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Il piano B per salvare le Officine

di

Francesco Bonsaver
Del progetto di "cantonalizzazione" delle Officine, ossia della ripresa e della gestione a livello cantonale della sede bellinzonese delle Ferrovie federali svizzere, se ne parla dall'inizio dell'agitazione operaia. Il fatto che Ffs Cargo voglia disfarsi di una struttura redditizia e competitiva, oltre che ad essere incomprensibile, potrebbe rappresentare un'opportunità interessante per l'economia cantonale, si era detto a più voci. Lo stesso ex direttore delle Officine, Paul Häner aveva detto al nostro giornale (vedi area del 14 marzo 2008) che l'ipotesi dell'Officina cantonale è sicuramente immaginabile. L'ipotesi sembrava però caduta, visto che nessuno la tramutava in una proposta concreta. In realtà, qualcuno stava lavorando a questo progetto. Già due giorni dopo l'inizio dello sciopero, alcuni media avevano ripreso l'intervento di Giuseppe Sergi nella grande sala della pittureria delle Officine. Sergi aveva suggerito l'idea di una iniziativa popolare che andasse nel senso di una struttura pubblica. Il comitato di sciopero l'ha sempre considerata una buona proposta e vista l'evoluzione di uno scontro frontale con la direzione di Ffs, in un contesto in cui una soluzione concordata appariva sempre più difficile, si è deciso di affinarla e proporla nella sua versione definitiva. L'iniziativa "Giù le mani dalle Officine: per la creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico" è stata lanciata lunedì 31 marzo (un formulario dell'iniziativa pronto per essere firmato è stampato a pag. 4 di questa edizione di area).
Con Giuseppe Sergi abbiamo discusso i motivi e i contenuti dell'iniziativa.

Una prima domanda tecnica: al punto due dell'iniziativa si parla di inserire nel Piano direttore cantonale il terreno delle officine quale zona di interesse pubblico. Va nella stessa idea promossa dal comune di Bellinzona di tutelare la zona al fine di evitare speculazioni fondiarie, preservandola come zona d'interesse pubblico?

Questo articolo ha fondamentalmente due scopi. Il primo è quello di tutelare questo patrimonio industriale come bene collettivo e quindi salvarlo dalle speculazioni, mentre il secondo è dettato dalla necessità di coerenza del testo dell'iniziativa, ossia che renda attuabile quanto previsto al punto 6. Infatti, perché sia possibile un'eventuale espropriazione del terreno qualora le Ffs si oppongano ad un progetto di polo industriale cantonale, è necessario che vi sia in gioco un interesse pubblico preponderante. Ora il fatto che questa area sia inserita nel piano direttore la trasforma in qualcosa attorno a cui si può far prevalere l'interesse pubblico.
Una domanda più politica. Al primo punto, ma anche al terzo e al quarto dell'iniziativa, si definisce chiaramente che la gestione del polo tecnologico-industriale nel settore dei trasporti e del materiale rotabile dovrà essere pubblica. Alla trasmissione modem delle Rtsi, Arnoldo Coduri dell'ufficio promovimento economico ha contestato questa opzione, asserendo che «lo stato non può mettersi a fare l'imprenditore». Cosa risponde a questa osservazione?
Lo stato fa già l'imprenditore. Perché se seguissimo l'idea espressa da Coduri, allora lo Stato non dovrebbe più gestire ospedali, scuole o trasporti pubblici, ad esempio. Lo Stato ha già dimostrato che può gestire molto bene alcuni servizi. Piuttosto occorre chiedersi se la politica del promovimento economico seguita dall'ex consigliera di stato Marina Masoni e Coduri abbia portato dei risultati concreti, di efficienza come amano dire. Si prenda il caso del promovimento delle stazioni invernali nel canton Ticino. Molto probabilmente se invece di finanziare con soldi pubblici in tutti questi anni progetti privati (a cominciare da quello di Frapolli) si fosse gestito in maniera statale gli impianti, garantendo così una reale pianificazione dell'offerta, oggi avremmo una situazione ben migliore di quella che conosciamo.
Al punto 5 dell'iniziativa si chiede che il personale occupato dal futuro polo industriale sia sottoposto alle stesse condizioni di lavoro del Contratto collettivo di lavoro Ffs Cargo.
Abbiamo fatto riferimento al Ccl di Ffs Cargo per sottolineare che non si vogliono peggioramenti delle attuali condizioni di lavoro. Ma non vi è nessuna preclusione che in un futuro possa essere un contratto di tipo aziendale. Ciò che preme è salvaguardare la qualità delle condizioni di lavoro a cui sono oggi sottoposti.
Restiamo sul piano delle possibilità economiche di un polo industriale dei trasporti a Bellinzona. Avete valutato se è realistico economicamente parlando?
Di fatto ci si basa sulle cifre su cui si discute dall'inizio dello sciopero. Le Officine di Bellinzona sono sempre state redditizie, tanto da compensare i buchi finanziari fatti altrove da Ffs Cargo. Inoltre, le Officine sono competitive, per usare una parolaccia, perché hanno un rapporto qualità prezzo molto buono ed hanno buone possibilità di crescita. Se gruppi privati come la Bombardier si dicono disposti a continuare la loro collaborazione solo se le Officine di Bellinzona vengono mantenute, è abbastanza indicativo di come vi sia mercato per queste ultime. Vi sono dunque tutti i presupposti per avere basi solide per delle buone prospettive future per le Officine di Bellinzona.
Raccogliere le firme con ogni probabilità non sarà un problema. Ma politicamente vi è un consenso generale e un sostegno tale da prevedere una rapida riuscita e messa in pratica dell'iniziativa?
Lo scopo per cui l'iniziativa è stata lanciata è proprio per stimolare il mondo politico a prendere posizione sull'idea di polo cantonale. Finora questa idea era come qualcosa di cui ogni tanto si accennava senza veramente entrare nel merito. Con l'iniziativa si vuole obbligare il mondo politico ad esprimersi in maniera concreta sul tema. È chiaro che si tratta di un progetto che può essere modificato, ad esempio durante un dibattito parlamentare. Cioè, se nella discussione in Gran consiglio che seguirà verrà proposto un controprogetto che non ne snaturerà i contenuti ma anzi li migliorerà, o se nell'ambito delle discussioni sulla tavola rotonda (se ci arriveremo) si troveranno altre soluzioni, non ci sarà nessuna difficoltà a ritirare l'attuale proposta. Per ora è importante che riesca, che ci sia e che ponga, con la sua presenza, la volontà forte dei cittadini e delle cittadine di vedere continuare l'esperienza produttiva delle Officine. Naturalmente, la soluzione auspicata rimane quella iniziale, ossia che il Cda delle Ffs ritiri il suo piano di chiusura delle Officine di Bellinzona e dia le garanzie minime della sua sopravvivenza e del mantenimento dei posti di lavoro.

Pubblicato

Venerdì 4 Aprile 2008

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