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Il mondo alla rovescia

di

Claudio Origoni
«La globalizzazione è un paesaggio ipotetico fondato su un’idea: dare al denaro il terreno di gioco più ampio possibile.» Così scrive Alessandro Baricco in Next (Feltrinelli 2002). Baricco è uno scrittore, non è un economista: non so se la definizione sia plausibile. E d’altra parte, esiste una definizione unanimemente condivisa del termine “globalizzazione”? Il fatto è che gli effetti di queste scorribande giocose del denaro (si fa per dire) li vediamo tutti. Tutti i giorni. E questo basti. Il mondo è diventato un’impresa. La vita quotidiana è una lotta continua (mi si passi l’espressione) contro l’aumento dei costi. Che sono in progressione costante quanto i fallimenti, le tariffe in generale, il disagio psichico e la disoccupazione. (Arriva al 70 per cento perfino il tasso di ermafroditismo dei coregoni del lago di Thun!) Tutto si è invertito: o si sta invertendo. Ogni tanto mi pare di vivere in un mondo alla rovescia. Tu guarda il Berlusconi. Gli ricrescono i capelli, gli si attenuano le rughe, gli si sgonfiano le borse. Più invecchia e più ringiovanisce. (Natura facit saltus?) Come si può vivere alla leggera in un mondo siffatto? E chi li capisce più i politici? Sono contro le staminali e poi consentono (si consentono, pardon) ogni genere di esperimenti. Certo, se stiamo all’Italia, sarebbe facile la battuta. Che cosa volete che offra un Paese che chiama a mettere ordine in Parlamento un Casini e a reggere lo stato in seconda un altro che di nome fa Pera? (Se non è vendere fumo questo, poco ci manca, dice ammiccando il comico.) Eppure è una semplificazione. Ma torniamo alla nostra di realtà. Siamo forse messi meglio? Scompaiono le cattedre di letteratura italiana al di là delle Alpi senza che nessuno ti dia una mano – dov’è andato a finire il federalismo? – , e non parliamo di mani, per carità di patria… La realtà è che siamo agiti dalla fretta, dall’ansia, dalla ricerca frenetica del profitto, senza che aumenti l’indignazione! La società è piena di spacciatori d’ansia che pensano, con il loro agire, di combattere l’invecchiamento e la decadenza. Anziché la fretta ci vorrebbe una diversa lucidità di pensiero. Per combattere la decadenza non basta la lotta ai radicali liberi. (Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è assolutamente involontario!) Per combattere la decadenza ci vorrebbe un pensiero meno debole e una sana alimentazione (l’influenza dell’alimentazione sulla salute è enorme). D’altronde, se l’uomo è sempre ciò che mangia, così dicevano i positivisti, oltre ai complimenti allo chef (come sostiene amaro Altan), servirebbe l’attenzione e la determinazione dei commensali. Il corpo sociale non è l’intestino, perbacco! In altre parole non si può risolvere l’ingorgo invocando e procurando un tranquillo transito intestinale, come sostiene la sorridente casalinga della spot di “Activia”. Per occuparsi bene degli altri bisogna ricominciare a occuparsi bene di sé stessi: fuori, dentro e magari proprio là, appena sotto i bulbi piliferi.

Pubblicato

Venerdì 25 Febbraio 2005

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