una piattaforma dalla quale lanciarsi per le future elezioni legislative, quelle, salvo sorprese, del 2011.

In realtà l'appuntamento del 21 ottobre va considerato come un referendum sui fratelli Kaczynski, che i sondaggi indicano come certi vincitori non escludendo, grazie alla legge elettorale che premia la formazione più forte, che il loro partito riesca a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.
Lech e Jaroslav Kaczynski entrano nel mondo della politica negli anni Ottanta appoggiando Lech Walesa e Solidarnosc, ma all'inizio del decennio seguente imboccano un'altra strada, caratterizzata da un acceso anticomunismo, da un forte nazionalismo, nonché dall'adesione alle istanze più reazionarie sia della Chiesa sia della società civile. Per avere un'idea del loro credo è più facile elencare quelli che loro considerano pericolosi nemici, (come ha fatto il tedesco Der Spiegel), e cioè: gay, liberali, studenti, comunisti e postcomunisti, darwiniani, edonisti, critici del papa, giornalisti, e, fuori dai confini, russi e tedeschi.
I Kaczynski puntano al controllo totale del Paese («per ripulirlo da ogni impurità»), obiettivo che perseguono da anni, anche con l'uso spregiudicato dei servizi segreti, e in particolare di quelli, di loro creazione, "anticorruzione" (CbA) che negli ultimi mesi si sono resi famosi con centinaia di arresti e perquisizioni regolarmente filmati e trasmessi dalle tv. Non sono ovviamente mancate le critiche, respinte dal primo ministro Jaroslav con un candido «chi è innocente non ha nulla da temere».
Una massima questa alla base del controverso, e per il momento sconfitto, decreto governativo dello scorso inverno che imponeva agli alti funzionari, ai professionisti, ai giornalisti, ai dirigenti scolastici di riempire un formulario rispondendo alla domanda «avete collaborato con i disciolti servizi di sicurezza comunisti?». Con pene certe, quali il licenziamento o l'interdizione dell'esercizio della professione, in caso di risposta affermativa, o di rifiuto di risposta o di risposta falsa. L'assurda costrizione dei cittadini a provare «di non aver fatto ciò che non hanno fatto», secondo la felice definizione di Ignacio Ramonet, è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, ma i gemelli hanno già dichiarato di volere un'apposita legge che reintroduca la "lustracja", in italiano "lustrazione", termine usato nella liturgia cattolica per indicare la "purificazione" che si effettua con l'acqua benedetta. Nel nostro caso, sapendo quanto capillare sia stata la presenza dei servizi segreti comunisti e lo zelo dei loro funzionari nella schedatura, la lustrazione cercata dai gemelli Kaczynski ha l'unico obiettivo di liberarsi degli oppositori, della vecchia guardia, presentandosi come difensori della purezza etica, e cattolica.
In questa operazione i due gemelli si avvalgono del sostegno di Radio Maryja, l'emittente cattolica fondamentalista, nota per le sue posizioni xenofobe e antisemite, che in Polonia ha fondato un vero impero mediatico che comprende un'emittente televisiva, un giornale e una scuola di giornalismo. Le posizioni radicali di Radio Maryja sono state condannate dal Vaticano e sono criticate dall'episcopato polacco, ma per Jaroslav Kaczsinsky «Radio Maryja porta avanti una missione e ha cambiato in meglio la Polonia».
Se lo dice lui….

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Venerdì 19 Ottobre 2007

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