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Il moderno con occhi del passato

di

Cristina Foglia
Che impressioni avrebbe un viaggiatore dell'ottocento (ma anche solo di una cinquantina d'anni fa) magari proveniente da un paese lontano, che volesse farsi un'idea di come si vive e si lavora oggi dalle nostre parti?
Scende dalla diligenza, mettiamo nei pressi di Rivera, e si guarda intorno.
Nelle campagne non c'è anima viva, però lungo le strade, larghe e molto diritte, dove carrozze di metallo senza cavalli corrono all'impazzata i cespugli sono in fiore e potati di fresco. Riconosce subito i filari di vite e si rallegra di trovarsi una terra civilizzata. Qua e là sorgono costruzioni dal tetto ampio come enormi fattorie ma quasi senza finestre, da cui non proviene nessun rumore; non ci sono ciminiere né comignoli. Si avvicina e cauto lancia un'occhiata all'interno da una sorta di pertugio, alzandosi sulla punta dei piedi. Guarda, ma non capisce quello che vede. Cosa fa tutta quella gente con gli occhi dentro un… come definirlo? Un coso che sembra un quadro ecco! Stanno seduti quasi immobili, muti, lo sguardo fisso e un'espressione fra il preoccupato e il perso… Sono forse dei malati? «Che sia finito in un ospedale per matti? E cosa combina quel tizio che sta togliendo un liquido scuro da una colonna con dei puntini luminosi? Ha infilato una sottile tavoletta dentro una fessura e adesso da un cannello sgorga un liquido nero… Che schifo, cosa fa? La beve? Meglio darsela a gambe, questo luogo fa paura.»
Ecco una costruzione più piccola con un'insegna gialla. Sono appena entrate delle persone. «Possibile? Matti anche qui? Una donna, l'ho vista bene, parlava da sola. E gesticolava pure come se avesse qualcuno davanti ad ascoltarla. Vediamo un po'... oh! Tanti sportelli. Ma anche qui, altri uomini e donne che guardano dentro quella specie di quadro dove si muovono delle cose… numeri, immagini, non riesco a vedere bene. Picchiettano con le dita su una tavoletta…mah. Una donna, quella che prima parlava da sola, adesso si è calmata e allunga all'inserviente un plico. Ma certo, lo riconosco! È una lettera, e quello che  sta ricevendo è un francobollo! Meno male che si comincia a capire qualcosa. Oddio, eccone un altro con quelle dannate tavolette sottili che si avvicina a un buco nella parete…che diavoleria ne uscirà fuori? Anche lui guarda dentro un quadro… ma cos'è questa mania, non siamo mica alla lanterna magica! Ecco ecco, si apre una fessura… perbacco: soldi! Questa sì che è bella. Quasi quasi gli chiedo di prendere qualche banconota anche per me. Troppo tardi. È già salito nella sua carrozza e sta guardando dentro una specie di accendisigari che si è tolto dalla tasca. Non ci posso credere! Anche lì un quadretto luminoso, ma sì, con la figura di un bambino che sorride. Ha schiacciato l'acciarino e adesso cosa fa? Ci parla dentro e la voce del bambino la posso sentire anch'io. Dice : «Ciao Papi. Dai, vieni a casa a guardare la tele che c'è la mamma dal Matteo Pelli». La tele? Il Matteo Pelli? Cosa ne sarà della mamma? Povera donna!

Pubblicato

Venerdì 30 Marzo 2007

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