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Il nuovo papa, “Submission” e i panini della Swiss

di

Cristina Foglia
Meno male che Swiss ha deciso di distribuire di nuovo bibite e panini ai passeggeri in classe economica! Era una cosa che non mi faceva dormire, questa del viaggio senza neppure qualcosa da mangiare, “a gratis”. Volete mettere un’ora e mezzo di volo e nemmeno la consolazione di un pane di caucciù con dentro una fetta di formaggio olandese di plastica? E poi si lamentano che nessuno vola più con loro. Deve essere che negli ultimi tempi hanno assunto qualche mente brillante, scovata in qualche think- tank (si chiamano così, “serbatoi del pensiero”) quelli che avrebbero fatto vincere le elezioni a Bush e che ora risolleveranno le sorti della ex nostra compagnia di orgoglio nazionale. Ci voleva. La notizia ha fatto il giro della stampa, radio e tiggì. Abbiamo visto sorridenti hostess alle prese con i pacchetti della Nestlé con dentro il prezioso contributo di sussistenza per i passeggeri. “Survival kit” potevano chiamarlo. Non tanto per i passeggeri quanto per la stessa Swiss, ridottasi puntare sullo spuntino (scusate il gioco di parole) per rialzare le ali. E, potenza dei media! la notizia, di per sé miserrima, è diventata da titolo. Ha ragione il neo-papa Ratzinger Benedetto XVI: benedetti siano i media. Una mente fine come la sua non poteva non capire al volo che bisogna tenerseli buoni. Mai come in queste settimane la chiesa cattolica ha avuto miglior battage. L’onore della prima pagina, giorno dopo giorno, in tutto il mondo e non solo quello occidentale. Prima il cordoglio per il papa morente, e poi il lutto, fra applausi e volti affranti. Un lutto passato come planetario, universale. Poi la pompa dell’annuncio del nuovo pontefice. Mai messaggio promozionale è stato tanto martellante: “La chiesa siamo noi, la Verità è la nostra, gli altri non esistono”. Sfarzo, potenza, palazzi, affreschi, piazze e statue: tutto il barocco romano (tu quoque Borromini!) a cantare la gloria della chiesa di Pietro e la sua egemonia. Quasi tutte le reti televisive a trasmettere la prima messa del nuovo papa. Qualche piccola voce critica si è levata, ma è stata soffocata dal garrire dei broccati rosso- fuoco degli abiti cardinalizi che svolazzavano al vento, dalle immagini della folla in Piazza San Pietro, dal bianco abbagliante della tonaca pontificia. Ma sarà davvero sano, in un momento tanto delicato per gli equilibri del potere religioso nel mondo, questo dispiegamento mediatico? E tutto il tam-tam dietro al film del povero Theo Van Gogh? Magari i musulmani non gli stavano simpatici, ma l’ha pagata cara la sua antipatia. Sarà contento di aver mobilitato uno stuolo di leghisti cui non gliene è mai impipato un fico né di film né di festival finché un gruppetto sparuto di parlamentari ticinesi ha “raccomandato” la proiezione in Piazza grande del suo film, in nome della libertà di espressione? E farà bene questa bella storia al dialogo fra le culture? Uf! che domande difficili! Meglio la Swiss, che adesso ci danno i panini “a gratis”.

Pubblicato

Venerdì 29 Aprile 2005

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