Non sappiamo quante macerie ricopriranno l’Iraq fra qualche settimana, quante vite umane saranno distrutte, se la guerra susciterà congiure di palazzo o rivolte popolari, esiti democratici o di occupazione militare in puro stile coloniale. Sappiamo solo che questa guerra infame non è stata scatenata dal presidente di uno “stato canaglia”, bensì da un presidente canaglia, George W. Bush Un presidente canaglia che aggredisce un paese stremato da dieci anni di embargo economico, dai bombardamenti devastanti del 1991 e da una dittatura implacabile; un paese incapace di difendersi, aggredito proprio mentre sta distruggendo le sue ultime armi, impotente a minacciare altri paesi. Un presidente canaglia che, lui sì, possiede armi di distruzione di massa, minaccia il mondo intero e dimentica che il suo paese si è macchiato del più atroce atto terroristico della storia umana, le atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Un presidente canaglia che pretende di lottare contro il terrorismo e la dittatura senza condannare il sostegno attivo del suo paese al terrore delle dittature militari del Brasile, dell’Argentina, del Cile, e di molte altre, compresa quella di Saddam. Un fuori legge internazionale che ha ordinato una guerra d’aggressione e di conquista condannata da tutti: dal Consiglio di sicurezza e dal segretario generale dell’Onu, dai governi dei più grandi paesi del mondo (Cina, India, Russia, Brasile) e da molti altri, dalla Lega araba, dalla Conferenza dei paesi non allineati (che rappresenta la maggioranza assoluta della popolazione mondiale), dalle maggiori chiese (la cattolica, l’islamica), dall’opinione pubblica mondiale, comprese quella dell’Europa (Inghilterra, Spagna e Italia incluse) e metà di quella del suo stesso paese, e persino dai consigli comunali di New York, Los Angeles, Chicago, Detroit e di altri 150 città. È quindi assurdo sostenere, plagiati dalla propaganda dell’impero, che le Nazioni unite risultano delegittimate dalla violazione americana del diritto internazionale: un criminale delegittima forse i giudici che lo condannano? Il fuori legge internazionale ha delegittimato se stesso, mentre le Nazioni unite – per fortuna! – hanno sancito questa delegittimazione. Onore dunque al presidente francese che si è impegnato più di altri a impedire la legittimazione del Consiglio di sicurezza al presidente canaglia. Ma dal dire (condannare) bisognerebbe ora passare al fare (sanzionare), cominciando almeno da atti simbolici: come può Chirac invitare a Evian, per il G8, Bush e Blair, e stringere le loro mani macchiate del sangue ancora fresco di molti innocenti? E come può il nostro Consiglio federale promettere di cooperare alla protezione di Bush e degli altri? Questa volta, il G8 deve proprio essere annullato e ciò dovrebbe costituire solo un primo passo…

Pubblicato il 

28.03.03

Edizione cartacea

Rubrica

 
Nessun articolo correlato