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Il paradiso dei ricchi

di

Giuseppe Dunghi

Come mai Sciopero Generale da noi si scrive con la maiuscola? Perché è come la Guerra del Sonderbund: si fa una volta e poi non si fa più.
Dibattito alla Rsi la settimana scorsa sugli accordi fiscali favorevoli ai ricchi stranieri residenti in Svizzera, la cosiddetta imposizione forfettaria. La partecipante favorevole all’abolizione di tali accordi – che costituiscono un’evidente ingiustizia nei confronti dei contribuenti normali – afferma che sono (o dovrebbero essere) altri i motivi per cui diverse persone facoltose scelgono di abitare in questo paese: la bellezza del paesaggio, l’efficienza dei servizi pubblici, la certezza del diritto, un buon tenore di vita che genera sicurezza eccetera. Molto bello. Poi, chissà perché, le scappa detto “...e l’assenza di scioperi generalizzati”.


Intervista a un bravo giardiniere-fiorista in un’altra trasmissione Rsi della stessa settimana. È un uomo che ama il suo lavoro, sa che i fiori accompagnano i momenti più importanti della vita, ha piacere nel consigliare i clienti, gli domandano come mai lascia esposti i vasi anche di notte all’esterno del negozio, risponde che chi ruba un vaso di fiori è per forza qualcuno che li apprezza, in fondo una persona gentile. Parla del colore di ciclamini, delle specie di conifere che danno i migliori alberi di Natale, di garofani, rose, tulipani, orchidee, tutti fiori che da noi ormai non si coltivano più per il commercio, ma vengono importati dalla Riviera ligure, dall’Olanda e dalla Thailandia. Costerebbero troppo se venissero coltivati in Svizzera, siamo troppo cari.


Siamo troppo cari e non facciamo scioperi generalizzati. Che relazione c’è mai fra queste due cose? Una relazione stretta: siamo troppo cari perché non facciamo scioperi generalizzati. In cambio di stipendi alti abbiamo rinunciato ai diritti del lavoro, pensando che fosse uno scambio vantaggioso. Invece era un imbroglio, come il gioco delle tre carte in cui il giocatore non riesce mai a indovinare la carta vincente. Ora sta arrivando il momento della verità, la produzione fugge dalla Svizzera, come del resto da tutta l’Europa, in cerca di stipendi bassi, e le file dei disoccupati fanno ridimensionare lo stipendio di chi il lavoro per ora ce l’ha. Lo ha detto in maniera brutale ma probabilmente in buona fede una giornalista di Teleticino rivolgendosi a un sindacalista, sempre la settimana scorsa: “Come fa un piccolo imprenditore a pagare un salario di 4.000 franchi ai suoi dipendenti?” Si sarebbe potuto risponderle in modo altrettanto brutale: se non ce la fa, potrebbe smettere di fare il piccolo imprenditore.

 

Ma il problema è più grande. Ci hanno concesso stipendi alti fino a quando è esistito quel muro di cui in questi giorni si celebra l’anniversario dell’abbattimento. Prima occorreva dimostrare che la cosiddetta liberaldemocrazia è capace di garantire ai popoli che la accettano benessere, libertà, salute, mobilità, calze di nylon e automobili più performanti delle Trabant. Ora che l’antagonista è stato eliminato, il capitalismo non ha più bisogno di tenere in piedi lo spettacolo, costa troppo, e mostra la sua vera natura: paradiso per i ricchi, valle di lacrime per i poveri.

Pubblicato

Domenica 23 Novembre 2014

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