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Giornata internazionale

Il personale di cura chiede migliori condizioni di lavoro: la situazione nelle case anziani

Unia ha avviato un progetto di costruzione sindacale nel settore: accrescere la capacità di mobilitazione per rafforzare i diritti

di

Claudio Carrer

 

In occasione dell’odierna Giornata internazionale delle cure infermieristiche si tengono in tutta la Svizzera azioni di sensibilizzazione da parte del personale del settore organizzato sindacalmente e a livello associativo (materiale fotografico qui). «Un anno dopo gli applausi non è cambiato nulla», scrive Unia in una nota stampa in cui si ribadiscono le rivendicazioni: una maggiore protezione della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, più investimenti per il personale e aumenti salariali, un sistema di finanziamento delle cure basato su principi di solidarietà e che consenta di garantire buone condizioni di lavoro e buone cure, la messa in pratica dell’iniziativa popolare “per cure infermieristiche forti”, che mira a garantire la formazione di un numero sufficiente di personale, migliori condizioni di lavoro e migliori cure. «Da anni sappiamo che quasi la metà del personale di cura abbandona la professione a causa delle difficili condizioni di lavoro e dei problemi di salute. È uno scandalo che la politica abbia sempre mancato l’occasione di adottare misure concrete per migliorare questa situazione», ha commentato Véronique Polito della direzione nazionale di Unia.

 

Nelle case anziani spesso il personale è costretto, per mancanza di tempo, a razionare alcuni servizi di assistenza agli ospiti, come la pulizia dei denti o la cura della pelle. Il dato, emerso da un recente studio dell’università di Basilea sulla qualità delle prestazioni e sulle condizioni di lavoro in queste strutture, è parecchio scioccante e dà la misura di quanto sia grave la cronica mancanza di personale e la situazione di stress che questo comporta per le lavoratrici e i lavoratori del settore. Un settore, peraltro confrontato con molti altri problemi e tante fragilità che tutti noi durante la pandemia abbiamo imparato a conoscere un po’ meglio, in cui Unia ha avviato nell’autunno scorso un progetto di costruzione sindacale, che via via sta prendendo forma in tutte le regioni del paese.

 

«Il progetto è frutto di una riflessione, in corso da tempo nell’organizzazione, sulla necessità di costruirsi sindacalmente in un ambito strategico», spiega Enrico Borelli della direzione nazionale del settore terziario di Unia e co-responsabile del dossier “cure”. «Strategico per diversi motivi: perché nei prossimi anni il settore conoscerà una forte crescita in termini occupazionali; perché, come la crisi pandemica ha ben dimostrato, esso riveste un’importanza essenziale per il funzionamento dell’intera società; perché impiega moltissime donne, peculiarità importante nell’ottica di costruzione di una nuova generazione di quadri sindacali; perché il personale gode delle simpatie e della solidarietà di ampi strati della popolazione; perché si presta molto bene, essendo le cure una questione centrale per l’intera comunità e che tocca tutti, per promuovere delle vere e proprie campagne di società. Complice anche il fatto che nelle case anziani lavorano persone con una spiccata sensibilità sociale, riteniamo che ci siano ampi spazi per rafforzarsi in questo settore, in cui oggi la presenza sindacale è ancora marginale», afferma Borelli.


È stato deciso di dare priorità alla costruzione sindacale nelle case anziani, dove è impiegato circa il 40 per cento del personale di cura che opera in Svizzera (per ulteriori dettagli clicca qui). Come si spiega la scelta di concentrarsi su queste strutture e non su altre come gli ospedali o le aziende di cure a domicilio?
Abbiamo ritenuto intelligente partire dalle case anziani per diverse ragioni. Innanzitutto perché qui, a differenza di altri ambiti del settore delle cure, possiamo contare su una concentrazione di lavoratori che facilita il compito di coinvolgimento e di mobilitazione. E poi perché le case anziani vivono moltissimi ed enormi problemi: manca personale, non ne viene formato abbastanza (meno della metà di quello necessario), c’è un ricambio continuo a causa dell’elevato tasso di abbandono della professione (46 per cento), lo stress è estremo e i ritmi di lavoro insostenibili, i livelli salariali sono bassi, la salute dei dipendenti è scarsamente tutelata e molti di loro esauriscono le risorse psico-fisiche, le tutele contrattuali e legali sono scarse e vi è un’assenza dei più elementari diritti e delle rappresentanze sindacali. Un aspetto quest’ultimo su cui c’è bisogno di lavorare intensamente anche alla luce del fatto che nell’ambito degli istituti di cura operano sempre più soggetti privati che privilegiano logiche di mercato e la mercificazione del lavoro.

 

Cosa significa avviare una “costruzione sindacale” in questo settore? Partire da zero? Quali sono le difficoltà da un lato e le potenzialità dall’altro?
Il settore è oggi una sorta di deserto sindacale. Di qui la necessità di lavorare prioritariamente al radicamento di Unia sui luoghi di lavoro attraverso la costituzione di collettivi di lavoratori con sensibilità sindacale, con l’obiettivo di accrescere la capacità di mobilitazione del personale e dunque di rafforzare le garanzie contrattuali e i diritti, oggi spesso calpestati. C’è infatti un nesso diretto tra la presenza del sindacato nelle aziende e la capacità di intercettare e poi di risolvere delle problematiche nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori. Il lavoro iniziato alcuni mesi fa comincia a dare i primi frutti: la presenza sempre più assidua sui luoghi di lavoro ci sta fornendo un quadro esaustivo della situazione e cominciamo a confrontarci con le direzioni aziendali per risolvere i problemi emersi. In tutte le regioni stiamo costruendo dei nuclei sindacali.


Quale è il problema più grave?
All’assenza totale di diritti sindacali si somma il fatto che nel settore delle case anziani il personale non è minimamente coinvolto nei processi decisionali, nonostante il contributo di valore che potrebbe dare grazie alla propria esperienza. È successo anche durante la pandemia, circostanza particolarmente traumatica per queste strutture che ospitano la popolazione più fragile e più esposta al virus: a vari livelli sono stati costituiti gruppi e tavoli di lavoro e di riflessione in cui erano coinvolti una miriade di soggetti, tutti tranne il personale. Semplicemente dimenticato dopo aver lavorato mesi al fronte ed essersi esposto a rischi e ammalato. Di qui la necessità e l’urgenza di costituire dei collettivi sindacali e di fare in modo che essi possano avere voce in capitolo e influenzare le decisioni che investono il personale e le scelte di fondo che reggono il funzionamento del settore delle case anziani. Bisogna insomma ribaltare la logica e giungere a una democratizzazione del lavoro.


Il fatto che vi siano più di 1.500 istituti (un po’ pubblici e un po’ privati) complica il lavoro e il confronto con la controparte padronale?
Nel settore c’è indubbiamente una grande frammentazione: vi operano realtà aziendali molto diverse tra loro. Esistono pure varie associazioni di categoria, ma è chiaro che essendo la presenza sindacale marginale, da parte del padronato non c’è l’abitudine al confronto. È dunque necessario da parte nostra lavorare per rafforzarci e diventare un interlocutore serio e riconosciuto sia dal padronato sia dalla politica. Questo allo scopo di contribuire in modo decisivo all’elaborazione e all’implementazione del concetto di “buone cure” e di sottoscrivere, nel medio-lungo termine un contratto collettivo quadro che stabilisca diritti e doveri minimi a livello nazionale.


Unia entra in un settore dove opera anche il sindacato dei servizi pubblici Vpod, pure affiliato all’Uss. Lo fa con intenti di collaborazione o con uno spirito di “concorrenza”?
Se riteniamo (come Unia ritiene) che il settore delle cure investa gli interessi dell’intera società, se vogliamo cambiare paradigma e rafforzare i diritti e migliorare le condizioni quadro, potremo farlo solo avendo un approccio di società. E questo è possibile solo attraverso alleanze con le altre forze sindacali, le associazioni di lavoratori, quelle della terza età e dei familiari. Serve insomma un percorso includente per favorire la capacità di incidere sulle decisioni di fondo. Già nell’autunno scorso e anche ieri in occasione della Giornata internazionale delle cure abbiamo organizzato in varie regioni del paese iniziative unitarie con altri sindacati. Un’attitudine che andrà mantenuta e rafforzata. Unia è quindi assolutamente aperta a politiche di collaborazione e ad alleanze con tutte le organizzazioni sindacali che operano nel settore. E poi in una realtà di deserto sindacale come questa c’è sicuramente spazio per tutti.

 

Pubblicato

Mercoledì 12 Maggio 2021

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