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Il potere della terza età e il patto tra generazioni

di

Martino Rossi
Il recente congresso dell’Associazione ticinese della terza età (Atte, 10 mila membri!) ha richiamato l’attenzione sul potere degli anziani. Un potere che deve essere speso bene: senza timidezza, ma anche con responsabilità verso le generazioni più giovani. Nella consapevolezza che, come ogni potere, anche quello della terza età non è assicurato per sempre. Nella sua relazione, Claudio Generali ha ricordato che il prestigio e il potere degli anziani, nella storia dell’Occidente, ha subito alti e bassi. Nell’antica Roma repubblicana, la gestione della Polis era affidata al Senato, che era un Consiglio degli anziani. Nell’alto Medioevo, il potere dopo il crollo dell’impero romano è stato ridefinito con la guerra: s’imponeva chi maneggiava meglio la spada, i giovani. La grande peste che ha decimato la popolazione europea fra il XIV e il XV secolo ha reso necessario contare su tutti i sopravvissuti, e gli anziani sono stati rivalutati. La rivoluzione industriale dell’ottocento ha esaltato il valore produttivo dell’uomo e, quindi, in primo luogo del giovane. Nella società europea diventata pienamente democratica solo dopo le due guerre mondiali, il principio “un cittadino, un voto” fa sì che il potere degli anziani (un terzo dell’elettorato) sia considerevole. Ne è la prova, in Svizzera, l’esito di votazioni in cui erano in gioco peggioramenti dell’Avs: respinti. Respinti anche dalle generazioni meno anziane, poiché, la libertà, la pace e la prosperità del dopoguerra sono state e sono riconosciute come un lascito degli anziani, e, quindi, essi meritano solidarietà. Questo “patto intergenerazionale” corre però qualche rischio. I più giovani vedono oggi un mondo meno pacifico e più minaccioso (guerre, terrorismo e catastrofi ambientali); vivono sulla loro pelle le incrinature del benessere (disoccupazione, precarietà) e i privilegi sfacciati del potere economico e politico; le risorse per assicurare tranquillità materiale alla quota crescente di anziani sono sempre più imponenti; il futuro, per i giovani, è carico di incertezze e non sanno se chi verrà dopo di loro avrà i mezzi e la volontà di onorare il patto intergenerazionale. Gli anziani devono essere più consapevoli delle difficoltà dei giovani e manifestare loro solidarietà, non solo chiederla. Non dovrebbero ripetersi errori come il voto di buona parte degli anziani contro l’assicurazione maternità: una misura a favore dei giovani genitori e dei loro figli, ma anche un investimento per il futuro di chi sarà anziano fra 30 o 40 anni. Il pendolo della storia potrebbe riportarci indietro: se gli anziani usassero la democrazia solo per assicurare il loro benessere, essa potrebbe esserne minacciata. Lo è già dai venti di guerra e dalle paure del terrorismo, ma anche da proposte sciagurate che hanno cominciato a circolare: limitare i diritti democratici (diritto di voto e di eleggibilità) degli anziani.

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Venerdì 21 Ottobre 2005

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