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Il caso

Il perfetto imprenditore fallimentare

Oggi fallisce, domani riapre: ecco perché la legge è inadeguata

di

Francesco Bonsaver

Il menu dei lavoratori dipendenti è sempre il medesimo, un piatto di miseria. Raccontiamo la storia di un imprenditore, che chiameremo Dog, perché ben rappresenta la facilità con cui è possibile far fallire una ditta, riaprirne un’altra, farla fallire e riaprirne una successiva. Una catena ininterrotta, a cui nessuno pare possa porre fine. Il tutto lasciando considerevoli debiti a fornitori vari e malcapitati dipendenti. È una caso esemplare di quanto la legge sia inadeguata ai tempi attuali.

 

Dog vanta una lunga esperienza nel campo imprenditoriale. Gli esordi di Dog nell’imprenditoria è la Lindo Splendente, ditta di pulizia individuale creata da lui nel 2006. Fallirà l’anno successivo. Neanche il 2007 sarà l’anno buono per l’imprenditore Dog. Una ditta dove era associato, la Gruppo Giono sagl, il cui scopo aziendale spaziava dalle macchine da caffè al brokeraggio assicurativo, sarà messa in liquidazione d’ufficio dalle autorità competenti. Non trova migliore sorte la Galaxy Media di Chiasso, impresa in cui Dog entra nel 2007 quale amministratore unico. Tempo un anno, la società fallisce. Nel giugno 2012 Dog è pronto per nuove avventure e si lancia nel fotovoltaico con la Quantum sagl di Biasca. Tre mesi dopo, la Pretura della Riviera ne decreta il fallimento. Dog tenta l’avventura anche oltre Gottardo, cercando forse l’ottimizzazione fiscale con la ditta Auto Solution, registrata nel canton Zugo. Superfluo aggiungere che anche questa impresa durerà un anno, poiché sarà chiusa d’ufficio dalle autorità cantonali zughesi.


Dopo cinque fallimenti in poco più di cinque anni, Dog si convince che la ristorazione è il “suo” settore, quello dove potrà dare il meglio di sé. All’inizio dello scorso anno entra in una ditta registrata nel Luganese dedita alla commercializzazione di cofani «e altri articoli funerari». Tempo tre mesi, trasforma lo scopo dell’impresa nel campo della ristorazione. Nasce dunque la Jolly Restaurant. In parallelo, Dog controlla un’altra società, la Gastronomia Group. Attraverso queste due società amministra tre esercizi pubblici nel Locarnese. La Pizzeria gelateria A modo mio di Vira Gambarogno (i cui locali ora paiono chiusi), Il Fiaschetto di Orselina e un terzo di cui tralasciamo il nome perché oggi condotto in maniera seria da un altro proprietario.


Proprio in quest’ultimo ristorante, Dog riesce a compiere una delle sue assunzioni più incredibili, palesando tutta l’audacia di cui è dotato. Il 1° marzo 2012 Dog assume un dipendente a Pescara quale cameriere per una paga di 1.300 franchi netti, con vitto e alloggio. Non sarà l’unico. Luogo di lavoro, un ristorante di cui la Pretura di Locarno Campagna aveva decretato il fallimento del titolare meno di dieci giorni prima, il 20 febbraio. Il dipendente ha firmato il contratto a Pescara negli uffici di un’azienda intestata a colui che diventerà il socio in affari di Dog nella ditta svizzera J&J Gastronomia sagl.


Come vada a finire, il lettore lo potrà facilmente intuire. Daniele Marandola del sindacato Unia ha rivendicato arretrati salariali per 30.000 franchi, corrispondenti al netto dei 62.000 lordi mancanti. L’insolvenza della Cassa disoccupazione li ha riconosciuti e la collettività si appresta a saldare il debito privato dell’imprenditore Dog. Si appresta, perché non poteva mancare l’ultima beffa per l’ex dipendente di Dog. Quest’ultimo ha denunciato il dipendente di aver falsificato le ore di lavoro e il Ministero pubblico ha bloccato l’insolvenza per accertamenti. La legge però indica in modo inequivocabile che deve essere il datore a consegnare al dipendente il conteggio delle ore prestate. Altrimenti vale quanto prodotto dal dipendente. Inutile dire che Dog non ha mai consegnato i conteggi ai suoi dipendenti. Quindi l’insolvenza dovrebbe sbloccarsi in tempi rapidi.


Detta così, la soluzione sembra facile e innocua. Provate a vivere senza stipendio per un anno e immaginate la montagna di carta e il tempo necessario al sindacalista Marandola per ottenere il giusto. Questo è solo uno dei casi aperti da Marandola contro Dog. Se ne contano decine. Dei risvolti drammatici causati a un’altra persona parliamo nel riquadro qui sopra. Senza tener conto dei molti ex dipendenti di Dog che hanno semplicemente gettato la spugna. Il ristorante, come detto, ha cambiato di proprietario, mentre la Gastronomia Group è ora in liquidazione. Dog imperterrito non molla, va avanti per la sua strada, accumulando debiti che saranno in buona parte saldati da tutti noi. Di far fallimenti a catena senza pagare personale, oneri sociali e chissà quanto altro, la legge lo consente a Dog e tutti i suoi emuli. Che sono diventati parecchi in questi tempi, mostrando tutta l’inadeguatezza della legge relativa ai fallimenti. «Confermo l’impressione di un aumento nell’ultimo anno e mezzo delle istanze di pretese salariali inevase in relazione a fallimenti» dice ad area Luca Losa, il pretore di Locarno Campagna. Oggi non esiste una statistica che documenti il fenomeno. Eppure sarebbe un utile strumento per apporre dei correttivi, affinché la collettività non continui a saldare i debiti degli imprenditori in Dog-Style.

Pubblicato

Giovedì 29 Gennaio 2015

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