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Il movimento al bivio

di

Generoso Chiaradonna
Il vertice del G8 di Evian e il contro-vertice di Ginevra, Losanna e Annemasse sono passati di nuovo sotto silenzio. A catalizzare l’opinione pubblica e a far parlare degli anti-G8 ci hanno pensato, ancora una volta, poche decine di black bloc con le loro bravate. E prima ancora ci hanno pensato le polemiche sulla sicurezza: poliziotti tedeschi sì, poliziotti tedeschi no. Un dibattito che non ha rasserenato sicuramente gli animi. Ma torniamo ai casseur. Questi giovani, anzi giovanissimi contestatori, prevalentemente sbandati che non si perdono un vertice dei ministri europei, una riunione dei delegati dell’Organizzazione mondiale del commercio, un G8, ecc… sono riusciti, chissà quanto consapevolmente, nell’intento di distogliere l’attenzione mediatica dai veri eventi: la riunione dei capi di Stato e di governo, questa volta allargata eccezionalmente anche a 5 paesi africani e ad altri paesi emergenti. Sotto silenzio anche le riunioni e manifestazioni organizzate dai movimenti contrari alla globalizzazione riuniti nel Forum sociale del Lemano. Nemmeno il corteo pacifico dei 100 mila di domenica ha attirato l’attenzione mediatica: solo le gesta dei ragazzi vestiti di nero che tra l’altro non sono mossi da ideologie particolari. Potrebbero essere di destra, di sinistra, non importa. L’unica cosa che li accomuna è la rabbia contro tutto e tutti. Di queste frange, secondo alcuni noti esponenti del movimento italiano no-global, come don Vitaliano della Sala, bisogna tenerne conto, non perché si condivide la violenza ma per non emarginarli ulteriormente. Per altri gettano ombre su tutto il “movimento”. È vero che i contestatori violenti si sono materializzati, almeno sulla scena mediatica, per la prima volta a Seattle. In quel momento però qualcosa di importante stava nascendo e come si diceva una volta c’è stata una presa di coscienza. Da allora il “movimento” è cresciuto, si è organizzato e dalla contestazione (non violenta) pura e semplice è passato a una fase propositiva. Sono nati il Forum sociale mondiale di Porto Alegre e tutte le sue emanazioni locali. Il Forum sociale europeo di Firenze dello scorso anno è, forse, l’esempio più lampante di cosa sia in grado di generare il dibattito e la discussione. I casseur di Ginevra riportano la percezione del movimento nell’opinione pubblica a prima di Firenze. In questo non sono anti-sistema, ma funzionali allo stesso. Paradossalmente suggeriscono la strada da seguire agli “altromondisti”: basta con i riti delle manifestazioni nelle stesse località dei vertici istituzionali. La globalizzazione la si può combattere con la forza delle idee. Gli spazi per farlo ci sono e sono tutti del “movimento”.

Pubblicato

Venerdì 6 Giugno 2003

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