< Ritorna

Stampa

 

Il perdono tributario

di

Generoso Chiaradonna
In Europa c’è voglia d’amnistia fiscale. Dopo l’iniziativa del governo Berlusconi, ad opera del suo ministro delle finanze Giulio Tremonti, tesa a far riemergere capitali non dichiarati al fisco e detenuti all’estero, anche la Germania, retta da una coalizione di centro-sinistra, ha varato un’amnistia fiscale analoga. L’intento è sempre lo stesso: far emergere ricchezze dei propri cittadini che erano state portate “illecitamente” all’estero e farle rientrare nel circuito economico nazionale. In questo modo si centrano due obiettivi: aumentare il gettito fiscale e sostenere l’economia. Anche in Svizzera si parla da anni, ormai, della possibilità di un’amnistia fiscale generale. Un’iniziativa in tale senso era stata presentata a Berna dal Canton Ticino già alcuni anni fa. Solo due mesi fa, però, è ricomparsa all’attenzione delle competenti autorità federali dopo circa 4-5 anni di oblio. Della necessità e della particolarità di un’amnistia fiscale in Svizzera abbiamo parlato con Marco Bernasconi, docente di diritto fiscale presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) e l’Università della Svizzera italiana (Usi). È titolare, oltre che di uno studio di consulenza fiscale, anche della medesima cattedra presso il Centro studi bancari di Vezia. «L’amnistia fiscale – ci risponde Bernasconi – è un provvedimento di grazia equiparabile a un condono o scudo fiscale che sia. A mio modo di vedere, non è giusto proporre condoni e amnistie a ogni piè sospinto, per una questione di equità nei confronti di chi ha sempre dichiarato al fisco tutti i propri redditi e capitali. Il provvedimento di grazia, per sua natura, deve rimanere eccezionale». Perché è giusto proporlo oggi anche in Svizzera? Ricordiamo che, in Svizzera, l’amnistia fiscale deve soggiacere ad una votazione popolare con doppia maggioranza di cantoni e cittadini perché inserisce nella costituzione federale una norma transitoria che depenalizza i reati di natura fiscale. «Il motivo è molto semplice. Innanzitutto perché l’ultima amnistia fiscale generale (sul reddito e sostanza delle persone fisiche, sull’utile e sul capitale delle persone giuridiche) a livello federale e cantonale, è stata attuata nel lontano 1969. È quindi passato molto tempo». «Inoltre – continua il professor Bernasconi – si sono realizzate altre due condizioni: dal 1° gennaio 1995 le penalità a carico degli evasori sono di fatto raddoppiate (il termine di prescrizione da 5 è passato a 10 anni); e perché, fatto non trascurabile, l’economia langue e l’emersione di capitali bianchi fa in modo che il circolo economico ne abbia beneficio». «Inoltre tali provvedimenti vanno realizzandosi sia in Italia (2 in un poco più di un anno) governata da una maggioranza di centro-destra, sia in Germania governata da un maggioranza rosso-verde. Ed è certo che provvedimenti simili sono allo studio anche da parte di altri governi europei non necessariamente di centro-destra». Per Marco Bernasconi l’amnistia fiscale non è uno strumento né di centro-destra, né di centro-sinistra. «È semplicemente un provvedimento tecnico». È chiaro che esistono problemi di parità di trattamento che bisogna risolvere. «I cittadini che hanno sempre pagato le imposte – ci dichiara Bernasconi – si sentirebbero beffati da un provvedimento simile che privilegia di fatto gli evasori». La soluzione bisognerebbe trovarla nell’importo della multa. «Per superare questo problema basta introdurre una tassa di amnistia equa». L’equità è comunque soggettiva. «Per il governo italiano è equa una tassa di amnistia che va dal 2,5 al 4 per cento. Per il governo tedesco invece, una tassa in sostanza del 25 per cento del capitale dichiarato. Basta trovare una soluzione tra questi due poli per raggiungere due obiettivi: non beffare il contribuente onesto e consentire una emersione di capitali». In Svizzera la conseguenza di una dichiarazione di capitali nascosti potrebbe essere diversa? Si tratterebbe di dichiarare, in pratica, capitali detenuti in Svizzera, più che di far rientrare capitali dall’estero… «Le due cose sono presenti – ci risponde Marco Bernasconi – È vero che l’evasore svizzero ha capitali in Svizzera protetti dal segreto bancario, ma ha anche moltissimi capitali all’estero (in Lussemburgo n.d.r.). Il rientro di questi capitali farebbe sicuramente del bene alla piazza bancaria svizzera, sia in termini di maggiori utili, sia in termini occupazionali». Professor Bernasconi, è anche vero che in nome di una maggiore equità fiscale, delle critiche da sinistra ci sarebbero comunque… «Secondo me la sinistra non deve rimare uguale per tutta l’eternità. La sinistra è chiamata a risolvere, secondo i propri concetti, problemi di una determinata stagione. La società evolve. Non si può guardare all’amnistia fiscale da sinistra così come si guardava cinquant’anni fa. Su questi temi la risposta migliore la dà il governo Schroeder che salvaguarda l’equità proponendo un’aliquota adeguata. Non credo che i socialisti svizzeri possano considerare quelli tedeschi poco orientati a sinistra. Dobbiamo tenere presente che oggi l’amnistia fiscale è un provvedimento che viene votato anche dagli altri socialisti europei».

Pubblicato

Venerdì 24 Gennaio 2003

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 2 Dicembre 2021