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Il partito dei banchieri

di

Silvano De Pietro
Il caso Hildebrand sta facendo perdere terreno all'Udc, le cui sezioni cantonali registrano a centinaia le dimissioni di iscritti. Questo è quanto sostiene, citando fonti interne autorevoli, il settimanale "Sonntagszeitung" del 22 gennaio. A defezionare sarebbero molti di coloro che non condividono lo stile aggressivo del partito e ne hanno abbastanza delle sue campagne distruttive e poco trasparenti. Ma allora, perché i dirigenti dell'Udc hanno seguito ed avallato ciecamente l'attacco di Christoph Blocher ai vertici della Banca nazionale? A chi giova? Chi c'è dietro questa strategia?

Per tentare di capirlo, si può partire da una frase lasciata cadere da Christoph Blocher la sera delle dimissioni del presidente della Banca nazionale, Philipp Hildebrand: «Non abbiamo obiettivi così modesti». Una spacconata, o la spia di una reale strategia d'attacco? Il sospetto che ci sia dietro un preciso disegno politico non è nuovo, anche perché da quando il vicepresidente dell'Udc e (nuovamente) consigliere nazionale è stato buttato fuori dal Consiglio federale, i suoi attacchi ai vertici del potere in Svizzera si sono moltiplicati.
Qui non si tratta di assolvere dalle sue responsabilità Hildebrand o altri personaggi presi di mira dall'Udc. Basti ricordare che Blocher ha attaccato (a volte con successo): due procuratori generali della Confederazione, Valentin Roschacher ed Erwin Beyeler, il direttore generale della Ssr, Roger De Weck, e adesso, dopo Hildebrand, si fa il nome del presidente del consiglio di banca della Bns, Hansueli Raggenbass, e si dice che l'obiettivo successivo sarebbe la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf.
In qualche caso si può parlare di spirito vendicativo, di cui spesso danno prova i potenti (o coloro che si credono tali) in Svizzera come nel resto del mondo. Lo si può supporre nel caso degli attacchi a Roschacher ed a Widmer-Schlumpf, in parte anche a De Weck. Ma prendere di mira i vertici della Bns, senza farsi scrupolo di usare informazioni ottenute illegalmente, non può essere spiegato soltanto come reazione isterica al misero fallimento del tanto strombazzato arrembaggio dell'Udc al Consiglio degli Stati. Sembrerebbe invece che vi sia ben altro, al di là degli umori di un personaggio dal temperamento, diciamo, sanguigno.
È vero, l'attacco contro il presidente della Bns è arrivato alla fine di un anno di aspre critiche dell'Udc contro la politica monetaria della banca centrale e contro la persona di Hildebrand. Oggetto di tali critiche erano, oltre agli acquisti massicci di dollari e di euro per frenare la rivalutazione del franco, anche le remunerazioni eccessive e, soprattutto, la pressione esercitata da Hildebrand per far aumentare i fondi propri alle banche "troppo grandi per fallire". Insomma, abbastanza perché Blocher potesse assumere il ruolo di giustiziere.
Ma a ben guardare, più che la personalità cosmopolita di Philipp Hildebrand o il suo internazionalismo, è il ruolo stesso della Bns che dà fastidio all'Udc. Nell'ultima legislatura il gruppo di questo partito ha presentato almeno 35 atti parlamentari (interpellanze e postulati) relativi all'istituto di emissione, con richieste esplicite (mozione dello zurighese Hans Kaufmann) di limitare la capacità d'intervento della Bns sul mercato dei cambi.
Da che cosa sia motivata questa ostilità aperta nei confronti della Banca nazionale non si può dire con certezza. Per alcuni, come l'ex membro del consiglio di banca della Bns Jean-Pierre Ghelfi, quella dell'Udc è una «ricerca incessante di destabilizzare le istituzioni». Altri, riferendosi alla veste di moralizzatore indossata da Blocher, parlano di «campagna sistematica che dura da più di un anno», come l'ha definita il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, o di volontà di «avere l'ultima parola su tutto ciò che sfugge al controllo del popolo», come ritiene il politologo Oskar Mazzoleni.
Sta di fatto che nel discorso che Blocher tiene ogni anno in gennaio al tradizionale raduno dell'Udc zurighese all'Albisgüetli, questa volta non c'era traccia dei soliti temi della propaganda democentrista, quali la politica europea e la politica d'asilo. Nel mirino del "tribuno" zurighese c'erano solo la Bns e i media. Una conferma indiretta che adesso sotto tiro è la classe politique, come ama dire Blocher (come se lui non vi appartenesse…), nonché l'establishment rappresentato dai personaggi in posizioni importanti che l'Udc ha preso di mira.
Da che cosa è dettato questo comportamento? Desiderio di vendetta o volontà di destabilizzazione? C'è chi, come l'ex consigliere federale socialista Moritz Leuenberger, parla di semplice vendetta blocheriana. «Il moralismo – aggiunge – degenera talvolta in ipocrisia». Ma c'è anche chi, come il presidente del Ppd svizzero, Christophe Darbellay, non ha dubbi: qui si tratta di una «banda» che vuole «destabilizzare il sistema». L'ha detto all'ultima assemblea dei delegati del suo partito ad Einsiedeln. Per lui, inoltre, «sarà molto difficile collaborare con un partito che non rispetta i suoi avversari».
Accenti risentiti anche da parte del Plr, che non perdona all'Udc l'attacco mosso il 14 dicembre al consigliere federale Schneider-Ammann. E duro è anche il parere di Christian Levrat, presidente del Ps, quando dice che a indisporre sono «la strumentalizzazione della vicenda Hildebrand e la violenza inaudita dell'attacco contro la persona». E precisa: «Ecco perché abbiamo fatto bene a rifiutare all'Udc un secondo seggio in Consiglio federale». Per Levrat, tuttavia, non è il caso di creare un fronte per isolare questo partito: «È meglio considerare l'Udc per quello che è: un partito di destra diviso tra un polo conservatore e uno populista e protestatario». Come dire: aspettate e vedrete che i due poli si neutralizzeranno…

Finanza e politica, l'ex boss di Ubs Oswald Grübel ringrazia l'Udc

Il comportamento della piazza finanziaria zurighese rivela probabilmente molto di più sui retroscena del caso Hildebrand che qualsiasi altra considerazione. Diviso tra i rappresentanti del Plr, tradizionale alleato del settore, ed i finanzieri ed alti manager vicini all'Udc blocheriana, l'ambiente bancario ha preferito rimanere ai margini della polemica. Almeno pubblicamente. Alcune dichiarazioni, qualche comportamento, molti silenzi e certi orientamenti di fondo lasciano tuttavia capire che dietro le quinte si svolge una dura partita, la cui posta in gioco è costituita da interessi colossali.
A dire qualcosa, ed esporsi in qualche modo in prima persona, è stato Gerold Bührer, membro del consiglio di banca della Bns e presidente di Economiesuisse. Al di là delle scontate considerazioni di circostanza (le dimissioni di Hildebrand «erano inevitabili»), Bührer è parso molto preoccupato per l'indipendenza della Bns e ha affermato che Economiesuisse ostacolerà «con tutte le forze» le proposte parlamentari che tendono a limitare l'autonomia dell'istituto di emissione. Come Bührer, anche Hans-Peter Portmann, presidente dell'Associazione zurighese delle banche, ha ritenuto opportuno esprimersi, in particolare condannando come «inaccettabile» il fatto che in Svizzera una personalità al più alto livello di responsabilità possa essere spinta fuori scena «soltanto in base ad una campagna politica». Più giusto sarebbe in questi casi, sempre secondo il banchiere zurighese, aspettare il parere di una commissione indipendente.
Sull'altro versante, quello, cioè, che sotto sotto ha approvato e forse ha spinto Blocher a muoversi contro la Bns, ci sono quegli ambienti di top manager, imprenditori e finanzieri che s'incontrano nell'esclusivo "Club zum Rennweg", i quali manifestano un'aperta sfiducia sul ruolo regolatore dello Stato nell'economia e sono quindi ostili all'idea di rafforzare i poteri della Bns. Tra questi "amici di Blocher" ci sono sicuramente personaggi come Thomas Matter, direttore della Neue Helvetische Bank, o come Oswald Grübel, l'ex presidente della direzione generale dell'Ubs che Blocher ha invitato a tenere il discorso di ospite principale al raduno dell'Albisgüetli. E Grübel non ha deluso le attese, ricordando che sempre all'Ubs si sapeva di poter contare sull'Udc. Il che suona come un ringraziamento a Blocher e all'Udc per aver fatto il lavoro sporco nel siluramento di Hildebrand. D'altronde tutti sanno che tra Grübel e Hildebrand c'erano stati forti disaccordi durante la trattativa sulle regole da imporre alle banche "troppo grandi per fallire". Ed oggi non manca chi malignamente parla di Schadenfreude nell'Ubs dopo che Hildebrand è stato costretto a partire.
In mezzo ai due schieramenti c'è l'Associazione Svizzera dei Banchieri, che si è mostrata significativamente tiepida sul caso Hildebrand, pubblicando in ritardo (il 9 gennaio, tre giorni dopo le dimissioni del presidente della Bns) uno scarno comunicato dal contenuto neutro e scontato.   


Pubblicato

Venerdì 27 Gennaio 2012

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